Dall'Atlantico dei pirati al Tiber, la lunga rotta delle anguille. (Prima parte)

16 di Novembre, 2021 - Mari e fiumi - Commento -

Claudio Sisto / foto di repertorio Redazione, Valentina Cornacchione, Claudio Sisto 



Questo splendido e misterioso pesce si riproduce nel Mar dei Sargassi, ma vive nei fiumi e laghi europei e americani.

L'anguilla è una delle creature più misteriose della Terra e per secoli ha confuso gli scienziati, da Aristotele a Freud. 

Nessuno riusciva a capire come o dove si riproducessero. 

O se ci fossero effettivamente anguille maschi e femmine. 

O come sono riusciti a trasformarsi da animali di acqua salata ad animali d'acqua dolce e poi di nuovo in "anguille d'argento" di acqua salata alla fine della loro vita.

Anche Freud, giovane studente di scienze naturali, impiegò molto tempo a cercare un organo riproduttivo che potesse definire il sesso delle anguille ma senza successo.

L'uomo che ha posto le basi per la moderna terapia psicologica e l'uomo che ha sviluppato le teorie sull'invidia del pene e l'ansia di castrazione. Ha iniziato la sua carriera scientifica cercando di spiegare la sessualità di un pesce, fallendo.

Grazie al biologo danese Johannes Schmidt,  oggi abbiamo informazioni su dove si accoppiano questi "strani" pesci. Nel 1904 durante una spedizione nell'Atlantico, catturò e misurò alcuni esemplari di anguilla. 

Molte furono pescate al largo delle coste europee, ma che essendo troppo grandi non potevano essere appena nate: navigando però in direzione opposta rispetto al flusso migratorio, si diresse molto più ad ovest pescando animali sempre più piccoli. 

Diciotto anni dopo, nel famigerato Mar dei Sargassi (parte dell'Atlantico tra le Grandi Antille e le Isole Azzorre), teatro di scorribande corsare e di temibili pirati, scoprì il luogo di nascita di tutte le anguille del mondo (comprese le nostre che peschiamo dal fiume Tevere al delta del Po).

Un unico punto d'origine e un unico punto dove ritornano per dare continuità alla specie.

Ancora non abbiamo ben chiaro come fanno ad orientarsi nella loro migrazione di "andata"  e " ritorno", ma molte supposizioni si orientano ad identificare degli  elementi che variano  dal magnetismo terrestre alle fasi lunari, l'aiuto della corrente del Golfo appena nate e  anche l'olfatto molto sviluppato sembrerebbe essere il protagonista del loro viaggio che le porta a riconoscere "l'odore" ancestrale dei fiumi dei loro antenati.



Durante la loro vita, che può raggiungere gli 85 anni, le anguille vivono quattro stadi di metamorfosi: nascono nel Mar de Sargassi e da piccole larve cominciano la loro navigazione verso le coste d'origine dei loro genitori, impiegando un paio di anni, trasformandosi in "Cieche" o "Anguille di vetro", trasparenti e ancora molto piccole.

Il passaggio tra l'acqua di mare e quella dolce le trasforma in anguille gialle, e durante l'ultimo stadio, ovvero quando decidono di tornare nel Mar dei Sargassi, mutano per l'ultima volta e sviluppano gli organi sessuali diventando anguille d'argento.

Il mistero si fa più fitto riguardo alla "strana" vita di questi pesci, quando ci si accorge che alcune decidono di non tornare mai più o per lo meno nei primi anni di vita nel Mar dei Sargassi,  per loro il tempo si ferma, non invecchiano, non subiscono l'ultimo mutamento che le identifica sessualmente.

Sono stati studiati esemplari che hanno deciso di far ritorno "a casa" dopo 60 anni di permanenza nei fiumi.



I fiumi Italiani per anni hanno dato "lavoro" a molti pescatori di anguilla, dal delta del Po, a finire nel fiume della Capitale, il Tevere, senza tralasciare le tradizioni della costa toscana, dove le giovani anguille vengono "divorate" alla marinara da tempi immemori.

Si pensi che nel "Biondo", solo nel tratto che va da Ponte Marconi fino al Ponte "di Mezzocammino"  (Raccordo Anulare) fino alla fine del secolo scorso, insistevano otto cooperative di pescatori di anguille, immaginatevi quanto invece poteva essere lo sforzo di pesca nel delta del Po se solo nel Tevere esistevano centinaia di persone impegnate in questa attività.

Oggi purtroppo questo pesce è in crisi, rischia l'estinzione ed attualmente è considerato animale protetto, è infatti elencato come criticamente in pericolo nell'appendice II della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione (CITES).

Lo sfruttamento alimentare, l'inquinamento dei fiumi e dei laghi, e forse quell'antipatico cambiamento climatico che tanto rifiutiamo di capire che purtroppo è in atto (rallentamento della corrente del Golfo), ne stanno determinando la sua scomparsa.

In più esiste un altro fenomeno odioso e da contrastare, difficile da documentare ma esistente, il bracconaggio.

Questa attività illegale si estende davanti alle foci dei fiumi in tardo inverno, inizio primavera, al fine di bloccare le entrate in acqua dolce delle giovani anguille, attraverso delle fittissime reti che fanno strage di migliaia di esemplari.

Purtroppo dove c'è la domanda esiste l'offerta, ovvero fino a che esisteranno abitudini alimentari che oggi risultano dannose per l'ambiente e la sua conservazione, avremmo sempre questo tipo di attività.

Per il fiume Tevere il tema è più complesso e volendo risolvibile attraverso un controllo costante e continuativo da parte degli organi competenti.

Da molti anni si assiste purtroppo al bracconaggio da parte di individui che nei fine settimana in determinati mesi dell'anno (settembre-novembre), provengono dalle vicine regioni e si stabiliscono lungo gli argini più remoti della Capitale e con attrezzatura non consentita (mazzangore), prelevano delle quantità enormi di anguille, destinandole al mercato Natalizio del sottobosco alimentare illegale, senza lasciare traccia obbligatoria della vendita del pescato cosi come imposto da leggi e regolamenti europei.

Descrivo questo fenomeno romano, perché ho avuto modo personalmente di assistere a tali orribili scene di attività illegale nel Tevere, che non cessa di esistere e che sta determinando una drastica riduzione della presenza di questi animali misteriosi, che solo per la loro magica esistenza dovrebbero essere tutelati e protetti senza dover ricorrere a leggi speciali o determine locali per impedirne lo scempio della cattura.


Fine prima parte

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