Chi protegge i nostri mari?

16 di Novembre, 2021 - Racconti di mare - Commento -

Testo di Marta Bello e foto di Valentina Cornacchione


I nostri mari sono in pericolo e Sea Shepherd li protegge. 

Siamo andate ad intervistare delle volontarie e dei volontari di Sea Shepherd al loro stand del Green Market a Testaccio dello scorso sabato.



Com’è nato Sea Shepherd? Di cosa vi occupate?

Nasce nel 1977, dalla visione di Paul Watson, uno dei co-fondatori di Greenpeace, che decide di iniziare il suo cammino per fare la differenza nel mondo attraverso l'azione diretta.

Sea Shepherd agisce dove è necessario. Noi volontari crediamo molto in questo, perché se una persona non agisce e non fa nulla per cambiare le cose, è complice del misfatto che viene perpetrato. 

L'organizzazione porta avanti varie azioni in tutti gli oceani del mondo nel contrasto all’attività illegale con diverse imbarcazioni che ama chiamare la Flotta di Nettuno che negli anni continua a crescere e ad ora ne conta 13. 

Le attività in 44 anni sono state e continuano ad essere molteplici: ha iniziato con la salvaguardia delle foche passando alla difesa delle balene nel santuario dei cetacei in Antartico, fino ai giorni nostri con il contrasto alle attività di bracconaggio. Poiché il grosso problema dei nostri mari è il loro sovra sfruttamento, considerare il mare come una risorsa infinita ha portato alla situazione odierna. 
Si pesca ogni forma di vita e si lascia solo plastica, continuando così, fra pochissimi anni gli oceani moriranno e come dice il nostro fondatore, capitano Paul Watson: “se gli oceani muoiono, moriremo anche noi!”.


E nel mare nostrum?

Tutti i nostri mari sono devastati sotto il piano dello sfruttamento, c’è il gravissimo problema del bracconaggio e in più il Mediterraneo è il mare più sovra sfruttato del pianeta. Grazie al grande lavoro fatto e all’importantissima raccolta fondi, Sea Shepherd è riuscita ad avere tre imbarcazioni nel Mediterraneo che rimarranno stanziali.

Il Mediterraneo è un mare fantastico, il problema è che, in base alle sue dimensioni, è stato il più sfruttato e devastato, e continua ad esserlo ormai da anni. Attualmente il catamarano Conrad si occupa principalmente delle attività anti bracconaggio nella zona sud del Mediterraneo affiancato dall'imbarcazione Sea Eagle e dal mezzo veloce Hunter.

In queste ultime due stagioni è stata impiegata nello specifico per l’operazione SISO che si occupa di andare a bloccare la pesca illegale che impiega i FAD (fish aggregation device), detti anche “cannizzi”, per la pesca alle lampughe in un periodo ben preciso che va da fine agosto ai primi di settembre. 

I numeri di questi FAD rimossi sono estremamente limitati, il problema è che attualmente nelle isole Eolie si contano oltre 50.000 FAD illegali, contro poche centinaia di quelli legali. Questo vuol dire che c’è un’attività illegale di bracconaggio che raggiunge livelli inauditi e che naturalmente necessita di sorveglianza.

Sea Shepherd interviene con tutto ciò che è possibile per contrastare queste attività lavorando sempre in sinergia con le forze dell’ordine, come avviene anche lungo le coste di Siracusa, per proteggere, conservare e difendere l'Area Marina Protetta del Plemmirio.

"Operazione Siracusa" è stata voluta fortemente da Enzo Maiorca, una delle grandi personalità del mare.

Si è reso conto che l’unico modo di proteggerlo è dedicarsi alla sua conservazione. Così ha conosciuto Sea Shepherd ed è entrato a far parte del “Consiglio dei Saggi”, ha condiviso il suo amore per il mare in una visione che permettesse a persone normali di continuare la salvaguardia degli ambienti marini.

Grazie a lui e alla figlia Patrizia Maiorca, attuale presidentessa della riserva marina del Plemmirio, si è instaurata e stabilita una collaborazione che va avanti da parecchi anni per la difesa del riccio rosso e della cernia bruna.

Il supporto di volontarie e volontari di Sea Shepherd, costantemente presenti al Plemmirio, permette a questa splendida area marina di conservare la sua biodiversità.


Quali sono le motivazioni di questo fenomeno secondo voi? 

Per quanto riguarda i ricci, il problema è dettato da una forte richiesta di mercato, dal fatto che le persone non siano informate e quindi all’interno dei ristoranti richiedano il riccio come alimento da consumare.

Così succede che quando ci sono i fermi biologici, cioè quando è vietata qualsiasi tipo di attività per permettere la riproduzione della fauna, trovarlo aumenta notevolmente il suo valore. Dunque, una persona che decide di prendere i ricci in maniera illegale, nel momento di blocco trova un’offerta estremamente bassa, per cui quando li ha, riesce a venderli ad una cifra stratosferica.

Parliamo di puri interessi economici.

È un’attività di bracconaggio a tutti gli effetti ed è causata del fatto che vi sono ancora luoghi in cui ci sono persone che li vendono.



E come funzionano le campagne di Sea Shepherd, com’è la vita di bordo? 

Allora, noi come tutte le volontarie e i volontari ci incastriamo con le disponibilità della vita. In molti casi sono ferie prese da lavoro che decidiamo di passare a bordo anziché magari in una vacanza vera e propria. Per quanto mi riguarda, io sono un umile mozzo. Sono a bordo per aiutare nelle funzioni e manovre di ormeggio, nella manutenzione ordinaria e straordinaria dell’imbarcazione.

Nei periodi delle campagne viviamo a bordo ove siamo a disposizione del comandante per le attività della barca e delle operazioni anti bracconaggio. Ad esempio, operiamo per eliminare i FAD e per recuperare tutto ciò che sta in mare e non dovrebbe. In barca poi ci sono tanti ruoli, un ruolo cruciale è quello della cuoca, perché è colei che fa da collante per tutto il gruppo, in questo caso è Cristiana. 


 Ciao Cristiana, com’è fare la cuoca in barca?

Fare la cuoca dà una grande soddisfazione perché è un momento di stacco dalle attività operative e un momento in cui coccolo i volontari e le volontarie, il pasto è il momento di convivialità per eccellenza.

C’è sempre un’attenzione particolare a farli mangiare bene, a dare il giusto apporto calorico. Noi siamo vegane e vegani, cioè non è detto che tutte e tutti lo siano, ma quando si sta a bordo e quando stiamo insieme rispettiamo un regime cruelty-free. Dunque, ovviamente dobbiamo state attente a dare la giusta dose di Sali minerali e proteine perché le volontarie e i volontari rimangono sotto il sole giornate intere e hanno bisogno di cose crude, frutta e verdura. Provo grande soddisfazione nel farlo, mi sento un po’ la mamma di tutto l’equipaggio ed è una cosa che mi piace moltissimo fare e che non cambierò. 


 Da quanto sei la cuoca di Sea Shepherd?

Sono entrata in Sea Shepherd e dopo poco tempo sono partita per operazione Siracusa. Parliamo di otto anni fa, appena arrivata mi hanno chiesto cosa potessi fare e mi sono proposta come cuoca. Ormai sono una delle cuoche e il mio soprannome è Bibo, se lo nomini, a tutte viene l’acquolina in bocca, ma non so perché. 


 Ognuna e ognuno di voi ha un soprannome quindi?

No, in realtà solo qualcuna e qualcuno di noi… Bibo è carino ed è più semplice da pronunciare, anche per le persone straniere. 


Sto scrivendo e approfondendo il tema dell’importanza di non mangiare le creature del mare (e della Terra), quindi colgo l’occasione per chiedervi per quale motivo abbiate scelto un regime vegano e perché sia importante non depredare i mari mangiandoli 

Beh, perché in questo momento storico è importante preservare il nostro pianeta partendo dal mare, ma anche dalla chiusura (auspicabile) degli allevamenti intensivi. Gandhi diceva che “La rivoluzione si fa con forchetta e coltello, si fa a tavola”, lui probabilmente era un visionario e già molti anni fa aveva capito che l’economia e lo sfruttamento del pianeta girano attorno alla tavola. È importante essere vegani per tre motivi diversi che arrivano nello stesso punto: salvaguardia del pianeta, salute ed etica animale, perché non si possono mangiare delle creature che hanno dei sentimenti come noi.



Assolutamente d’accordo. Ci sono altre campagne in corso, giusto? 

Certo! C'è il progetto Jairo: un’operazione in cui si mettono in campo tante forze e tanti volontari per la protezione dei nidi di tartaruga Caretta-Caretta. Queste tartarughe stanno nidificando sempre più a nord per cercare un clima favorevole. Prima si fermavano in Sicilia, in Calabria, adesso sono arrivate fino in Toscana. Questo è avvenuto in pochi anni e non è positivo, anzi, è una cartina tornasole di quello che sta succedendo ai nostri mari: un innalzamento grave delle temperature. Qualche anno fa abbiamo avuto il primo nido di tartaruga, abbiamo iniziato la nostra attività coadiuvando la Tartalazio: ente regionale per la protezione delle Caretta-Caretta. Sea Shepherd è un’organizzazione che li aiuta in tutto ciò che concerne questa attività: dal pattugliare per identificare eventuali nidi di tartaruga, chiamare la guardia costiera per farli mettere in protezione e poi naturalmente monitorarli.

Quando c’è la schiusa, che si calcola attraverso un algoritmo e che comprende un range di una settimana circa, i volontari si organizzano con monitoraggi h24 fino alla schiusa totale e si assicurano che le tartarughe raggiungano il mare.

Questa campagna è iniziata anni fa con un solo nido, fino a quest'estate che ne abbiamo avuti dieci. È il cambiamento climatico, ma anche l’informazione che i volontari e le volontarie di Sea Shepherd divulgano, così per le persone è più facile identificare le tracce di tartaruga quando ne vedono. 

Questo è un progetto a livello nazionale, ma non è l'unico e in questo momento non possiamo dimenticare lo “Stop Finning”. 


Ci parlereste di questa raccolta firme per fermare il commercio di pinne di squalo?

È una raccolta che Sea Shepherd sostiene a gran voce, voluta a livello europeo e fatta partire dai cittadini per fermare il commercio, il transito e lo stoccaggio delle pinne di squalo. I numeri sono raccapriccianti. Si arriva a stime altissime che però non sono ufficiali né precise, perché dello squalo non rimane traccia, se non le pinne. Queste vengono stoccate ed essiccate in magazzini giganteschi, in dei container enormi ove ci sono centinaia di milioni di pinne; quindi, si parla di uccisione di una quantità di squali che hanno numeri impressionanti. Ogni tre secondi viene ucciso uno squalo. 

C'è la necessità di comprendere che l’estinzione di un animale all’apice della catena alimentare e che si occupa del mantenimento dell’equilibrio degli oceani implica un cambiamento radicale dell’impostazione naturale.

Basti pensare che 2 respiri su 3 derivano dall’ambiente marino, se viene meno questo equilibrio, proprio perché si estingue uno degli elementi fondanti e fondamentali all’apice della catena alimentare, si scatena tutto quanto. Ci reggiamo su meccanismi basati su regole delicatissime che l’umano sta mettendo a repentaglio. 

La campagna finirà il 31 gennaio 2022 e mancano ancora 600.000 firme.

(Per firmare: https://www.stop-finning-eu.org/it/). 


Dove vengono pescate prevalentemente? 

Dobbiamo immaginare immense imbarcazioni al limite della galleggiabilità con sopra gli schiavi, cioè persone che non sono libere di fare ciò che vogliono perché gli vengono prelevati i documenti e rimangono in balia della necessità di portare a casa un risultato economico. Così, oltre a pescare ciò che gli viene ordinato, quando trovano gli squali li spinnano, cioè gli levano le pinne.

Dunque, immagina che oltre all’attività illegale che viene portata avanti, si perpetra anche un altro fenomeno: la pesca illegale di squali. Sulle imbarcazioni vivono delle persone che sono sottomesse ad una sorta di schiavitù del terzo millennio e devono cercare modi per sopravvivere. Queste imbarcazioni sono ovunque negli oceani, dalle coste del centro Africa all’Est Asiatico.

I mercati più proficui mossi da necessità e con il business più fiorente connesso a questa pratica si trovano nell’est dell’Asia, ma i ristoranti e i popoli che hanno questa cultura si trovano ovunque. Proprio per questo motivo l’Europa si ritrova ad essere il principale attore di transito da una parte e dall’altra, è quindi inevitabile e necessario che l’Europa blocchi questo tipo di commercio. Questa è un’altra delle attività sostenute da Sea Shepherd che parte dal basso, dalle cittadine e dai cittadini. Noi la condividiamo soprattutto perché l’idea di riuscire a cambiare le leggi con una sollevazione popolare che fa questa richiesta all’Europa è il primo meccanismo per riuscire ad operare un cambiamento. 

Ci basiamo sull’obiettivo di riuscire ad operare un cambiamento agendo ovunque sia necessario con l’azione sul campo.

Siamo attive e attivi in tutti gli oceani del mondo e cerchiamo di dargli una voce perché non può proteggersi da solo. 

Buon mare!




Condividi 

Così possiamo inviarvi la nostra newsletter.
Per dimostrare che non sei un robot.
Clicca sul link per leggere il nostro avviso legale.
* Campi obbligatori
Post precedente Post successivo