Faccio un salto nel blu, dalla barca

20 di Novembre, 2021 - Subacquea - Commento -

testo di Valentina Cornacchione, fotografia di Mariachiara Pastorini

Immersioni dalla barca: organizzazione e pianificazione

Per necessità o per piacere, la barca è uno strumento fondamentale per alcune immersioni: a volte i siti da raggiungere sono lontani dalla costa o impraticabili da terra, come le calette, isole, secche e scogli.

In base alla distanza si possono utilizzare gommoni, scialuppe, barche più grandi cabinate e con dei servizi per tragitti più lunghi, come le barche da crociera subacquea lunghe 30-40 metri che hanno tutti i confort necessari come docce, cucina, dinette, compressore e tender.


Dopo aver fatto un inventario sull'equipaggiamento di sicurezza come i dispositivi di galleggiamento e di emergenza, e aver imparato i giusti termini nautici, una buona idea è quella di praticare e memorizzare qualche essenziale nodo marinaro: esistono nodi di giunzione, di arresto, di avvolgimento o ad occhio (la famosa gassa d'amante). 

Primo possibile "ostacolo": il mal di mare per raggiungere la meta


Scientificamente chiamato "chinetosi", il mal di mare è il risultato delle interazioni tra orecchio, occhio e cervello. I movimenti della barca (rollio, beccheggio, accelerazioni e decelerazioni), insieme agli stimoli di grande ampiezza come l'onda lunga, concause come odori particolari, lo stress o la paura di soffrirne possono generare il mal di mare. 

Vita a bordo


Le due figure di riferimento a bordo sono il Capitano e la guida subacquea: il Capitano è responsabile della sicurezza in barca e delle persone a bordo, dirige la navigazione. La guida subacquea è il punto di riferimento per le immersioni, si occupa della sicurezza nelle immersioni, della pianificazione, della programmazione e del divertimento sott'acqua.


Dinamiche interpersonali


Vivere in barca dicono che sia come giocare a Risiko: possono incrinarsi se non sfasciarsi rapporti ed amicizie, di qualsiasi ordine e grado.

Sicuramente un fattore di stress è l'affollamento: bisogna evitare di superare il numero massimo di passeggeri che può tenere la barca, sia per una questione di sicurezza che appunto per la qualità della permanenza a bordo.


Ambientarsi in barca


Dopo l'ultima controllata all'attrezzatura in porto prima di salire in barca, di solito si cambiano le calzature per evitare di portare sporco e/o sabbia a bordo e chiedere dove appoggiare l'attrezzatura per non intralciare il passaggio o danneggiare cose e persone.

Sarebbe preferibile usare borse o contenitori morbidi per due motivi:

  • Non graffiano la barca e i passeggeri;
  • Sono facilmente ripiegabili occupando il meno spazio possibile.

Assolutamente è sconsigliato il vetro, potrebbe rompersi ed essere un problema, soprattutto per i piedi.

Spesso in questi casi le imbarcazioni mettono a disposizione bombole, piombi, cinture di zavorra e delle ceste per riporre l'attrezzatura e una gruccia per stendere la muta, ma è bene dotarsi personalmente di cimette, moschettoni per apprendere e/o fissare l'attrezzatura e gli attrezzi per il cambio rubinetteria (DIN o INT).

Per la gestione dell'acqua a bordo per risciacquare l'attrezzatura di solito viene messo a disposizione un secchio con acqua salata e uno con l'acqua dolce da utilizzare soprattutto per risciacquare le attrezzature fotografiche ed i computer dopo l'immersione.


Pianificare e programmare l'immersione


E' importante conoscere come si svolgerà l'attività d'immersione, quanti tuffi sono previsti, a che ora, a che ora della giornata si svolgerà il pasto, il tutto per essere pronti e preparati per scegliere a quali attività partecipare, programmarle e scegliere l'attrezzatura idonea.

Durante il breefing la guida subacquea darà le informazioni necessarie per l'immersione: tempo, profondità, percorso, procedure d'entrata e d'uscita dall'acqua, varie ed eventuali. 

La cosa che determina la fine dell'immersione è il primo subacqueo/a che arriva a 100 BAR (se durante i trekking si va al passo del più lento, in immersione si va al passo del più veloce a finire l'aria.


Entriamo nel vivo del discorso: in acqua


Fondamentalmente la tecnica d'entrata in acqua dipende dal tipo d'imbarcazione.

Qualsiasi sia la tecnica è fondamentale avere il GAV parzialmente gonfio, assicurarsi che il punto d'entrata sia libero e che il compagno d'immersione sia pronto. 

I vari tipi di entrate sono:

  • Di schiena o controllata da seduti se l'imbarcazione è un gommone o una barca di piccole dimensioni;
  • "a passo del gigante" se l'altezza dall'acqua è fino ad 1 metro;
  • "entrata a martello" se l'altezza è maggiore di 1 metro;
  • "entrata da pontile" , ovvero da seduti, se la piattaforma della barca è a 10-20cm dalla superficie dell'acqua.


Per i fotografi subacquei, qualsiasi sia la tecnica d'entrata in acqua, è consigliato farsi passare l'attrezzatura dopo essersi tuffati. Oppure, su barche piccole, si può calare in acqua preventivamente assicurandola ad una cimetta con un moschettone.


L'aiuto dall'alto


E' prassi predisporre una cima verticale a poppa, ben zavorrata, per effettuare la sosta di sicurezza.

Se ci fosse corrente in mare è utilissimo filare una cima galleggiante che termina con un salvagente, per tenere il gruppo subacqueo unito conservando le energie.

In base al numero di subacquei è consigliato, se non in alcuni Paesi obbligatorio, calare sotto la barca a 5 metri di profondità le bombole del numero consono al numero di subacquei. 

In Italia è prevista una bombola con 2 erogatori ogni 5 subacquei. Queste bombole "di rispetto" devono essere calate in acqua in pressione e con i rubinetti ben chiusi per evitare che vadano in auto-erogazione.

E' altresì utile calare qualche piombo, ognuno agganciato ad una cima della bombola di rispetto con un moschettone in caso si arrivi alla sosta di sicurezza in assetto positivo.


L'uscita dall'acqua


Condizioni meteo-marine permettendo, è possibile salire dalla scaletta togliendosi le pinne, se ci si riesce anche la zavorra e passare il tutto a chi presta assistenza in barca. 

E' però opportuno, mentre si risale, mantenere il GAV parzialmente gonfio, la maschera sul viso e l'erogatore in bocca così che se si cade si respira e si vede.

Se non si ha a disposizione la scaletta come nei gommoni e le barche piccole, il primo subacqueo della fila si toglie la zavorra e la passa all'assistente di bordo, si toglie il gruppo ARA e lo passa a bordo oppure lo assicura al gommone con una cima. A questo punto, grazie all'aiuto delle pinne, ci si tira su a bordo e si aiutano gli altri subacquei alla stessa maniera recuperando le attrezzature.

Una volta saliti tutti in barca, si libera il ponte da attrezzature varie e si risistema tutto negli appositi spazi, assicurandosi che lo stivaggio dell'attrezzatura sia a prova di moto ondoso.

Recuperate le cime, le bombole e il resto, si è pronti per la prossima avventura.


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