Deep diving: nelle profondità del mare e del nostro Io

25 di Aprile, 2021 - Attività subacquee - Commento -

a cura di Valentina Cornacchione, fotografie di Claudio Sisto

Il capitolo del corso Advanced per gli under 40 (metri)

Il desiderio e la curiosità di andar a vedere cosa c’è più in profondità cova in ogni appassionato del mondo sommerso. Superati i 20 metri si entra in un altro spazio, che brulica di vita celata agli occhi dei molti come alcune specie di pesci pelagici, gorgonie, coralli e anche “scheletri” provenienti dal mondo emerso: i relitti.

Ma la profondità del mare, nonostante la sua misticità e immensità, è anche spietata: non si può sperare che essa sia benevola qualora si commettesse un errore da parte nostra, di fronte alle nostre sbadataggini  e alle nostre “prodezze” non può far altro che ricordarci inesorabilmente quanto sia lontana la sua superficie.


Aspetti tecnici

Durante l’immersione profonda il subacqueo può provare diverse sensazioni legate alla pressione (che ora si fa decisamente sentire):

  • il termoclino, lo strato d’acqua dove si ha un repentino abbassamento della temperatura, che varia in base alle stagioni (nel Mediterraneo l’escursione termica è molto maggiore d’estate che d’inverno), alle correnti, al tipo di fondale ecc… Quando durante la discesa si attraversa un termoclino, si nota una ridotta trasparenza dell’acqua dovuta al contatto tra strati con differenti temperature e densità. Quindi il sub deve indossare la muta adatta in base alla temperatura che troverà in profondità.
  • Superamento dei NDL (limiti di non decompressione): chi si avvicina all’immersione profonda deve sapere i problemi ad essa collegati come i consumi della scorta dei gas, la narcosi d’azoto, la protezione termica e la respirazione. Nelle immersioni profonde con soste di decompressione è molto saggio e previdente disporre di una bombola supplementare indipendente dallo scuba principale, dotata di manometro ed erogatore. Ciò comporta due vantaggi, uno psicologico e uno pragmatico: quello psicologico è dettato dal sub che, dotato di bombola addizionale (chiamata “pony tank”) si sente più sicuro e si rilassa, così da far diminuire il suo ritmo respiratorio e quindi anche i consumi; quello pragmatico è che ovviamente si ha una maggior quantità d’aria da respirare. 


Pony tank

La pony tank è una bombola di almeno 7 litri che permette una più tranquilla risalita da 40 metri, eseguire una sosta a 20 metri e le successive in sicurezza. La pony tank da 7 litri ha un ottimo rapporto tra quantità di gas/assetto, non influenzando l’equilibrio idrostatico.

Questa bombola non deve essere impiegata pianificando il suo utilizzo una volta esaurita la scorta di gas principale sul fondo. In situazioni normali, il momento tecnico giusto di entrata in scena della pony tank è al “deep stop” di 20 metri, in modo da disporre della quantità di gas necessaria per la normale emersione anche ventilando con ritmi superiori alla norma. Aspetto fondamentale della pony tank è il materiale di cui essa è composta: deve essere in alluminio, non in acciaio, per l’eccessivo peso di quest’ultimo che condizionerebbe male la quantità di zavorra del sub costretto ad averne meno per compensare il peso dell’acciaio. 


Il trucco è la consapevolezza

Fondamentalmente dobbiamo essere consapevoli di tre cose nel momento in cui affrontiamo un’immersione profonda con tutto ciò che ne consegue:

  • La consapevolezza che il rischio aumenta con l’aumentare della profondità;
  • Consapevolezza che un problema semplice a profondità minori diventa complesso in profondità;
  • Consapevolezza del proprio livello di esperienza, formazione e limiti personali.

L’ultimo punto, durante lo studio e/o l’allenamento, è fondamentale. Ci siamo mai chiesti qual è per noi la definizione di limite personale? Abbiamo mai capito fin dove riusciamo a spingerci?

Sembra una domanda stupida, ma invece ponendocela attiveremo tutta una serie di considerazioni molto importanti su noi stessi in grado di definirci meglio come futuri deep diver (e non solo, nella vita). Non ignorare i propri limiti è fondamentale per ogni pianificazione, ed affinché sia corretta occorre scavare dentro noi stessi senza fingere. E’ anche un bellissimo modo per lavorare su se stessi, per prenderci cura del proprio Io in un modo diverso.

Forse, per alcune persone, questo esercizio potrebbe risultare “difficile” perché più o meno inconsciamente entrano in gioco importanti fattori psicologici, spesso in conflitto con il proprio ego.

Sì, stiamo parlando ancora di subacquea e non di psicologa, ma pensate che le due cose siano separate? Nonostante possiamo scendere in gruppo e siamo affiancati dal nostro compagno, là sotto in qualche modo siamo “soli”: noi, con il nostro bagaglio di esperienze ed emozioni, e tanta tantissima acqua intorno.


Una questione di ego

Siamo in un periodo dove sembra che dobbiamo sempre dimostrare qualcosa a qualcuno per affermarci come persone, e nel nostro caso il desiderio di sentirsi valutati come “grandi subacquei” è sì un desiderio più o meno prorompente ma anche una fonte di imprudenze e incidenti che possono avvenire sott’acqua. 

Il rischio in questi casi è che nella spirale della “mania di grandezza” vengano trasportati anche altri subacquei che si fidano del sub “avventuriero”, creando quest’ultimo problemi non solo per se stesso ma anche per gli altri. Esplorare fondali profondi senza prima addestrarsi a dovere equivale a non conoscere i principi fondamentali della prevenzione, quindi se accadesse un incidente, dopo aver soccorso il malaugurato, c’è poco da essere comprensivi. 

Chiaramente si sa che è difficile stabilire con precisione il proprio livello di esperienza e di addestramento, ma gli istruttori esistono anche per questo: essere presenti per rispondere a dubbi ed insicurezze, per esprimere un parere, per avere indicazioni sul luogo in cui immergersi. 

Infine, non c’è cosa peggiore che considerarsi “arrivati”, che si creda di non avere più niente da imparare, che il livello di sicurezza raggiunto sia sufficiente, che per divertirsi non serva altro.

E’ doveroso dire che la sicurezza effettiva, oltre a quella legata al proprio addestramento, è collegata anche all’evoluzione tecnica e scientifica delle attrezzature, con le loro piccole e progressive migliorie. Quindi non si smette mai di imparare visto che l’insegnamento va a braccetto con la tecnologia e la scienza, in continua evoluzione. 


Per un’immersione profonda serena, divertente e produttiva, vogliamo consigliare alcuni “obbiettivi” da raggiungere che potreste far vostri durante questi bei momenti:

  • Semplice escursione/esplorazione di un mondo molto diverso dopo i 20 metri;
  • Esecuzione di fotografie e video, notando come si comporta la luce in quelle profondità e di conseguenza come si comportano i colori;
  • Questioni di ricerca e/o studio scientifico;
  • Essere di supporto ad altri subacquei.


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