Claudio Sisto e la fotografia subacquea in bianco e nero

17 di Febbraio, 2021 - Fotografia subacquea - Commento -

Valentina Cornacchione

Raccontare il mare in tutte le sue sfumature, ma in bianco e nero

Claudio ti accoglie con i suoi modi da romanaccio, ti scruta e ti studia a suon di battute. Il suo carattere diretto può intimorire inizialmente, ma basta poco per scovare l'eterno romantico che è in lui, e la sua immensa sensibilità.

Qualità che emergono chiaramente dalle sue fotografie.

Ritengo giusto presentare fotograficamente e personalmente il Vice Direttore della Rivista, colui che insieme agli altri membri della squadra sta rendendo questo magazine letto e apprezzato non solo in Italia, ma anche all'estero.

Claudio, partiamo dalla cosa più eclatante: perché in bianco e nero?

All'inizio le pellicole in bianco e nero erano le più economiche, per comprare quelle a colori dovevi avere molti soldi messi da parte. Quindi ho sempre scattato così per "convenienza", anche se poi ho fatto di necessità virtù e ora prediligo il bianco e nero anche in digitale.

Come reagiscono gli animali marini alla vista di un subacqueo con tutta quell'attrezzatura fotografica?

Dipende dalla specie, ma comunque non sono diffidenti. Forse percepiscono le buone intenzioni del subacqueo, anche se si spaventano un po' alla vista delle bolle che escono dall'erogatore. Ora, per fortuna, esiste il REBREATHER  che è utilissimo per queste attività fotografiche (sistema ARO, l'aria respirata non esce ma viene rimessa in circolo, ndr).


I soggetti più belli da fotografare?

Nessuno in particolare, vorrei fotografare le sirene ma ancora non le ho viste (sorride). L'animale che mi piace di più fotografare è il polpo. E' molto intelligente ed empatico, si diverte ad interagire con l'essere umano se sente di potersi fidare.

Mi ricordo di un'esperienza a Foce Verde, tanti anni fa, dove i polpi arrivavano a misurare anche un metro emmezzo. Quando ti accarezzava quel polpo, ti portava via la maschera! Ho anche smesso di mangiarli.



Cosa ti ha portato a fotografare la vita marina? Hai fatto un percorso di studi specifico?

In Italia non ci sono scuole specializzate in fotografia subacquea. Ho studiato fotografia (terrestre) sin dal liceo, ed in casa mia circolavano sempre le macchine fotografiche. Da piccolo avevo trovato la Comet 6x6 in casa e mi sentivo un vero piccolo fotografo. Alla fine ho unito l'utile al dilettevole: da ragazzo ho lavorato presso una Cooperativa di ormeggiatori a Nettuno, e c'era spesso la necessità di fare fotografie al fondale per riprendere ancore e catenarie. Usavo la Nikonos II , e stavo dietro al mio allora maestro e mentore Sandro D'Alessandri.


Fotocamera Comet

Nikonos II

Nikonos II


Hai notato cambiamenti ambientali acquatici nel corso degli anni? La Quantità e il tipo di animali che trovavi, la presenza o meno di rifiuti...

La situazione è precipitata dal 2000 in poi . Prima c'era solo un sentore di quello che sarebbe potuto accadere. Per di più trovavamo la plastica flottante dopo le mareggiate, che riportavano a riva tutto. Con i flaconi di plastica che trovavo ci facevo delle barchette per gioco. Poi negli anni '90 c'era molta meno plastica di ora, probabilmente è tutto legato alla velocità con la quale produciamo e consumiamo, in maniera e con i materiali sbagliati purtroppo.

Il lockdown e la situazione legata al covid ha influito sulla tua attività?

In verità ha influito più la burocrazia. Quando avevamo richiesto i permessi a marzo, per documentare come la natura in mare in poco tempo, si sia ripresa finalmente i suoi spazi, ci sono stati dati a giugno, quand'era tutto finito. 

L'esperienza migliore che hai fatto ultimamente?

Insegnare l'attività subacquea ai giovani, per creare nuovi subacquei affascinati, sensibili e rispettosi verso il mare. La formazione subacquea è importante in un individuo, ci impegniamo a renderla più inclusiva possibile e alla portata di tutti, così che possa esserci una maggior conoscenza del mare e di chi ci vive.


Pensi che la fotografia subacquea professionale possa essere un buon metodo per sensibilizzare e affascinare le persone al mondo marino e ai suoi abitanti?

E' IL metodo. La fotografia subacquea è importantissima, e necessita di corsi specifici. Con le nuove tecnologie quasi tutti possono permettersi un dispositivo per fare fotografie sott'acqua, ma più che fotografie, a parer mio sono immagini. La fotografia nasce non per giudicare, ma per raccontare. Per raccontare qualcosa di importante serve una preparazione tecnica e soprattutto della valida attrezzatura. Purtroppo una colpa ce l'ha anche l'editoria, pubblicando prodotti provenienti da non professionisti convinta che possa essere sufficiente così, quando servirebbe un prodotto da chi ne fa una professione (basti pensare al parco luci che un subacqueo professionista debba portare sott'acqua per ritrarre i colori effettivi dei fondali). Fare il fotoreporter, che sia per strada o in acqua, è un vero e proprio lavoro. Inoltre, sto notando una certa tendenza al femminile in questa professione (Pacificum per esempio, un documentario prodotto e girato per di più da donne), in cuor mio sono contento. Per me la Fotografia è donna, per delicatezza ed espressività artistica. 

Quanto viene messa in risalto la fotografia subacquea nella cronaca di tutti i giorni? La sua visibilità dovrebbe essere più capillare?

La cronaca di tutti i giorni purtroppo non tratta le tematiche del mondo marino se non per drammi ambientali o sociali. Ci si affida alle riviste di settore, che sono di nicchia. Molte piattaforme streaming però stanno facendo uscire buonissimi lavori fatti da professionisti, visibili e apprezzabili da tutti. La nostra Rivista punta su questo, alla qualità delle fotografie. Per me (noi) racconta più una fotografia che un articolo scritto.

Prossimi progetti?

Ne ho tanti. Il più prossimo è la mappatura fotografica del Mediterraneo, concentrando il lavoro sullo stato di salute del sottocosta. 

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