Çannakale - Relitti e storia di una delle operazioni navali più sanguinose della Prima Guerra Mondiale

04 di Agosto, 2022 - Viaggi - Commento -

di Eleonora Medda 


MARZO 1915. Dardanelli, 1914. L'Impero Ottomano è sempre più debole, fiaccato da continui attacchi interni ed esterni al proprio territorio. Si smembra, a causa di sconfitte militari (come quella nella guerra del 11-12 contro l'Italia) e di forze centrifughe indipendentiste legate ai moti nazionalisti e irredentisti che segnano l'europa dell'epoca. Detiene ancora il controllo sui traffici navali tra Mediterraneo, Egeo e Mar Nero, ponendosi come naturale antagonista di Grecia, Russia e Gran Bretagna, tutte nazioni interessate ad acquisire maggiore controllo su quel braccio di mare incuneato tra Europa e Asia. E' diffusa l'opinione, in ambito politico, militare e diplomatico, che l'Impero Ottomano sia ormai destinato a crollare e rappresenti un nemico ben poco temibile, pur avendo come alleate Germania e Austro Ungheria, con le quali forma la Triplice Alleanza. L'ostilità tra Gran Bretagna e Impero Ottomano si fa via via più intensa. I turchi avevano commissionato a cantieri navali inglesi due navi da guerra per la propria marina, ma gli Inglesi, una volta ultimate, si rifiutano di consegnarle, inserendole anzi nella Royal Navy ( coi nomi di HMS Agincourt e HMS Erin).  

I tedeschi approfittano dell'occasione per rinsaldare l'alleanza con l'Impero Ottomano, donando alla flotta turca due loro navi, e ottenendo in cambio di poter usare i porti turchi come basi navali per le propie campagne nel Mar Nero. La goccia che fa traboccare il vaso è il sequestro, da parte Inglese, di una torpediniera Ottomana, al quale i turchi risposero chiudendo lo stretto dei Dardanelli alle navi britanniche, di fatto tagliate fuori dal Mar Nero. Churchill, allora Primo Lord dell'Ammiragliato, decide quindi, nel 1914, di forzare lo Stretto dei Dardanelli, per aprire un nuovo fronte che distolga i tedeschi dal Fronte Occidentale e per neutralizzare la flotta turca, che contrasta la Russia nel Mar Nero. Il 13 gennaio 1915 il piano di Churchill viene autorizzato. Il consiglio di guerra britannico approva l'invasione dello Stretto e viene costituita una flotta anglo-francese, con la convinzione che si riuscirà a forzare lo stretto con la sola forza navale e con un minimo intervento della fanteria. Vengono schierate inizialmente solo 5 divisioni dei Royal Marines, cui viene associato un contingente di truppe australiane e neozelandesi (ANZAC) Churchill prevede una rapida capitolazione della flotta ottomana, uno sbarco rapidissimo di poche divisioni di fanteria e la facile presa di Istanbul, con conseguente messa sotto scacco dell' Impero Ottomano. Si sbaglia. I Turchi allestiscono numerosi campi minati e, di consegnuenza, i Britannici e i Francesi schierano soprattutto navi vecchie, ormai prossime alla demolizione, sacrificabili come apripista nelle operazioni di dragaggio del Mar di Marmara. In realtà, il sistema dei campi minati induce gravi perdite nella flotta anglo-francese, che deve anche fare i conti con i pesanti attacchi degli U-boot tedeschi e, non secondariamente, con la poderosa difesa attuata dalle batterie antinave turche. Qui, il giovane Kemal Ataturk, guida una strenue difesa, decretando la sconfitta navale di Britannici e Francesi. A questo punto, quella che sarebbe dovuta essere una guerra lampo navale si trasforma in una logorante guerra di trincea, che vede le forze da sbarco Inglesi letteralmente massacrate dalla difesa Ottomana, nel tentativo di catturare i forti costieri e aprire la strada all'avanzata navale.
Si impiegano, da parte alleata, 70.000 fanti, in quella che fu la più grande operazione anfibia della guerra. I primi sbarchi avvengono a Cape Helles e in una baia oggi chiamata ANZAC Cove.


La flotta anglo francese sostiene gli sbarchi con violenti ma imprecisi bombardamenti, senza riuscire a offrire adeguata copertura alla fanteria. Si racconta ancora, da quelle parti, che durante lo sbarco a Morto Bay, l'acqua del mare fosse diventata rossa, a causa del sangue dai fanti inglesi caduti. A fronte di una popolazione complessiva di undici milioni di persone, i turchi perdono, nella Campagna di Gallipoli, circa 250.000 persone. Lo stesso numero di perdite registrano Britannici e Francesi, stavolta su poco più di 500.000 soldati schierati. Per Francesi e Inglesi, la sconfitta è pesantissima, con un tasso di vittime eccezionalmente alto.La battaglia si conclude con l'evacuazione dei supersiti e la vittoria delle forze turche, guidate dal giovane Kemal, futuro Ataturk, che in questo frangente salva la Patria, acquisendo potere e prestigio che gli permetteranno, pochi anni dopo, di salire al potere e fondare la moderna Turchia.Questa battaglia rappresenta ancora oggi per i Turchi, motivo di enoreme orgoglio, tanto che la penisola presenta oggi ben 77 sacrari militari, numerosi monumenti commemorativi e musei storici. E, soprattutto, restano sul fondo marino, decine di relitti, turchi, inglesi, francesi e tedeschi, a testimonianza di quanto accaduto.


GIUGNO 2022

E' prima mattina quando ci troviamo all'aereoporto di Malpensa, pronti a imbarcarci su un volo Turkish Airlines diretto a Istanbul. Il nostro gruppo, piccolo ma ben assortito, è in partenza per cinque giorni di viaggio e immersioni in Turchia, nella penisola di Gallipoli, sullo stretto dei Dardanelli. Il nostro obiettivo è immergerci su alcuni dei relitti delle navi affondate nella Battaglia di Gallipoli, nella provincia di Çannakale. Abbiamo preso accordi con un Diving Center che opera nella zona, il Byem Dive. Ali, il proprietario del Diving, ci ha aiutato a organizzare il viaggio, occupandosi di tutti gli aspetti logistici: hotel, transfer da Istanbul a Eceabat, logistica delle immersioni. In nostro programma prevede una prima giornata di viaggio, poi tre giorni di immersioni e visite ai principali musei storici sulla Battaglia di Gallipoli. Infine, un quinto giorno dedicato al viaggio di ritorno. Giunti a Istanbul, troviamo ad attenderci un'auto che ci porta a Eceabat. Lungo il percorso, possiamo già ammirare alcuni sacrari e cimiteri di guerra. Man mano che ci avviciniamo alla provincia di Çannakale, bandiere, statue, monumenti, addirittura il monumentale Ponte 18 marzo 1915, che collega le due sponde dello stretto, tutto lungo la strada ci suggerisce la solennità di questi luoghi e il rilievo che gli avvenimenti storici del 1914-15 hanno ancora per i Turchi. Il volto attuale della Turchia, dipende ancora fortemente dai fatti accaduti qui, nella Penisola di Gallipoli, oltre un secolo fa. Arrivati a Eceabat, la nostra base logistica, ci dedichiamo a preparare le attrezzature foto video per il giorno successivo, trasformando, come al solito, le nostre camere in centri di ricarica per torce, flash, illuminatori e fotocamere.

La mattina successiva, tutto è pronto e carico, quando Alì, il proprietario del diving, ci viene a prendere in hotel per accompagnarci alla barca diving. Abbiamo in programma tre giornate "full day", per un totale di sei immersioni su 7 relitti differenti. Le autorità turche, al momento, consentono le immersioni solo entro i 42 metri di profondità, e, per questioni logistiche, è possibile programmare solo immersioni ricreative. Riusciremo comunque, grazie alla buona visibilità e alla profondità limitata, a fare una buona quantità di foto e video anche con tempi di fondo limitati. E' ormai mezza mattina quando salpiamo dalla Marina di Kabatepe, per affrontare una navigazione di circa un'ora verso la punta di Cape Helles, dove ci immergeremo sui relitti delle due "Barges", piccole chiatte da trasporto e, nel pomeriggio, sulla bella HMS Majestic. La navigazione è resa particolarmente piacevole dal paesaggio che possiamo osservare, col mare costellato di verdeggianti isolotti, tra Grecia e Turchia.


Giunti sul primo sito di immersione, nella Baia di Tekke, in un attimo indossiamo le attrezzature e siamo finalmente in acqua. Davanti a noi, a circa 25 metri, vediamo apparire le sagome delle due Barges, chiatte affondate presumibilmente durante lo sbarco del 25 aprile 1915. Queste imbarcazioni venivano utilizzate per trasportare soldati, rifornimenti e attrezzature, ma anche animali da soma, allora ampiamente impiegati sui campi di battaglia. Il fondo piatto di queste barche permetteva loro di avvicinarsi alla riva, consentendo un più agevole sbarco. La chiatta più piccola è lunga 18,2 metri, l'altra 23,5 metri. Le barche, ovviamente piuttosto spoglie, offrono interessanti spunti fotografici, sia per la possibilità di sfruttare i giochi di luce tra i bagli, che per la presenza di abbondanti spugne color giallo intenso. Mustelle e astici fanno capolino ogni tanto, incuriositi dalla nostra presenza. Della chiatta più lunga è interessante andare a cercare la caldaia, adagiata accanto al relitto, sulla sabbia.

Durante la risalita, Antonello si allontana per andare a fotografare due aquile di mare di passaggio, per poi raggiungerci dopo pochi minuti e risalire con noi a bordo. Giusto il tempo di cambiare bombola e togliere le mute, e il pranzo è servito, grazie all'ottimo lavoro di squadra del nostro equipaggio. Dopo il pranzo, ormeggiamo su un pontile nei pressi del faro di Helles Cape e sbarchiamo. I nostri ospiti hanno preparato per noi una gradita sorpresa: a pochi metri dall'ormeggio, nei locali adiacenti al faro, è stato allestito un bel museo sui relitti di Çannakale, ricco di reperti, cartine, bandiere originali oltre che di numerosi contenuti multimediali. Il museo presenta anche una sezione che illustra le modalità di studio eseguito sui relitti da parte degli storici subacquei, che visitiamo con piacere prima di fare ritorno alla nostra barca. Salpati, in pochi minuti raggiungiamo il nostro prossimo obiettivo: l'HMS Majestic. La corazzata di classe omonima HMS Majestic è stata completata presso il cantiere navale di Portsmouth nel 1895, ed è stata impiegata come nave ammiraglia della flotta nella Manica. Ammodernata nel 1912, era ritenuta dall'Ammiragliato inglese già piuttosto vecchia e dunque sacrificabile nella Campagna dei Dardanelli, dove stava andando in scena una spietata guerra di mine e dove, invece, non si prevedevano importanti battaglie navali. Compito della Majestic era bombardare le linee di difesa turche e le batterie costiere, fornendo fuoco di copertura durante lo sbarco delle truppe a Cape Helles. Intorno alle 06:30 del 27 maggio 1915, la Majestic fu colpita da un siluro lanciato dal sottomarino tedesco U-21 e affondò. L'U-21 è stato il primo sottomarino nella storia delle battaglie navali ad affondare una corazzata con un siluro, riuscendo nell'impresa ben due volte in due giorni ( il 25 maggio aveva infatti colpito e affondato la HMS Triumph).
L'immersione, alla profondità massima di 25 metri, è molto piacevole. La corazzata è abbastanza grande e presenta molti dettagli interessanti. Sicuramente impressionante, la giostra del cannone di poppa, le cui dimensioni lasciano immaginare l'imponenza della canna oggi andata perduta. Ci dedichiamo a foto e video, e in un attimo ci troviamo a dover già risalire.

Tornati in barca, scopriamo con piacere che potremo lasciare a bordo le attrezzature, risparmiandoci così le operazioni di carico e scarico per i prossimi giorni. Torniamo verso il porto, nel sole della sera, godendoci la simpatica compagnia di Alì e dei ragazzi dello staff, che davanti a un bicchiere di vino e a un buon piatto di pane e formaggio, ci raccontano sogni e progetti della subacquea in quest'area.

Il giorno successivo, giunti alla barca, scopriamo di non essere gli unici clienti, anzi, troviamo a bordo una festosa compagnia di una quindicina di subacquei locali, oltre al Presidente del Parco Subacqueo di Cannakale con suo entourage e a un buon numero di giornalisti televisivi di emittenti turche!

Siamo veramente tantissimi, ma, grazie all'efficienza dello staff, riusciamo a effettuare tutte le immersioni in modo spedito e sicuro. Oggi ci attendono due relitti molto amati dai locali: Lundy e Louis. Il Lundy, che si trova alla profondità di 28 metri, è il primo relitto su cui ci immergiamo stamani. Ex peschereccio inglese, venne requisito dalla Royal Navy nel 1915, armato come dragamine e inviato nel Dardanelli, dove affondò, in seguito a una collisione, nella Baia di Suvla. Il relitto si trova in assetto di navigazione, con l'affilata prua perfettamente conservata, metre la poppa è stata distrutta nell'impatto che ne provocò l'affondamento. L'immersione è piuttosto piacevole, e vale la pena, dopo la foto di rito accanto alla prora, e dopo un salutino all'astice che vive sotto la chiglia, andare a curiosare tra le sovrastrutture, alla ricerca di dettagli interessanti.


Terminata la prima immersione, e dopo un altro ottimo pranzo a bordo, siamo di nuovo pronti a entrare in acqua, per andare a scoprire il piccolo Louis. L'HMS Louis era un cacciatorpediniere costruito nel 1913. Aveva una lunghezza di 85 metri, ed era stato inviato a Çannakale nel 1915. Qui, il 13 novembre, nella Baia di Suvla, in seguito a una collisione con un altro battello, ha riportato gravi danni, andando ad affondare e arenarsi. Grossa parte della nave restò emersa, e tutto l'equipaggio si salvò. La nave fu poi oggetto dei colpi delle batterie costiere turche, che finirono di demolirla. Degli 82 metri iniziali, solo una quarantina sono emersi, mentre il resto e insabbiato. Del relitto resta dunque ben poco, ma sono comunque degne di interesse 4 grosse caldaie Yarrow, disposte sul ponte, tana di gronghi e buono sfondo fotografico.

Concludiamo questo secondo giorno di immersioni con una breve navigazione e, a seguire, con la visita al castello di Kilitbair che, insieme al suo gemello Cimenlik, custodisce l'ingresso ai Dardanelli, in quello che, con un gioco di parole, ci presentano come "il punto più stretto dello stretto"! Il giorno successivo, raggiungiamo la barca per il nostro ultimo full day di questo viaggio. Il programma prevede oggi due relitti piuttosto piccoli, ma di valore storico importante, in quanto testimonianza del tentativo di sbarco dell'ANZAC, il contingente di soldati Neozelandesi e Australiani che venne decimato dalla resistenza dei soldati turchi. Il sacrificio di questi uomini è rimasto talmente impresso nel sentire comune turco, che, in loro onore, la baia in cui avvenne lo sbarco è stata ribattezzata ANZAC Cove.

Ci immergiamo su un'ultima chiatta, che i locali chiamano Ghana Barge, per poi concludere la mattinata sul Milo, nave affondata a soli 4 metri di profondità, a pochi metri dalla riva. La SS Milo, lunga 74 metri e larga 9 metri, fu costruita come nave passeggeri a vapore nel 1865. Utilizzata per trasportare attrezzature ad ANZAC Cove, il 26 ottobre 1915 fu arenata e riempita di cemento, per trasformarla in una sorta di molo. Era anche usata come generatore, per alimentare i fari elettrici che illuminavano la costa.

sopra, Ghana Barge

Davanti a noi, sulla riva, un suggestivo monumento ricorda il sacrificio da entrambe le parti. L'immersione sul Milo, semplice e piacevole, nell'acqua cristallina di questa baia, il paesaggio di una bellezza da lasciare veramente senza fiato, stemperano la suggestione del vedere tante croci nel cimitero di guerra a pochi passi dalla riva.

Il Mare, nella sua grandezza, ricopre e conserva i resti di una delle battaglie più sanguinose del secolo scorso, mentre, la Terra, esponendo le tracce indelebili di quei soldati, ci obbliga alla Memoria.

Concludiamo il nostro ultimo giorno nella Penisola di Gallipoli, con una passeggiata nel lungomare di Eceabat.

Ristorantini tipici, hotel, agenzie turistiche, piazze e moschee si susseguono, in un tripudio di colori e profumi orientali. Ovunque, immagini di Ataturk e della Battaglia dei Dardanelli, ci ricordano che la vocazione di questo territorio è verso un turismo consapevole e interessato, che sappia coniugare approfondimento storico e divertimento. L'istituzione di un Parco Subacqueo, per valorizzare e proteggere questi relitti, rende conto di quanto gli enti locali puntino sul turismo subacqueo. Noi torneremo presto in questi luoghi, per scoprire gli altri relitti, ma anche per gustare ancora la squisita ospitalità turca, per ritrovare i nuovi amici e, soprattutto, per esplorare ancora uno degli angoli del Mediterraneo che da oltre 4000 anni rimane centrale nelle lotte per il dominio della Terra e dei Mari.


Come arrivare
Turkish Airlines propone voli dai principali aereoporti italiani, con tariffe speciali per il trasporto attrezzature sub. Info turkishairlines.com
Dove alloggiare
Eceabat offre numerosi hotel. Noi abbiamo soggiornato da Maidos Suites, che si è rivelato comodo e adatto ai subacquei. Info maidossuites.com
Diving e Escursioni Il Diving Center di riferimento è Byem Dive, che suggeriamo di contattare direttamente sui social. Facebook Byemdive Mərkəzi Per le escursioni e le visite culturali, raccomandiamo TJ's Tour, che organizza anche visite guidate al vicino sito archeologico di Troia. Info tjshotel.com

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Carlo Enver
23 di Agosto, 2022
Molto interessante

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