Correva l'anno 1992, soccorso, soccorso poi però, rimborso!

29 di Ottobre, 2021 - Racconti di mare - Commento -

Massimiliano De Cristofaro / Foto di redazione 

foto di redazione

Attenzione alla formazione.

Bei tempi quelli dei corsi sub nelle Grotte di Nerone, si partiva dalla spiaggia di Anzio dove Nerone villeggiava con una villa imperiale sul mare.

Tra le spiagge più note del litorale a sud di Roma, ovvero il lido delle Grotte di Nerone, si raccoglie in un unico sito mare, storia e archeologia. 

Una bella spiaggia e mare di sovente limpido, qui si celebra uno dei siti archeologici più importanti del Lazio, proprio i resti della maestosa villa imperiale di Nerone.

Ah, Nerone. 

Ce ne sono di cose da vedere per i neofiti, soprattutto cose da imparare. 

Qui si impara la subacquea di base, vestizione, assemblaggio del gruppo erogatori, vestizione e svestizione, immersione dalla riva, navigazione, insomma, insieme a Nerone si impara gran parte di quello che c’è da sapere per diventare un provetto sommozzatore. 

C’è chi, nel 2018, si è sposato sott’acqua proprio in questo mare, a - 3 metri, infatti, fu celebrato un matrimonio e per lo svolgimento corretto del rito, sono stati utilizzati sia cartelli plastificati come palinsesto e il “SI” della sposa è stato pronunciato ricorrendo ai segni convenzionali della subacquea con un OK, mentre le fedi erano state legate su una stella marina. 

Foto di redazione

Comunque sia, stravaganze a parte, per molti anni ho aiutato diversi istruttori sub a creare i loro piccoli sommozzatori proprio in quelle acque, fra un mare eccezionale, tanta voglia di fare esperienza e qualche slalom  fra i gommoni che ogni tanto, ehm, dimenticano i segnali segna sub.

Ricordo un giorno fra i tanti, era novembre inoltrato del lontano 1992, faceva un freddo, era pomeriggio avanzato, dovevamo terminare un corso di orientamento e l’acqua era particolarmente mossa, con sospensione, perfetta per gli esami a bussola e vecchie tabelle di traccia con goniometro, si montarono le attrezzature, ci si fece il segno della croce e si partì. 

Più che altro pregai per il freddo, avevo portato una sottomuta ma avevo dimenticato il pezzo sopra, una tre millimetri non bastava per rimanere qualche ora in acqua, comunque sia, facemmo bene il nostro lavoro. 

Lontani dalla riva, anzi, parecchio lontani dalla riva, decisi di emergere, volevo vedere le condizioni meteo perché sotto non si stava più bene.

Una volta emerso constatai di trovarmi almeno a 500 metri dalla riva con un fondale di 3/6 metri, forse meno, sottovento, con onde abbastanza alte, con un mare che passava da un presunto forza 3 ad un forza 4 in breve tempo. 

Quando si usano le espressioni “mare forza 4” ci si riferisce alla scala di Douglas ed in particolare indica un mare molto mosso con altezza delle onde compresa tra 1.25 e 2.50 metri, insomma, non era più il caso di giocare. 

Tornai giù sulla verticale del pallone, i ragazzi mi guardarono e iniziarono la camminata verso la riva, avremmo ripreso qualche giorno più in la, io invece di pinneggiare sotto, decisi di salire in superfice e di godermi un po’ di onde, eravamo tanti, il gruppo stava bene, non c’era alcun rischio e inoltre, avevo agganciato una cima al pallone dei ragazzi, quindi non c’era alcun pericolo. 

A 100 metri da me sulla destra verso la riva ho visto un braccio! 

Un braccio? 

Si un braccio, anzi, due braccia, poi niente, poi due braccia, poi un braccio, il tempo di realizzare che c’era bisogno di aiuto stavo già pinneggiando verso quella sagoma, indefinita, forse uno scherzo ottico, me mentre mi avvicinavo sentivo urlare “AIUTO”, “AIUTO”, ho spinto come si deve ma l’ho visto andare giù, nessun braccio, niente, onde alte e mare con sospensione, da solo, in superficie, non mi sarei mai voluto trovare in quella condizione, mai! 

Scendo e salgo repentinamente, ho perso un naufrago, una vita, ero disperato, poi mentre pinneggiavo sopra e sotto nella direzione della sagoma ho visto qualcosa, la corrente era così strana e così forte che ci stava spingendo velocemente verso riva, "viva Dio" esclamai, almeno questo, poi l’ho visto, era a mezz’acqua, privo di sensi, un uomo, di mezza età, costume, pinne, maschera, boccaglio e cuffietta, con degli strani guanti palmati! 

Preso. 

L’ho preso! 

L’ho tirato letteralmente a riva mentre gli altri si erano accorti del caos e raccoglievano i miei strumenti che lasciavo a mo’ di zavorra in mare mentre portavo il malcapitato a riva, via le bombole, via la cinta, via tutto quello che pesa, mano mano via la maschera, via le pinne (pinne di profondità d’apnea, lunghissime, una mia fissa) e a riva con lui sulle spalle arrivo pesante sul bagnasciuga. 

Arrivano anche gli altri uno dietro l’altro, la persona è in posizione di sicurezza, non è cosciente, è freddo, rigido, duro come un sasso, bocca serrata e occhi serrati, non respira, non respira. 

A quel punto tento di aprire la bocca ma i denti erano sigillati, impossibile da aprire quella bocca e poi no, mai infilare un dito, se accade qualcosa con un morso va via una falange, no, mi ricordo che nel Gav ho una vite, o meglio una vite elicoidale di soccorso per aprire la bocca (la portavo insieme ad un limone per aprire e mangiare le cozze crude, una passione …), la estraggo e spingo, laterale, si apre, si apre e mentre spingo CRACK, via diversi denti, mannaggia aveva una specie di ponte, comunque via la lingua che si era ribaltata in gola e giù di massaggio cardiaco, 30 compressioni e due insufflazioni, niente, ancora compressioni, insufflazioni, dopo 10 minuti senza sosta in arrivo dei soccorsi allertati tosse, si riprende, è vivo! 

Lo caricano semi incosciente, barella, telo termico, pallone Ambu e lo portano via a gran sirena.

Poi si saprà che l’uomo è sopravvissuto. 

Tutto è bene quel che finisce bene, ma … 

Al nucleo Airone della Protezione Civile al quale appartenevo, arrivò una lettera, una lettera “cicciotta”, pesante, ben vestita, era la lettera di un noto legale che, delegato dal naufrago, mi chiedeva gentilmente diversi milioni di lire (dell’epoca) per aver rotto i denti al suo assistito. 

Ho riso almeno mezzora, non credevo a ciò che leggevo, anche perché mi arrivò una seconda lettera dell’inps, nella quale il dirigente di non ricordo quale sede mi addebitava altri milioni di lire per aver reso inidoneo temporaneamente un loro dipendente! 

Fantastico, fra me e me pensai che la prossima sagoma in mare se la sarebbe dovuta vedere da se, ma poi, quando nasci in un certo modo, non muori in un altro, tranne pochi casi che confermano la regola. 

All’epoca avevo già frequentato alcuni corsi ministeriali di primo soccorso, non c’era il BLS, inoltre, avevo un brevetto dell’ARC (American Red Cross) specifico per i soccorsi in mare, grazie al quale, in camera caritatis, venni poi meno a qualsiasi adempimento risarcitorio, ma ci volle quasi un anno per uscire illeso dal tunnel burocratico. 

La morale? 

Se vogliamo “fare”, nessuno ci obbliga. 

Se vogliamo “salvare”, nessuno ci obbliga. 

Se facciamo bene e salviamo, abbiamo fatto solo il nostro. 

Se invece sbagliamo nel fare e nel salvare poi ci puniscono. 

L’unica strada percorribile è quella di formarsi (ed informarsi) prima di svolgere qualsiasi azione, se siamo formati e se siamo autorizzati lo facciamo, altrimenti possiamo non solo essere puniti, ma peggiorare la situazione già critica di un soccorso, immaginate che molti anni dopo quell’intervento, con la mia squadra eseguimmo un massaggio cardiaco critico ad un uomo … colto da infarto! 

Immaginate voi il resto. 

L’insidia è in agguato. 

Dobbiamo prevenire le insidie burocratiche in un paese la cui società moderna del “diritto” è basata su un ragnatela di leggi controverse, parallele e a volte, diametralmente contrapposte. 

Dobbiamo quindi essere stra-preparati, formati e abilitati, se vogliamo osare dobbiamo sapere, più degli altri. 

Formazione, corsi, meeting, seminari, specializzazioni, master, cicli e ripassi, questa sarà la nostra vita se vogliamo “fare”, altrimenti dobbiamo preferibilmente solo “pensare” di fare, nuoce meno. 

Se sai sei, se non sai, non sei! 

“Esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, l’ignoranza.” (Socrate) 

Per i più curiosi, il sito dell’American Red Cross history: https://www.redcross.org/content/dam/redcross/National/history-full-history.pdf


foto di redazione 

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