Guardo il mondo da un oblò di nome Swiss Thalacetor

19 di Settembre, 2021 - Fotografia subacquea - Commento -

di Valentina Cornacchione

Un dogma dagli anni ’90 nella fotografia subacquea

Ne abbiamo parlato tanto e mai sarà abbastanza: nell’acqua la luce si flette, “distorcendo” le immagini che noi esseri umani tramite la maschera o tramite l’obiettivo andiamo ad osservare.

Quindi possiamo immaginare come all’inizio uno dei problemi maggiori da dover affrontare e capire sia stato proprio quello di mantenere l’angolo di campo originale dell’obiettivo sott’acqua.

Proprio per via della densità dell’acqua e di questo “scherzo” ottico, non si usa mai il teleobiettivo per le riprese subacquee, prediligendo solamente ottiche grandangolari e macro, per far sì che l’acqua tra il soggetto da riprendere e l’obiettivo sia il meno possibile.

Tecnicamente parlando, un “oblò” in vetro piatto restringe l’angolo di ripresa, come ho potuto constatare con la mia cara vecchia Koroll marine a pellicola: da un 50mm che è in “aria”, in acqua si trasforma in un leggero tele, andando così un po’ a sballare l’inquadratura che si può solamente calcolare tramite un mirino applicabile sull’attacco del flash.



Quindi si è passati poi alle cupole di plexiglass aggiungendo le lenti addizionali, facendo però precipitare la qualità dell’immagine poiché la luce avrebbe dovuto attraversare prima la lente e poi la cupola.

Siamo arrivati così al gioiello che tutt’ora si usa e si apprezza: lo Swiss Thalacetor. Questo pre-obiettivo dal nome che rimanda ad azioni bioniche fantascientifiche sostituisce l’oblò dello scafandro della camera, è realizzato in cristallo e utilizza delle lenti asferiche.



Cosa è una lente asferica? Una lente di cui le due superfici curve non sono di tipo sferico ma sono ricavate da curve più complesse come un’ellisse o un’iperbole.

Proprio grazie a quest’ultime, lo Swiss Thalacetor riesce a dare all’obiettivo un angolo di copertura che varia dai 90 ai 150 gradi in acqua e dai 105 ai 120 gradi in aria senza aberrazioni ottiche e, nelle fotografie con soggetti molto ravvicinati, riesce a mettere a fuoco addirittura le punta delle dita poste sul vetro della lente stessa.

Magnifico, no?

I primi tentativi di produrre lenti asferiche per correggere l'aberrazione sferica furono eseguiti da René Descartes intorno al 1620 e da Christiaan Huygens intorno al 1670. Addirittura ci sono testimonianze storiche che fanno risalire le prime lenti asferiche all’epoca dei vichinghi, nell'isola di Gotland fra il X e l'XI secolo. Purtroppo però non ci sono prove che ci siano state conoscenze scientifiche dietro questa forma, probabilmente frutto della sola esperienza di chi le fabbricò.

Le prime lenti asferiche di qualità furono prodotte da Francis Smethwick che le presentò alla Royal Society il 27 febbraio 1666 o 1668.

Le prime lenti per occhiali asferiche sono attribuite a Moritz von Rohr che diede forma a quelle che diventeranno le famosissime lenti Zeiss Punktal lenses.

Tornando al nostro Thalacetor, negli anni ’90 è stato l’unico prodotto in grado di rendere una prestazione simile, decollando sul mercato delle riprese cinematografiche e fotografiche subacquee.

I primi modelli furono montati solamente sulle custodie Nimar, per poi espandersi ad altre custodie.

L’obbiettivo di cristallo, oltre a restituire una qualità invincibile, è anche molto robusto e difficilmente può rompersi, tant’è che non si temeva nemmeno più lo “scontro” con i coralli. L’asso nella manica era, ed è, che il gruppo ottico non ha parti in movimento ed è montato con anelli O-ring.

Lo Swiss Thalacetor, montato sulla storica custodia Nimar, è tutt’oggi usato per le riprese subacquee del documentario in produzione Tyrrhenia Rediscovery.

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