Gli oceani si stanno innalzando davvero? Il caso di Giacarta (e del Bangladesh, a breve)

28 di Gennaio, 2022 - Ambiente - Commento -

Di Marta Bello



La risposta è molto semplice: sì, ed è devastante.

Allora passiamo alla domanda sensata: perché i mari si stanno innalzando? 

Iniziamo con alcune considerazioni scientifiche (non ipotetiche, quindi dimostrate e dimostrabili): l’attuale crisi climatica è dettata dall’influenza degli esseri umani, è di natura entropica e soprattutto sta procedendo molto molto velocemente. La crisi ambientale ha come conseguenza negativa un riscaldamento globale intenso. 

Chi di voi non ha mai sentito parlare di “riscaldamento globale”?

Nessuna immagino, è il grande problema del nostro secolo, che mette a rischio non un unico stato, anche se sicuramente alcuni più di altri, bensì l’intero pianeta terra. Questo riscaldamento globale mette a rischio l’intera biosfera. Il pianeta che ci ospita si chiama Terra, ma in realtà è ricoperto per il 70% di acqua, infatti l’aspetto più grave riguarda il riscaldamento degli oceani. 

Il fenomeno è piuttosto complesso ma cercheremo di esemplificarlo brevemente:esiste un fenomeno chiamato “espansione termica” tale per cui si ha un aumento del volume della materia in risposta ad un aumento della temperatura, questo fenomeno appartiene anche all’acqua: all’aumentare della temperatura, le particelle si muovono più velocemente e quindi si ha un aumento del volume. 

 L’aumento della temperatura causa anche lo scioglimento dei ghiacciai, e abbiamo un incrocio tra i due fenomeni: mentre il livello del mare si alza a causa dell’aumento di volume dovuto all’espansione termica, l’acqua degli oceani s’infiltra al di sotto delle calotte polari e ne causa un ulteriore e più rapido scioglimento. Questa fusione dei ghiacciai si ha soprattutto in Antartide ed in Groenlandia. Non neghiamocelo, i dati scientifici sono molto molto preoccupanti: il tasso d’innalzamento del livello del mare è passato da circa 2,3-2,5 mm negli anni ’90 sino ad un aumento del 3,4 – 3,8 mm all’anno attualmente. 

 Negli studi scientifici dell’IPCC (The Intergovernamental Panel on Climate Change) sono state prese in considerazione 2 ipotesi: una in cui le emissioni di CO2 vengono contenute, per cui l’aumento della temperatura globale rimarrà attorno ai 2 gradi centigradi e l’aumento del livello del mare sarà di 29 cm entro il 2100, nel caso in cui le emissioni non vengano ridotte, si parla di un aumento del livello dei mari di ben 1 mt. Infatti, la “soglia critica” è stata fissata a 2 gradi centigradi, soglia dell’innalzamento della temperatura globale, sotto la quale bisogna necessariamente rimanere, come stipulato negli Accordi di Parigi che non sono mai stati rispettati. Poi la soglia è stata abbassata a 1,5 gradi centigradi nei nuovi accordi, anche durante quelli della COP26. 

 I dati sono chiari: La causa principale del riscaldamento globale è dovuta all’emissione di gas serra di natura entropica, di cui la CO2 è la principale responsabile: tocca il tasso del 63% di responsabilità del riscaldamento globale causato dagli esseri umani. La principale causa di emissione di CO2 è dovuta agli allevamenti intensivi di animali destinati all’atrocità del consumo alimentare. Determina oltre il 40% dell’emissione totale di CO2, superiore a tutto il sistema dei trasporti GLOBALE, che si aggira tra il 14% e il 17%. Le industrie della carne e della pesca, che devastano terra e mare, sono state le grandi assenti dagli ultimi accordi internazionali sul clima. 

Come possiamo rimanere al di sotto della soglia critica? 

Oggi però parliamo del Bangladesh e di Giacarta. 

Circa un anno fa, ho letto in “One World di Peter Singer” le conseguenze nefaste che possono derivare dall’innalzamento degli oceani. Ad esempio, mentre gli oceani divengono sempre più caldi, gli uragani e le tempeste tropicali ora largamente confinate ai tropici, si estenderanno oltre l’equatore, investendo ampie aree urbane che non sono state costruite in modo tale da poter affrontare fenomeni di questo tipo e di questa portata. Salta subito all’occhio la differenza che si dà, e si darà, causando enormi differenze tra paesi ricchi e paesi poveri, quando i primi potranno permettersi scorte alimentari in vista di siccità, trasferimento delle popolazioni da aree inondate, lotta alla diffusione di malattie tropicali, mentre i poveri non potranno tristemente fare niente

. Qui si dà il caso del Bangladesh, ci ricorda Singer: “il più densamente popolato tra i grandi paesi del pianeta e include il più esteso sistema mondiale di Delta e distese fangose, laddove fiumi imponenti come il Gange e il Brahmaputra raggiungono il mare. Il suolo è fertile, ma i rischi che comporta vivere in terre così basse, è notevole. […] La maggior parte di queste persone viveva nelle piane fangose del delta, e un gran numero di persone continua oggi a vivere nella stessa area, perché non sa dove altro andare. Ma se il livello del mare continuerà a salire, molti contadini non avranno più terra.” 

Le alte maree stanno già causando erosione ed inquinamento delle poche e fragili fonti di acqua dolce, alcune isole sono state già sommerse. Questo è solo un esempio, dove un destino simile sarebbe trasversale al pianeta.

Ecco perché preservare gli oceani è importante, e così la terra e tutti i suoi abitanti, di cui noi esseri umani siamo una sola e piccola parte. Non è utopia, ma scienza e realtà.


Ce lo dimostra Giacarta.

Giacarta è, e a breve potremmo dire “era” la capitale dell’Indonesia, e sta rapidamente affondando. L’innalzamento del mare e l’aumento delle temperature globali (che causano il primo fenomeno) hanno reso impossibile la sopravvivenza sul territorio, tant’è che è stato stimato che 1 casa su 4 finirà completamente sommersa nel giro di pochi anni e il 40% del suolo è già sotto il livello del mare. 

La gravissima situazione in cui vessa la capitale, ha portato alla decisione del presidente indonesiano Joko Widodo a trasferire la capitale, facendo migrare quasi 11 milioni di abitanti per cause climatiche, creandone un’altra da zero sull’isola del Borneo.

Dobbiamo abituarci a leggere queste notizie in cui i termini definitori possono essere solo quelli di un’ingiustizia climatica. Le case di un’intera capitale di quasi 11 milioni di persone verranno sommerse dal mare. In questi casi è importante dare un supporto comparativo per stimolare una comprensione immaginativa: Roma non ha neanche 3 milioni di abitanti. Immaginiamo gli abitanti di Roma moltiplicati per 3, quasi 4 volte e immaginiamo di chiedergli di migrare su un’altra penisola perché tutto verrà sommerso dal mare a causa dell’innalzamento delle acque e della crisi climatica. 

E’ necessario spostare le capitali, i popoli da un luogo ad un altro per sopravvivere? 

Grandi migrazioni a causa dell’ingiustizia climatica ci aspettano negli anni a venire. 

La nuova capitale dell’Indonesia si chiamerà “Nusantara” cioè arcipelago

Gli abitanti hanno provato a costruire delle dighe di cemento per salvare la città, ma questo è servito a poco e i danni sono sempre più devastanti. Nel 2018 il livello del mare era già più alto di 12-13 cm rispetto al 1900. L’Indonesia avrà dunque una nuova capitale. Queste notizie sono sconvolgenti e non possono lasciarci indifferenti. La crisi climatica è un problema serio e reale, la scienza lo dice da anni, ma pare che la politica non sia disposta ad ascoltare, dove il profitto e l’interesse economico surclassano di gran lunga la protezione della specie (nemmeno della nostra, figuriamo delle altre, considerando il punto di vista antropocentrico nel quale siamo obliate). Qual è il rapporto tra la politica, la scienza e l’etica?

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