Archeologia subacquea a Matera grazie a Giuliana la balenottera azzurra

16 di Settembre, 2021 - Archeologia - Commento -

                                                  Immagine 1 Disegno di Alberto Gennari

Magda Vono 16/09/2021

Si potrebbe pensare che parlare di archeologia subacquea dove non c’è il mare sia impossibile, invece non è affatto così! 

Giuliana è stata ritrovata vicino Matera grazie a varie campagne di scavo tra il 2006 e il 2008 da una equipe di ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra, Universita` di Pisa, guidata dal Paleontologo Giovanni Bianucci. 

Ma chi era Giuliana? La sua scoperta è stata importantissima perché si tratta dell’esemplare più grande di balenottera azzurra vissuta nel Pleistocene, si tratta del più grande animale fossile fi ora scoperto. 

Infatti in un articolo pubblicato sulla rivista Biology Letters della Royal Society di Londra il Prof. Bianucci descrive Giuliana come il più grande animale fossile mai ritrovato grazie ai 26 metri di lunghezza! 

Gli studi hanno permesso di ipotizzare che Giuliana pesasse in vita circa 130 e le 150 tonnellate, per intenderci si ipotizza il peso di 100 tonnellate per gli esemplari più grandi dei dinosauri. 

Giuliana deve il suo nome al luogo di ritrovamento, è stata scoperta sulle sponde del Lago San Giuliano a pochi km di distanza da Matera. 

Ritrovata proprio nel 2006 per caso da un agricoltore, sulle sponde della diga di San Giuliano, a pochi chilometri da Matera, la balena è stata oggetto di un lungo e complesso intervento di recupero, ostacolato dall’innalzamento del livello delle acque nel bacino artificiale. 

Immagine 2: Renato Sartini

L’ultimo frammento del fossile è stato recuperato nel 2013; da allora i resti sono stati collocati in casse, in attesa del restauro e della contestuale musealizzazione, e posti nei giardini del Museo Archeologico Nazionale "Domenico Ridola" di Matera. 

 Ma come è stato possibile il suo ritrovamento in un luogo attualmente lontano dal mare? 

Un milione e mezzo di anni fa il Mediterraneo era considerevolmente più ampio in quanto l'Italia era per gran parte sommersa e le vette dell'Appennino emergevano come un arcipelago, in modo analogo a quello che vediamo oggi lungo la costa della Dalmazia. 

In pratica in corrispondenza dell’attuale zona di Matera, durante il Pleistocene, l’area corrispondeva ad un fondale marino a circa 400 metri di profondità e faceva parte della Fossa bradanica che arrivava fino al Golfo di Taranto. 

Successivamente all’emersione della zona è emersa anche Giuliana. 

Nel 2007 fu rinvenuta la bulla timpanica, una parte dell'orecchio interno che nei cetacei serve ad amplificare i suoni. Grazie alla comparazione di questo particolare osso con altri di fossili ritrovati in Perù gli studiosi hanno potuto calcolare le dimensioni del cranio. Grazie ad altri dati acquisisti durante le campagne di scavo (per esempio una costola lunga 3 metri), è stato possibile calcolare le dimensioni di Giuliana: 26 metri di lunghezza per 130 tonnellate di peso. 

immagine 3: Ricostruzione Prof. Bianucci

Questi dati si sono rilevati fondamentali per lo studio dell’evoluzione e l'origine delle balene, specie che si può far risalire a più di dieci milioni di anni fa. 

Questa fortunata evoluzione potrebbe essere spiegata in due modi: in primo luogo le loro dimensioni avrebbero messo al riparo le balene dagli attacchi dei gradi predatori del mare, come i leviatani o gli squali giganti. 

In secondo luogo le grandi dimensioni sarebbero state utili per consentire di affrontare agevolmente il viaggio tra le acque fredde e ricche di nutrienti dei poli a quelle tropicali dove avviene la riproduzione. 

L’evoluzione di questi cetacei è stato bruscamente danneggiato durante la metà dell'Ottocento fino agli anni Sessanta del secolo scorso a causa della caccia che ha portato quasi all’estinzione di questa specie. 

Il Prof. Bianucci sottolinea che "è difficile prevedere le conseguenze che la loro estinzione può avere sull'intero ecosistema marino, visto che per milioni di anni hanno avuto un ruolo fondamentale nella catena alimentare: si calcola che, prima della strage umana, nel Pacifico del Nord le balene consumassero il 50% del cibo presente in acqua". 

Per ora è possibile avere informazioni e approfondimenti relativi a Giuliana presso il Museo di Paleontologia e Geologia del Territorio “Racconti in Pietra” di Matera, dove viene raccontata la storia del suo ritrovamento ma anche la descrizione di come doveva essere quando nuotava nelle acque dove attualmente ci sono i Sassi di Matera. 

Nel frattempo, il 7 maggio, si è tenuta una conferenza stampa presso la Sala Mandela del Comune di Matera, sullo stato di conservazione del fossile annunciando anche che il progetto di restauro dei resti fossili durerà circa due anni, dopo i quali sarà possibile ammirare Giuliana in tutta la sua maestosità.

immagine 4: Foto da https://www.museimatera.it/giuliana-balena-matera-national-geographic

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