Diving in the Tiber river

14 di Novembre, 2021 - Editoriale - Commento -

Editoriale di Claudio Sisto / foto di Valentina Cornacchione

Girare documentari per il progetto TYRRHENIA REDISCOVERY, mi sta portando a fare immersioni ovunque, anche in siti che se lo racconti ti prendono per un appestato senza speranza.

Nell'immaginario collettivo, il Tevere che scorre nella città di Roma è talmente inquinato che entrarci dentro significherebbe morte certa per chissà quali patogeni "alieni" , oppure essere assaliti da topi geneticamente modificati.

Certo non è una delle migliori acque a cui sono abituato, ma non è nemmeno tutto questo orrendo profluvio che si racconta in giro.

Per comprenderne le giuste misure bisogna immergercisi, navigarlo e viverlo costantemente, come un parente, un fidanzato, un amante.



Ed eccomi, in una mattina di novembre, per niente fredda, anzi a maniche corte e col sudore che scorre copioso sul corpo che decisamente mi disorienta su date e temperature, mi accingo ad  infilarmi nella muta stagna per affrontare alcune riprese subacquee nel "mio" Tiberis.

La località è abbastanza nota al sottoscritto, perché la  monitorizzo e studio da almeno vent'anni, e precisamente si tratta del cosiddetto "Porto Papalino" in Riva Ostiense.

Gli assistenti controllano minuziosamente tutta l'attrezzatura che abbiamo preparato la sera prima, bombola, erogatore rigorosamente a membrana, gran facciale, calzari, pinne, piombi ecc.

Alla fine sembro un astronauta pronto ad affrontare lo spazio ignoto neanche fossimo sul set di  Space Odyssey, ma è giusto così. 

Li dentro non si lascia nulla al caso, è un immersione fredda, in corrente e di solito con scarsa visibilità.



Ovviamente sono circondato da Colleghi ultra preparati ad ogni evenienza ed esigenza, persone con cui lavoro da moltissimi anni e affido a loro la mia vita, senza mai ovviamente abbassare la guardia. 

In queste attività va tutto bene se si è collaudati e sinergici, ognuno fa il suo, quindi mentre lavoro nella creazione di video e/o foto sott'acqua in questi ambienti mi sento tranquillo perché so di essere monitorato ed assistito da una squadra esperta, che vi assicuro fa la differenza durante le operazioni lavorative considerate estreme... Angeli custodi che mi riporteranno sempre a casa integro.

Quindi dopo essermi preparato in tutto e senza tralasciare nulla al caso, mi siedo sul bordo del sito prefissato ed entro... Una stilettata colpisce tutto il mio corpo fino ad arrivare all'anima.

Il Tevere non fa sconti sulla temperatura, è freddo e gelato e per un attimo ti ritrovi nel mare di Bering, ma la struttura in metallo del gigantesco Gazometro che si pianta davanti ai miei occhi mi ricorda che sono a Roma a bagno nel Rumon!

Mi faccio passare le attrezzature da ripresa e comincio un lentissima ricognizione molto accostato alla riva per non essere investito dalla corrente che scorre impietosa verso il centro delle bionde acque.

Mentre osservo intorno a me la situazione, con la mano sinistra accarezzo il "filo d'Arianna" che mi tiene collegato a terra e al mio "compagno" che controlla da remoto che tutto vada secondo i piani,  e all'improvviso ecco una nutria per niente timida che nuota sopra la mia testa.

Velocissima si approccia al sottoscritto con una musata sul vetro del gran facciale per poi sparire in un nano secondo verso il fondo dove presumo abbia la sua tana d'emergenza per scappare da eventuali predatori, per altro assenti nel Fiume romano.

I giorni che hanno preceduto questa immersione, sono stati piovosi e quindi il Fiume non è tranquillo, l'acqua che scende da "monte" lo ha alzato di livello, cambiando lo scenario che mi sarei aspettato, complicando quindi le cose sul piano tecnico di ripresa. 



Purtroppo la giornata non è fruttuosa, non si possono fare le riprese volute a causa delle piogge dei giorni scorsi, ma voglio rimanere un attimo ancora a nuotare in questo Dio liquido, che se pur maltrattato dal genere umano, regala sempre emozioni profonde al sottoscritto.

E' stato un Fiume molto importante per la storia di Roma, anzi credo che senza di lui questa città non sarebbe proprio esistita,  ed io sto immerso dove sorgeva una struttura portuale usata dai Papi, come sosta per i loro pellegrinaggi alla Basilica di San Paolo che dista meno di un chilometro da dove mi trovo.

Insomma, si è inquinato, maltrattato, dimenticato,  ma resiste e orgoglioso ci restituisce sempre visioni romantiche, naturalistiche e storiche. 

Mai uguale al giorno prima, vive di una propria entità, che dovremmo tutti quanti saper rispettare, tenendolo pulito e fruibile a chiunque voglia passeggiare sulle sue rive, navigarlo, o semplicemente ammirarlo dai suoi numerosi ponti.

La mia missione subacquea fluviale per oggi termina, ho ancora tanta aria nella bombola, ma il freddo comincia a farsi sentire di nuovo,  le videoriprese non possono essere effettuate per la scarsa visibilità , quindi strattono la cima e da terra capiscono che sto rientrando.

Sono uscito ma già vorrei rientrare...

Questo è il Dio Tevere, mi affascina e mi cattura con la sua magia e bellezza.

Lo sto raccontando per poterlo far conoscere in modo diverso e veritiero, rispetto alle leggende negative che lo narrano  in modo scorretto e permettetemi... infame.


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