Cosa resterà?

22 di Marzo, 2021 - Nautica e vela - Commento -

a cura di Rita Biasco

Cosa resterà?

La Coppa America è entrata un’altra volta nelle nostre case. Il pubblico italiano l’ha conosciuta con “Azzurra” nel 1983. Poi è ritornata alla ribalta nel ’92 con “Il Moro di Venezia” ed ora “Luna Rossa” ha di nuovo fatto battere i cuori italiani durante le notti dei primi di marzo. In mezzo tanti altri team italiani di cui si ricordano solo i velisti. Improvvisamente tutti gli “amici sportivi” italiani hanno riversato sulla vela tutta l’attenzione, il tifo e la magra competenza di cui sono stati capaci nel breve arco di qualche mese tra eliminatorie e finale della 36° edizione.



Ma cosa resterà di tutto questo ardore? Senza tema di smentita si può dire che delle precedenti esperienze non è rimasto nulla riguardo la diffusione di questo sport negli strati base del grande pubblico. Nonostante qualche rubrica dedicata nei programmi di sport, nessuna iscrizione dei propri figli ad una scuola di vela e nessuna richiesta che una scuola del genere venga fondata nel proprio comune, magari in luogo dell’ennesimo campo di calcetto o di pallavolo, proprio per dare un seguito fattivo proporzionato alle fiamme di tanta partecipazione alla più altisonante delle competizioni veliche. Prima dell’impresa di Azzurra non è mai successo di entrare in un bar e sentir parlare di strambate, con tanto di critiche sulle scelte operate come se si fosse nel foyer dello Yachting Club Costa Smeralda, con un altrettanto rapido raffreddamento degli animi una volta spenti i riflettori mediatici sulle regate. Che i media seguino la scia dei soldi è noto ma che il pubblico si limiti ad interessarsi ad una qualunque disciplina basta che si tratti di tifare tricolore trasmette tristezza e superficialità. Non si contano gli esempi di atleti o di squadre che nei più svariati sport hanno portato sul podio la nostra bandiera e che comunque sono passati del tutto inosservati al grande pubblico. Colpa in parte della disponibilità degli sponsor a comprare visibilità ma anche in parte del qualunquismo sportivo di cui soffre l’italiano medio. Tanto per restare nella vela, nell’edizione di quest’anno della “Vendèe Globe” (giro del mondo in solitario senza scalo o aiuto circumnavigando l’Antartide) il nostro Giancarlo Pedote ha portato in patria un onorevolissimo ottavo posto su 33 iscritti di cui otto ritirati (previsione media dei ritiri 50%). Un risultato da applauso in quanto è considerata la regata più selettiva e dura del mondo e che nessun italiano era mai arrivato così in alto. Sconosciuti ai più anche gli altri eroici italiani che prima di lui hanno osato sfidare le severe condizioni dell’estate australe (raramente si registra più di -20° con aria ferma). Altra vela, diversa come la Ferrari di Leclerc e la Jeep Wrangler di quest’anno, ma non per questo meno epica, suggestiva e meritevole.

Inoltre c’è da osservare che le barche della Coppa America delle ultime edizioni, sono mezzi altamente estremizzati e finalizzati unicamente alla competizione dell’anno in corso. Non rispecchiano minimamente il concetto di barca che presumibilmente, per quanto sofisticata, potremo incontrare sul nostro percorso di sportivi e questo, nel caso di giovani che volessero avvicinarsi alla vela, può portare a delusioni dovute alle aspettative sbagliate.


Foto: azzurra.it del 1983

Per tutto quanto detto sono da sostenere e lodare tutte quelle iniziative, piccole e grandi, che tendono a coltivare i futuri appassionati iniziandoli alla cultura nautica, piuttosto che al mero agonismo, sviluppando in loro la passione per le sensazioni elettrizzanti che la natura umana prova nel dominare gli elementi indomiti e che, nel caso, può diventare anche competizione.


In questo Photopress - Mondo sommerso si propone in prima linea proprio come collegamento tra la cultura del mare ed il grande pubblico, trattando volta per volta e da punti di vista diversi, i temi che possono appassionare e far avvicinare con curiosità alle discipline sportive che hanno come filo conduttore l’acqua. Nei nostri slanci di entusiasmo lavoriamo per corsi di vela base alle elementari e programmi di inserimento di ragazzi da recuperare negli equipaggi iscritti a regate locali come pratica di reinserimento sociale. Ma alla fine che rimanga qualcosa di buono delle tante ore trascorse insonni ed in pantofole davanti alla TV durante questo ultimo marzo dipende in fondo solamente da ognuno di noi.

Buon Vento.

RB

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