corallium

11 di Agosto, 2022 - Subacquea industriale - Commento -

Claudio Sisto /  foto di Massimo Ciliberto e CEDIFOP Palermo  



Ad Alghero (Sardegna) esiste una associazione, l’ Associazione Italiana Sommozzatori Corallari (AISC), che composta da un gruppo di operatori del settore ha come obiettivo lo sviluppo tecnologico, la sicurezza sul lavoro e ogni possibile evoluzione del mestiere svolto dai propri associati e rappresenta, anche, il settore dei sommozzatori professionisti che operano nella raccolta del corallo rosso. 

La pratica della raccolta del corallo, impropriamente definita “pesca del corallo”, è una pratica che si perde nella notte dei tempi e che in Sardegna ha trovato la sua massima espressione con professionisti che hanno fornito all’industria orafa un prodotto rinomato per qualità, tanto da rappresentare la materia prima richiesta dai più importanti brand internazionali per la creazione di gioielli unici. 

Questo settore sta vivendo una profonda crisi dovuta alla cattiva informazione, luoghi comuni sul depauperamento della risorsa, interessi economici che mirano alla sostituzione del Corallo Rosso di Sardegna con prodotti di scarso valore, come il Corallo Bambù o paste vitree che imitano il vero corallo rosso danneggiando direttamente l’economia, l’immagine e la reputazione di Alghero. 

Attualmente la filiera del Corallo non dispone di un Codice Etico di raccolta, che nel settore della trasformazione e vendita del prodotto finale deve essere garantito, certificato e sostenibile. Sarebbe il caso di approfondire la problematica coinvolgendo gli attori interessati, quali i Corallari, gli Artigiani, le Associazioni di Commercio del Settore, la Camera di Commercio, il mondo turistico, quello della formazione professionale che potrebbero trovare nuovo slancio per il lavoro di molti operatori diretti ed indiretti.



In questo ambito, la Regione Sardegna, tramite l'Assessorato dell’Agricoltura e Riforma Agropastorale, ha emesso un Decreto regolamentante la pesca del corallo, integrando gli obblighi forniti dal D.lgs 81/08 sulla tutela dei lavoratori in acqua, gli obblighi del medico competente ecc., che, purtroppo, spesso non vengono applicati.



Il primo obbligo, che è quello di corretta formazione degli operatori, i cosiddetti “pescatori” di corallo per attività fuori dal porto, è assente; mentre fra quelli richiesti, attestati di qualifica professionale, il più elevato è quello di OTS (Operatore Tecnico Subacqueo), figura professionale abilitata ad operare solo in ambito portuale, cosi come ribadito anche dalla legge 28/03/2022 n.25 art.27 bis., che come requisiti minimi, sembrano ormai superati e inadeguati a garantire la sicurezza di chi fa questo mestiere.



E' opportuno significare che le norme finora indicate non regolamentano, in Sardegna, in modo specifico i protocolli operativi per immersioni profonde oltre i 50 metri e allo stato attuale, le misure di sicurezza adottate sulle imbarcazioni sono al di sotto dei minimi di sicurezza che dovevano essere addottati, e questo problema percorre tutto il settore operativo in mare.


Lo stesso per le attrezzature di bordo da utilizzare, considerate le notevoli profondità di lavoro e quindi rientranti nelle immersioni cosiddette di alto fondale, adatte per "tecniche di saturazione" che devono necessariamente comprendere tutti i presidi necessari, formativi ed operativi, per garantire la sicurezza minima applicabile.

Appare di tutta evidenza che attualmente nessun corallaro, pur acquisendo la Autorizzazione Regionale, ha mai posto in essere tutti i presidi e le tecniche necessarie per svolgere immersioni in alto fondale che la “raccolta” del corallo e il Regolamento Regionale prevedono, né ha la qualificazione necessaria di altofondalista come, per analogia, prescrive la legge della Regione Sicilia 07/2016 art.2.1c con relativa iscrizione nel Repertorio Telematico istituito dalla stessa per il livello di alto fondale, per la corretta applicazione del D.lgs. 81/2008.




Su questo punto Massimo Ciliberto - Presidente pro tempore Associazione Italiana Sommozzatori Corallari) dichiara : "Mentre la Regione Sicilia ha regolamentato la formazione delle attività extraportuali con la legge 07/2016 dove i corallari rientrano nella categoria degli operatori di altofondale, essendo la profondità delle nostre immersioni molto superiore ai -50 metri. La Sardegna potrebbe istituire un Distretto ponendo al centro il Corallo Rosso con tutto l’indotto di risorse umane, artigiane, tecnologiche, culturali che diverrebbero volano per il turismo, la formazione professionale anche nel settore della trasformazione che attualmente è monopolio di artigiani ed industrie allocate a Torre del Greco. Difatti inverosimilmente il nostro Corallium Rubrum, il migliore e più ambito al mondo, non viene trasformato in gioielleria in Sardegna, quando proprio qui questo settore potrebbe rappresentare uno sbocco occupazionale per molti giovani in cerca di occupazione. E occupazione di alto profilo artistico ed economico. I drammatici e fatali incidenti che hanno coinvolto numerosi nostri colleghi e spesso compagni di lavoro, obbligano ad una verifica sul campo delle norme che regolamentano attualmente la disciplina del lavoro della raccolta del corallo, pur nella convinzione che le stesse non consentono, cosi come proposte, una sicura attività lavorativa. "

D’altro canto in nessun comparto di lavoro, e a maggior ragione in quello subacqueo in alto fondale (offshore), può essere assente una precisa e attenta regolamentazione per superare gli ormai consueti accadimenti nefasti che colpiscono gli operatori del settore. 

Come più volte fatto cenno la stessa Regione Sicilia sugli operatori offshore ha regolamentato le modalità esecutive agevolando l’intendimento di raggiungere un livello di sicurezza tale da ridurre i rischi di morte, o di incidenti con conseguenze spesso invalidanti per gli stessi operatori. 

E' ormai il momento giusto affinché le istituzioni, in primis quelle Regionali che rilasciano le autorizzazioni a pagamento, verifichino la reale esistenza a bordo dei requisiti e il rispetto delle norme di esecuzione delle immersioni in saturazione, (attestato di qualifica professionale di Diver in saturazione), il possesso di idonea imbarcazione e dispositivi di protezione previsti, la regolare omologazione della camera di decompressione a bordo e delle attrezzature, perchè solo così si potrà garantire agli operatori una maggiore sicurezza sul posto di lavoro, sicurezza che ad oggi, purtroppo è sempre venuta a mancare. 

 La tematica è stata discussa in un colloquio a Roma, presso la Camera dei Deputati con l’on. Pietro Pittalis, che aveva già presentato diverse interrogazioni parlamentari per la sicurezza degli operatori nel settore della subacquea industriale.

Massimo Ciliberto si sofferma su questo punto dichiarando con fermezza "sarebbe opportuno organizzare un incontro in Sardegna, nello specifico ad Alghero, per evidenziare la problematica e proporre un tavolo operativo sul da farsi sia per realizzare un Codice etico da sottoporre alle aziende orafe, al pari di ciò che è stato fatto per i diamanti, le perle, l’avorio, i metalli preziosi. E gettare le basi per un Distretto del Mare (soggetto giuridico di diritto pubblico ai sensi della Legge n. 317 del 1991, Deliberazione CIPE del 21/03/97, Legge 266/1997, Legge Bersani, legge 140 1999), che coinvolga tutti gli operatori interessati. "


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