Aralù

18 di Ottobre, 2021 - Subacquea - Commento -

Massimiliano De Cristofaro

Quando l’immersione diventa rischiosa? Attenzione all’arroganza. 

Sempre! 

Non c’è una quota.

L’immersione è sempre complessa, è sempre rischiosa. 

Dall’inizio alla fine e come sappiamo, anche qualche ora dopo la fine. 

Non servono i - 100 metri per farsi male o per farsi lasciare dentro il segno indelebile di un trauma difficilmente superabile nel tempo.

L’acqua è vita, ma l’acqua è anche morte. 

Tutto ciò che è può non essere, una medaglia ha sempre due facce. 

Per godere della prima faccia, dobbiamo conoscere la seconda e rispettarla perché per intenderci, nel quotidiano lancio della monetina non capita sempre la faccia che volevamo. 

E il lancio della monetina è ogni azione “limite” che facciamo durante la nostra giornata. 

Tre malfunzionamenti tecnici a soli - 7 metri, se vogliamo banali, hanno portato alla morte una ragazza in acqua dolce nel lago di Bracciano nei primi anni ‘90. 

Un solo “pensiero” -del tutto irreale- a momenti mi uccide a - 97 metri! 

Il minimo e il massimo, la prima faccia e la seconda faccia, testa o croce. 

Diciamo che portare la “croce” sott’acqua non è una bella esperienza, quindi, quando decidiamo di respirare sott’acqua, cerchiamo sempre di capire che non abbiamo le branchie ma che solo la nostra attrezzatura ce lo consente. 

E la nostra attrezzatura, il nostro equipaggiamento salva vita non dovrà mai essere sperimentale, quanto invece perfettamente testato ed efficiente. 

Ancora ricordo le mie discese con la famosa Aralù, ricordo la frase goliardica “Aralù, la provi una volta non la provi più!”. 

Questo perché era una bombola sperimentale con una riserva d’aria meccanica facilmente attivabile all’insaputa del subacqueo, al quale, una volta necessaria la riserva, nel tirare la levetta constatava solo che l’aria di riserva era già finita … ah, queste bombole, l’aria finisce sempre troppo presto. 

Ed ecco l’incidente, senza il quartino per risalire, o si avevano i nervi saldi o si finiva sdraiati in ricompressione terapeutica! 

So anche di una ricompressione terapeutica in acqua eseguita nei primi anni ‘90 a - 80 metri da un ex militare il quale, per salvare la vita ad un suo compagno d’immersione, in una situazione complessa e lontani ad eventuali soccorsi, da - 40 metri lo ha portato a - 80 (o forse era - 70 non ricordo bene) per ricomprimerlo e salvargli cosi la vita. 

Ricordo che fecero la spola con motoscafi per portare bombole su bombole ai due per poi calarle in profondità affinché questo soccorso estremo avesse la meglio sull’incidente, così come andò, ma non oso pensare cosa sarebbe successo con un esito negativo. 

Eppure l’incidente, a quanto pare, accadde ad una quota ritenuta “facile” e ancora dentro la curva di sicurezza, come ad esempio la controversa vicenda di ricarica legata alla tragedia di San Lorenzo alle isole Formiche del 2014 dove tre sub trovarono la morte. 

Ma in agguato c’è anche l’incidente di superfice, ad esempio, mentre si carica una bombola. 

Chi di voi ricorda la terribile esplosione del compressore di ricarica bombole subacquee avvenuta in Sardegna nel 2019? 

Oltre al danno in questo caso la beffa, l’esplosione del compressore, incidente se vogliamo comunque legato alla subacquee e lesioni riportate da gravi “ustioni” per l’incendio sviluppatosi nell’area interessata. 

Ma c’è di peggio, perché a Palermo nel 2018, un subacqueo armeggiava con un martelletto sulla valvola della bombola da 9 litri caricata a 200 Bar. 

La valvola ha ceduto ed ha colpito in pieno il tecnico della “manutenzione” bombole, uccidendolo sul colpo. 

Che dire … Il paradosso della vita e della morte. 

Non mi voglio allargare troppo sulle trappole delle grotte in immersione, perché questo momento magico lo descriverò in altri articoli, certo è che se un istruttore di 50 anni porta un sub di 70 in grotta, probabilmente alza il livello di rischio e di risposta del fisico. 

È vero che oggi a 50 anni si è trentenni, ma questo è un altro discorso. 

Ho provato personalmente l’ebrezza del no limit e dell’avventura sregolata, ma ero consapevole del rischio e l’ho accettato, ciò che non tollero è l’incidente cercato e il conseguente tentativo di una posizione indifendibile. 

Immersione ricreativa fa rima con non impegnativa, in ogni nostro gesto, quindi, poniamoci al servizio della vita, affinché la nostra esistenza sia un esempio di comportamento utile nel sociale. 

E la subacquea lo è. 

Si muore a causa di incidenti terribili e per concause impossibili da valutare quando subentra la routine, e si muore a causa d’imperizia e d’arroganza. 

Punto! 

Garantendo a noi stessi una buona immersione, garantiamo a noi stessi un grande piacere duraturo nel tempo! Buon tuffo pazzo a tutti, ma sempre con la testa sulle spalle e mi raccomando, valvole degli erogatori aperte ...


foto di Redazione 

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