Anche il mare ha la febbre - intervista a Giorgia Monti

23 di Maggio, 2021 - Attività subacquee - Commento -

a cura di Claudio Sisto, fotografie di Greenpeace e Lorenzo Moscia

Giorgia Monti, la subacquea di Greenpeace

Chi è Giorgia Monti?

Giorgia monti è una persona che ama il mare ed è cresciuta vicino al mare.

Mio papà è di Ischia, pur vivendo la maggior parte del tempo a Milano (le origini chiamano) e quando ero piccolina passavo almeno tre mesi l’anno al mare, e mio padre mi portava sempre con se a nuotare con la maschera e le pinne.

Erano gli anni 70-80 ed il mare intorno all’isola d’Ischia, era diverso da oggi. Praterie di posidonie enormi, numerose pinne nobili, stelle marine e tanta biodiversità che mi fece innamorare del mare.

Le mie esperienze scientifiche mi hanno sempre portato ad amare il mare, sono una veterinaria specializzata nei mammiferi marini.

Ho lasciato il mondo della ricerca per approdare in Greenpeace e fare qualcosa per proteggere il mare che tanto amo. Insomma sono una persona infatuata così tanto dal mare che voglio essere partecipe alla sua salvaguardia in modo attivo. 



Giorgia, cosa sta accadendo al mar Mediterraneo? Ovvero, ti immergi sin da quando eri bambina, avrai notato dei cambiamenti sott’acqua rispetto agli anni passati?

Se da bambina ho un ricordo del mare, tornata da adulta ho cominciato a valutare un cambiamento radicale in pochi anni.

La quasi completa sparizione dei cavallucci marini, la rarità anomala nell’incontrare il polpo giovane, una diminuzione drastica di pesci e soprattutto se prima trovavi vita già nei primi due metri dalla costa, ora bisogna nuotare parecchio fuori per incominciare a vedere qualcosa.

Poi ovviamente da quando collaboro con Greenpeace da professionista e quindi potendo vedere il mare da sopra a sotto in modo continuativo, ho cominciato a prendere coscienza sulla verità che racconta la situazione del mar Mediterraneo. Un impoverimento drastico di biodiversità, e non lo dico io ma lo dicono gli scienziati ricercatori, che purtroppo stiamo assistendo ad un cambiamento irreversibile.

Un cambiamento irreversibile dovuto da parecchi fattori, il primo è stato il non aver avuto la prontezza di proteggere il mare e cercare di rallentare se non bloccare l’antropizzazione già massiccia in tempi non sospetti, poi la pesca eccessiva, lo sviluppo costiero e dei porti, l’inquinamento dei fiumi che inesorabilmente arrivano in mare, gli sversamenti… problemi che sono noti da anni ed anni , ma azioni di contenimento assenti.

Negli ultimi 20 anni la pressione sulle coste è aumentata in modo incredibile, senza rendersi conto che il Mediterraneo è un mare chiuso e che comunque il cambiamento climatico si va ad assommare alle criticità elencate.

Già otto anni fa per esempio arrivavano notizie terribili da colleghi e Scienziati che stavano osservando la morte della barriera corallina Australiana.

La comunità scientifica internazionale lanciava l’allarme sui danni all’ambiente marino che prevedevano degli interventi radicali nell’immediato.

Grazie all’informazione digitalizzata tutti sanno cosa accade alle barriere coralline, sanno che stanno scomparendo a ritmi mostruosi, ma rimane sempre un informazione che sembra lontana da noi, trattandosi di barriere tropicali distantissime dal nostro mediterraneo.

Il mio ruolo sociale attraverso Greenpeace è quello di sensibilizzare le persone iniziando a far sapere che quello che avviene nei mari lontani sta accadendo anche qui da noi, ovviamente in forme diverse, toccando organismi diversi rischiando di farci perdere il nostro paradiso subacqueo.




Quindi hai una visione certa di un cambiamento climatico evidente anche qui nel Mediterraneo?

Certo, il cambiamento climatico ormai è evidentissimo anche nel nostro mare e noi come Greenpeace abbiamo la necessità di informare tutte le persone che vivono intorno a questo splendido paradiso acquatico.


I rapporti tra la comunità scientifica ed i governi? Hanno in mente di collaborare per salvare il salvabile?

Il progetto mare caldo è la risposta alla tua domanda. La ricerca esiste cosi come l’evidenza del riscaldamento del mare, oltre ovviamente all’inquinamento, il pubblico è informato e noi come Greenpeace vogliamo proteggere, stimolare e mettere in atto un meccanismo virtuoso di unione tra tutti i protagonisti che possono portare ad un miglioramento della situazione.

Quello che dicevamo sul cambiamento climatico negli anni 80 lo dicevamo non perché eravamo dei folli complottisti , ma lo abbiamo detto perché avevamo dei dati in mano grazie agli scienziati dell’epoca che già avevano intuito un disastro imminente se non si fosse fatto qualcosa.

Ma essendo una ricerca di nicchia nessuno voleva ascoltare, ma oggi siamo per fortuna in un'altra era dove le notizie viaggiano più veloci ed in strumenti alla portata di tutti e tutte.

La scienza è importante per studiare i processi… il progetto Mare Caldo di Greenpeace, oltre a raccogliere dati puntuali in alcune località , messe a confronto anche con altre realtà che studiano il fenomeno del riscaldamento, in diverse latitudini, in modo da creare una rete costante e sempre aggiornata in vari punti nel mondo.

Dove le temperature salgono in modo uniforme ma creano impatti diversi a seconda della biodiversità delle varie zone marine.

Sarebbe bello che la scienza oltre a studiare e capire i fenomeni, fornendo informazioni utili alla comunità mondiale, diventi anche stimolo ricettivo dei Politics Maker creando delle sinergie dando linee guida a chi poi deve prendere delle decisioni.

Ad esempio noi come Greenpeace attraverso il progetto Mare Caldo lavoriamo in piena sinergia con le aree marine protette.

Serve una spinta sociale da parte della società civile affinché chi governa dovrebbe trovare stimolo di miglioramento e conservazione proprio dalle risultanze degli studi fatti dalla comunità scientifica e dalle varie realtà associative che lavorano appunto nella raccolta di dati del Mediterraneo.




Come intende procedere Greenpeace con le sue campagne divulgative ed informative, con i Governi dei paesi dove opera?

Come ha sempre fatto fino ad oggi, ovvero distaccati da tutto ciò che è partitico, senza nessun legame economico o di altra natura che prevede patti elettorali, difatti non ci troverete mai sotto forma di partiti o movimenti presenti alle elezioni in nessuno stato dove abbiamo le nostre sedi.

Siamo indipendenti e lo vogliamo rimanere, per avere anche l’autonomia di poter dire le cose come stanno.

Non vogliamo neanche far parte di un comitato fisso del governo, ma piuttosto essere consultati da chi governa e gestisce le risorse mondiali.



Giorgia un po' di numeri sul Mediterraneo?

Le temperature sono aumentate in modo costante e significativo, con un aumento di 1,7 gradi celsius, che sommato su altri studi portati avanti in questi ultimi cinquanta anni hanno portato a misurare un innalzamento della temperatura di 2 gradi complessivi, e stiamo parlando di temperature superficiali.

Noi come Greenpeace stiamo studiando le variazioni di temperatura anche in profondità, per avere un idea totale di cosa sta accadendo nel Mediterraneo, tenendo conto che è un mare chiuso e con un ricambio molto lento delle sue acquee.

Il mare in profondità ha delle temperature stabili che normalmente non hanno contaminazioni con la temperatura di superficie in condizioni di normalità, ma ora appunto con questi aumenti di temperatura in superficie si teme aumenti anche in profondità con conseguenze disastrose per tutti gli ecosistemi.

Un vero e proprio shock termico per le popolazioni sensibili agli sbalzi consistenti di temperatura.

Ora attraverso i sensori che abbiamo posizionato nelle profondità, avremmo dei dati certi per poter stilare una media e verificare in che modo sta aumentando la temperatura in profondità fino a 40 metri



Cosa potrebbe accadere con l’aumento della temperatura nel mar Mediterraneo?

I ricercatori ci fanno notare che stiamo assistendo ad un vero e proprio cambio di specie ed in alcune località è ormai irreversibile. Nelle fasce batimetriche più superficiali le popolazioni sono cambiate già.

Resistono ed invadono gli spazi di altre creature , quelle che resistono alle alte temperatura, sostituendosi di fatto a quelle che invece essendo molto delicate, spariscono in poco tempo. Li poi dove dominano poche specie, se colpite da questi cambi di temperatura, la sostituzione tra biodiversità è più rapido.

Si deve cominciare a tutelare in modo fattivo, creando più aree marine protette, anche da impatti dovuti dall’antropizzazione. Rendendoli più eterogenei e quindi più resistenti all’aumento delle temperature.

Un esempio è la massiccia presenza di vermocane,  per esempio in Sicilia, al Plemmirio ,che fino a qualche anno fa era quasi un trofeo fotografico, perché raro e quindi trovarlo e poterlo fissare su una fotografia dava una certa soddisfazione. Oggi purtroppo si assiste ad un sovrappopolamento di questo anellide proprio grazie all’aumento della temperatura dell’acqua.


Insomma una costruttiva chiacchierata con Giorgia Monti, attivista e subacquea di Greenpeace, dove alla fine dell’intervista ci siamo fatti confrontati con uno scambio di idee sulla pesca professionale ed abbiamo trovato una comunione di idee, che i segnali di un peggioramento dello stato di salute del mar mediterraneo erano da tempo evidenti, ed anche sulla pesca professionale non si è voluto far nulla.

Si doveva pescare in modo diverso, diminuire l’intensità della pesca, valorizzare il prodotto ed essere più forti e vincolanti con la pesca illegale. Avremmo dato senz’altro al mare un modo di reazione diverso. Ci sono pescatori che lavorano in modalità sostenibile, rispettando i ritmi del mare, e rispettando i fermi biologici, ma purtroppo prevale il mercato che non valorizza ma capitalizza in quantità, ed ora stiamo assistendo a queste scelleratezze, con la desertificazione dei mari. 

E’ chiaro ormai che bisogna intervenire in modo efficace ed immediato, passando soprattutto sull’informazione capillare e costante attraverso tutti i canali educativi e socio-culturali, affinché anche le generazioni future sappiano che il Mare era e deve rimanere risorsa di vita e non pozzo senza un fondo.


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