Bisognava andare a vedere!

21 di Ottobre, 2020 - Racconti di mare - Commento -

Quei fantastici anni '80

Bisognava andare a vedere!

In una tiepida mattina di luglio del 1985 alla darsena di Creta Rossa accade qualcosa di straordinario.

I tanti bagnanti che affollavano l'arenile si dirigono verso gli scogli frangiflutti e si cominciano ad udire urla di stupore e qualche grido di panico.

Curioso come sempre mi avvicino anche io e cerco di capire cosa stesse accadendo, ed un bagnante mi dice che qualcuno aveva avvistato una manta di almeno 5 metri di apertura alare. Le mante, mostri cartilaginei che invadevano l'immaginario collettivo credendole dei pericolosissimi pesci velenosi e aggressivi, che non aspettavano altro di ferire mortalmente qualche umano intento a fare il bagno. Corro verso il nostro ufficio (una casetta militare in metallo) ed avviso Checco di ciò che stava accadendo. Dalla sua barba esce una risata che invade il mio stupore.

“Forza Jonathan prendi l'occorrente che ci andiamo a fare un tuffetto”.

Neanche aveva finito di chiederlo che già avevo prelevato l'attrezzatura, due maschere due paia di pinne bue bombole due erogatori e due nastri di piombi, all'epoca il gav esisteva ma era roba per i sub della domenica, si usava dire. Ne avevamo un prototipo appena uscito di una nota marca ma preferivamo ancora scendere “all'antica” ovvero usando la forza e non le agevolazioni apportate dal nuovo dispositivo.

Saliamo sul “Corto Maltese”, il gommone di servizio, ed usciamo in direzione delle indicazioni dateci da un altra barca intenta ad intercettare la “pericolosa bestia”.

Dopo pochi minuti avvistiamo una macchia nera appena sotto il livello del mare, rallentiamo quasi a fermarci e la raggiungiamo. Anche lei si accorge di noi e comincia a nuotarci intorno facendo un grande cerchio. Nuotava lenta e serena.

“Forza Jonathan entra in acqua e vai a misurare sto “pericoloso mostro marino” mi disse il Capitano Checco.

Avevo un po' di timore ma sapevo che se il Capitano ordinava qualcosa la situazione non era pericolosa e quindi eseguii il suo consiglio (per me era un ordine) e come da protocollo per le immersioni in sicurezza (uno in acqua l'altro in barca), mi calo senza far troppo rumore in acqua.

L'acqua un po' freddina mi da la giusta energia per affrontare i pochi metri che mi separano dal grande pesce e con cautela, al fine di evitare la fuga precoce della creatura, riesco ad avvicinarmi a lei. E' molto grande in effetti, una apertura alare di tre metri di sicuro ed è una manta, un pesce che normalmente preferisce le acque calde dei tropici, ma evidentemente qualcosa sta cambiando nel nostro mare.

Nuotiamo insieme in superficie, poi forse stanca del sole che le colpisce la pelle, con un battito energico di ali si immerge, ma sembra mi aspetti. Un po' di pinnate e siamo tutti e due sul fondo, in una distesa di posidonie ancora rigogliosa ed in piena salute che caratterizza i fondali tra Anzio e Torre Astura.

Nuotiamo cosi vicini che il “diavolo di mare”, cosi viene chiamato per le sue creste cafaliche mobili, tiene la sua coda sotto il suo ventre dove alloggia un aculeo molto affilato e dolorso se ti colpisce, come se volesse evitare di farmici entrare in contatto.

Riesco ad accarezzarla sul dorso e lei sembra ripagare l'affetto voltandosi dolcemente verso la mia maschera e dandomi dei colpetti gentili con una delle sue creste. Nuotammo cosi per almeno 10 minuti, in una danza amorevole piena di curiosità bilaterale. Poi forse per gli impegni del procurarsi del cibo o di tornare nei luoghi a lei consoni, decise di andare, fece un doppio giro veloce a mo' di saluto e si inabissò per sempre.

Tornato in superfice trovai il “Corto Maltese” pronto a farmi risalire. Checco al timone con la sua voce imponente mi disse: “Allora Jonathan?.... hai visto la “pericolosissima bestia feroce?”… Ed io ovviamente raccontai del nostro incontro ravvicinato, dettagliando ogni cosa.

Lui con il suo solito modo rassicurante confermò al sottoscritto che ogni creatura del mare non è aggressiva o mortale se la si rispetta nelle giuste maniere, e che le leggende vengono smontate dalla conoscenza sul campo.

Insomma un' altra impresa subacquea istruttiva che mi avrebbe portato, grazie a Checco, ad essere quello che sono oggi: un difensore della vita marina senza se e ma, dove solo l'uomo riesce a procurare danni e a modificare degli assetti dettati da millenni da una madre premurosa:

“MADRE NATURA”.

Claudio Sisto

WhatsApp Image 2020-10-21 at 09.00.38
Condividi 
Post precedente Post successivo