Archeologia subacquea. Ma cos’è questa passione?

17 di Settembre, 2021 - Archeologia - Commento -

foto di archivio Redazione

Massimiliano De Cristofaro 17/09/2021

Quando ero piccolo, grazie a mio padre Silvano, artista scultore e pittore ma anche restauratore monumentale, facevo delle lunghe passeggiate lungo il Tevere con Claudio Mocchegiani, archeologo di punta della Soprintendenza delle Belle Arti di Roma. 

Mio padre non è un sub, però è amante del mare e degli specchi d’acqua, è un ricercatore, un amante della storia, ricordo che parlava con Claudio di fantastiche ricerche sottomarine da potersi realizzare in un futuro prossimo, ogni giorno c’erano progetti in corso, ogni giorno per loro c’era un futuro prossimo. 

Partivano con i loro discorsi dal Tevere di Castel Sant’Angelo per poi allungarsi all’Incile sotto il monte Salviano per opera dei Torlonia passando per vari laghi, laghetti, fiumi, torrenti, rigoli d’acqua e infine la foce del Tevere, l’immancabile foce. 

Papà all’epoca stava restaurando diversi monumenti del centro di Roma, era la fine degli anni settanta inizio ottanta, poi dopo un lungo periodo si rincontrarono quando papà stava dirigendo i lavori di restauro del passetto e le sale interne di Castel Sant’Angelo, dove spesso s’incontrava con Claudio per riprendere le vecchia chiacchierate, se non ricordo male correva l’anno 1998 o forse era il 1999. 

Comunque rimasi sempre affascinato dalle parole di quell’uomo sorridente, colto, avventuroso, mio padre lo amava ed io ammetto di essermi avvicinato alla subacquea anche grazie alla passione che ho assorbito le prime volte che li sentivo parlare. 

Attrezzatura, bombole, erogatori, pinne, maschere, barche, quanto di più affascinante e misterico poteva essere ciò di cui parlavano più mi avvicinavo all’attrezzatura. 

Poi il mio futuro da sub fu segnato da esperienze dirette in mare, non solo civili, che mi hanno portato a vivere il mare e gli specchi d’acqua in ogni loro forma e profilo, compresa l’archeologia che, purtroppo, non ho potuto seguire, sia per motivi lavorativi che per motivi di tempo. 

Peraltro l’archeologia subacquea è un mio grande rimpianto, non sono idoneo a divenire un neofita della specialità perché ho superato l’età dell’incoscienza (perché un pizzico ci vuole), tuttavia sono pronto a mettermi in discussione per poter godere di una passione che viene condivisa da milioni di persone come me, ovvero, l’avventura. 

Sissignori, siamo avventurieri prima ancora che subacquei, immaginiamo mondi fantastici “prima” di vederli realmente, facciamo piani e contropiani che puntualmente non rispettiamo ma una volta messe le pinne, sgonfiato il gav non ce n’è per nessuno, si scende veloci alla scoperta di … non lo sappiamo esattamente ma dobbiamo scoprirlo, a tutti i costi, siamo scesi apposta! 

Il nostro scendere in acqua non è un caso inaspettato, la nostra un'esperienza trascinante che ci porta a compiere un'impresa intrepida e avventata, magari dall'esito ipotetico ma sempre ragionata e moderata nel rispetto della nostra vita, dei nostri compagni d’immersione e dell’ambiente che ci apprestiamo, in qualche modo, a violare, seppur mossi dalle migliori intenzioni. 

Con Claudio non si scherzava parlando di archeologia subacquea, mai toccare nulla, mai prelevare nulla, mai privare il mare o l’acqua in generale dei suoi tesori, vedere, descrivere, proteggere. 

Mio padre peggio di lui, in terraferma. 

Questo mio pensiero lo dedico a Claudio che oggi protegge le nostre immersioni, ho appreso con dolore della sua scomparsa perché lo ricordo con grande simpatia e affetto, mi disse una volta “Massimiliano quando sarai grande andremo insieme sott’acqua e faremo grandi scoperte…”, nondimeno un altro mio grande rimpianto è proprio quello di non aver mai potuto fare, per un motivo o per un altro, un immersone con lui. 

Però lo ringrazio, una parte di passione subacquea l’ho ricevuta da lui. 

Oggi è facile. 

Oggi è tutto più facile. 

Fatevi trascinare dalla passione. 

Sprofondate nell’archeologia subacquea, oggi ci sono molti mezzi a disposizione di tutti e scuole accreditate, sarebbe un peccato arrivare alla mia età per poi dire “Che peccato, potevo farlo ma…”. È grazie agli archeologi subacquei se oggi conosciamo gran parte della storia del mondo, oltre al ritrovamento, recupero e conservazione di antichi manufatti sommersi forse da millenni, c’è anche chi ricostruisce con metodo i vari ritrovamenti regalandoci la storia del pezzo recuperato, perché noi tutti, abbiamo il dovere, non solo il piacere, di sorvegliare, proteggere, custodire e valorizzare il patrimonio culturale, nel nostro caso, quello sommerso. 

Una volta il grande Jacques Yves Cousteau disse: “Dalla nascita l’uomo porta il peso della gravità sulle spalle. Ma sotto la superficie dell’acqua siamo liberi.” 

Questa libertà sfruttiamola per fare del bene, per renderci partecipi positivamente della vita sociale, per far si che chi verrà dopo di noi, possa apprezzare il nostro lavoro per la continuazione della vita su questo bellissimo pianeta che l’universo ci ha messo a disposizione …

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