C’era una volta, ma ancora c'è

26 di Settembre, 2021 - Fotografia subacquea - Commento -

Foto di Redazione/redazione

Claudio Sisto 26/09/2021

Nell’acqua, nel fango e nella neve: 

 le fotocamere anfibie funzionavano sempre ed erano indispensabili in molte situazioni

Un tempo ci fu la calypso, la macchina fotografica sottomarina che divenne Nikonos quando la Nikon si assicurò il progetto. 

La acquistava solo qualche sub, ma la compravano i fotografi che dovevano lavorare  in ambienti sfavorevoli. 

E per i non professionisti una larga fetta di attività da vacanza era fotograficamente proibita o richiedeva tante cautele da risultare sgradevole.

 Ma se la Nikonos era la soluzione ideale per i professionisti, perché non trovarne una meno raffinata ma ugualmente funzionante per tutto il resto del genere umano? 

Gli impegni proclamati dalle fabbriche erano profondamente diversi. 

Si andava dalla Fujica, che doveva stare a pelo d’acqua, alla Nikon (versione economica), garantita fino a tre metri, alla Vivitar, che poteva andare più in fondo, cosi come la Canon che garantiva un utilizzo fino a meno 10 metri, profondità prevista ai sub più esperti. 

Avevano tutte la cassa in plastica, in qualche caso gommata con guarnizioni molto affidabili sul dorso rigorosamente piatto per problemi di tenuta. 

Le guarnizioni, vera assicurazione sulla vita interna degli apparecchi, dovevano essere sostituibili. 

I dorsi si aprivano a scatto semplice, anche se duro, come nel caso della Vivitar e della Minolta. 

La Nikon aveva uno scatto con sicura. 

Il dorso piatto e gli avanzamenti motorizzati per la pellicola, ponevano un problema del "passapellicola". 

Chinon, Canon e Vivitar l’avevano sul dorso, mentre la Nikon la Minolta e la Fujica avevano i "passapellicola" incernierati alla finestra di esposizione, come la vecchia cara Rollei tascabile. 

Questa soluzione sembrava essere la migliore. 

 La Fujica preferiva un vano batterie con chiusura a vite lunga e robusta, mentre le altre preferirono un sistema di scatto “si-no” con una guarnizione che pareva essere l’unica soluzione veramente affidabile. 

 Conclusione: 

Come rispondere alla domanda “ Quale avresti portato con te in crociera su un cabinato?” 

Una risposta univoca non è mai esistita. 

Se era previsto un impegno subacqueo molto intenso l’apparecchio giusto era la Canon. Se invece l’imperativo fosse stato la massima affidabilità avremmo risposto “Fujica”, rinunciando a parecchi automatismi. 

Minolta e Nikon, le più costose erano apparecchi eccellenti ed universali che potevano essere usati in condizioni anche severe facendo anche una bella figura al party per il compleanno di qualche parente. 

Le Vivitar erano la più economica senza dubbio, potevano essere considerate a “perdere” senza farcisi una malattia in caso di perdita durante un immersione o addirittura in caso di allagamento. 

Personalmente, usando la pellicola in alcune immersioni che pratico per la realizzazione di foto che altrimenti non verrebbero come voglio, mi porto la Nikonos 4 o la Calypso, che a distanza di 30 anni e passa ancora svolgono il loro lavoro in modo eccellente e perfetto. 

Durante lo svolgimento dei corsi di fotografia subacquea che la Photopress organizza, sono previste alcune lezioni di fotografia con la pellicola e delle immersioni dedicate all’utilizzo di queste meraviglie della tecnologia analogia del secolo scorso.

Foto di redazione/repertorio

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