Hans Hass e la Rolleimarin

18 di Novembre, 2020 - Racconti di mare - Commento -

Il Pioniere Austriaco

Un giorno arrivò alla darsena uno scatolone proveniente dalla Capitale. La Cooperativa si era dotata di una macchina fotografica subacquea!

La mitica Rolleiflex inserita in una custodia impermeabile chiamata Rolleimarin.

Oggi la mia attenzione ricade sull'inventore della custodia per la Rollei, il mitico Hans Hass. Nato a Vienna il 23 gennaio 1919, Hans Hass fu il primo ad usare un autorespiratore subacqueo per catturare su pellicola le immagini subacquee da proporre ad un pubblico completamente ignaro della natura sottomarina.

Con le sue fotografie, i documentari e i libri da lui realizzati, Hass fu il primo che con le sue "gesta" spinse molti giovani a conoscere e a praticare nel dopoguerra l'attività subacquea, fino ad allora sconosciuta. Fu il primo ad avventurarsi con la fotocamera nelle acque dei Caraibi nel 1939, in Mar Rosso dieci anni dopo, lungo la Grande Barriera australiana nel 1953 e alle Galapagos nel 1957. Nel 1937 appena diciottenne mentre si trovava in vacanza a Cap Antibes sulla Costa Azzurra francese, incontrò casualmente Guy Gilpatric, uno scrittore americano che trascorreva il suo tempo libero praticando la pesca subacquea con occhialini e asta, il quale introdusse il giovane ed entusiasta Hans alla pesca subacquea ed alla visione dei fondali marini francesi. Di quei giorni Hans Hass ricorda solo che non ebbe assolutamente dubbi, “c'è un momento nella propria vita in cui si incontra la fortuna e che questa deve essere e trattenuta il più a lungo possibile.”

Iniziò così con un paio di occhialini ed un'asta di tre metri la passione che non lo abbandonò più per tutta la vita.

Assieme a tre amici iniziò a viaggiare verso luoghi marini difficili da raggiungere a quel tempo, vivendo alla meglio sulle spiagge e cibandosi delle catture che facevano in mare. Con una piccola macchina fotografica con scafandro autocostruito, scattava fotografie per usarle come materiale educativo durante i corsi e le letture che teneva in tutta Europa, presso istituti scientifici o università e che gli servivano per ottenere finanziamenti per la realizzazione di altri viaggi.

Durante le sue avventure di mare fece numerose scoperte scientifiche e contribuì moltissimo ad accrescere le conoscenze sul campo, che condivideva con la comunità scientifica di allora. Fu in quel periodo che incontrò per la prima volta lo squalo nelle acque di Curaao, incontro che all'epoca ebbe grande risonanza. Fu in quell’occasione che Hass scoprì che gli squali non erano così feroci. Si imbatté in un animale di circa tre metri con la sola macchina fotografica fra le mani, il pesce lo puntò e si avvicinò rapido per girarsi velocemente ed andarsene quando avrebbe potuto benissimo aggredirlo.

"Non è una bestia abominevole e senza dubbio è il più bello tra gli animali”, scriveva in quei giorni nel suo diario. “Il re dei mari è scappato di fronte ad un piccolo essere umano. La spiegazione è ovvia. Egli è abituato a trovare sempre animali che fuggono, questa volta ha incontrato uno strano animale che non lo ha fatto, che non ha dimostrato paura. Il suo cervello primitivo deve averlo avvisato che si trovava di fronte a qualcuno più forte di lui".

Fu così che perfezionò quella tecnica che gli permise di avvicinare gli squali e realizzare incredibili immagini ravvicinate che scossero allora l'opinione pubblica mondiale. Agli occhialini aveva aggiunto una sorta di tubo in grado di farlo respirare mentre osservava il fondo e per non disturbare i pesci e farli fuggire non compiva la classica capriola per immergersi, ma si lasciava scivolare piedi in avanti per i primi metri per poi girarsi e calarsi in profondità. 

Già nel 1938 fotografava in questo modo ottenendo pregevoli risultati. Per pescare usava invece un'asta di tre metri munita di arpione che gettava in avanti con violenza quando la preda si trovava nella giusta posizione. Erano lunghi appostamenti, spiega, perché non sempre il pesce si trovava di fianco, unica posizione possibile per colpirlo. Erano tempi in cui la pesca subacquea era uno sport alla pari e il pesce poteva sempre avere possibilità di sfuggire. Hans Hass non s’immerse più per dieci anni. Quando decise di riprendere la cinepresa tra le mani per realizzare un nuovo film, andò prima alla Grande Barriera e poi a Tahiti, ma laggiù non trovò più i grandi pesci pelagici e tutti pescavano pesce di piccola taglia usando ormai le bombole. Fu allora che decise di fondare un'organizzazione per combattere la pesca sportiva con bombole e fucili meccanici. L’iniziativa ebbe successo perché molti personaggi di questo sport aderirono e si fecero portavoce presso i loro rispettivi governi. Le uniche difficoltà le riscontrò con spagnoli, francesi e italiani. Questo movimento iniziò al Festival di Berlino dove una cinquantina di subacquei posarono il proprio fucile sul ghiaccio dell'Ice Stadium. Venne inviato anche un telegramma a Cousteau, allora presidente della US Divers, ma non arrivò mai alcuna risposta.

“Ho incontrato solo saltuariamente il ricercatore francese ma non abbiamo mai avuto tempo di scambiare le nostre opinioni. I nostri interessi erano troppo diversi; io mi ero dedicato alle ricerche scientifiche, lui stava creando un nuovo modo di ricercare sott'acqua".

L'austriaco Hans Hass è senza dubbio colui che merita il posto d'onore. Prima della guerra creò con le sue mani un apparecchio Robot dotato di un curioso trascinamento motorizzato a molla. Le sue immagini, scattate in Mediterraneo e Caraibi prima della seconda guerra mondiale, fecero il giro del mondo ed entusiasmarono i primi appassionati. Con una Leica scafandrata se ne andò poi, sempre per primo e tutto solo, nel Mar Rosso sudanese, portando a casa immagini in bianco e nero di grossi squali e del mitico relitto dell'Umbria e infine progettò la custodia Rolleimarin per Rolleiflex biottica 6x6, che divenne la custodia universalmente adottata per decenni dai fotografi subacquei professionisti di tutto il mondo e dai dilettanti impegnati.

L'apparecchio inserito aveva tuttavia il grande limite di non poter intercambiare l'ottica, per cui il taglio delle fotografie scattate sott'acqua era quello offerto da un'ottica standard, ridotta per giunta dal trovarsi dietro a un oblò piano: particolari, foto biologiche, macro più o meno spinte e poche foto ambientali limitate a campi lunghi in acqua molto limpida. In molte delle sue avventure Hass usò anche gli autorespiratori a circuito chiuso Draegerwerk oltre che i primi autorespiratori ad aria che spesso alternava con i piccoli autorespiratori a circuito chiuso che si usavano sugli U-boat. Preferiva il sistema ad ossigeno in ogni caso perché, asseriva, tutto ciò che interessava stava comunque entro la quota permessa dall'autorespiratore. Lo aveva anche modificato perché potesse essere più confacente alla sua attività. Il sacco polmone era posto sulle spalle e non davanti; l'apparecchio era così più leggero e più comodo e poteva essere più facilmente bilanciato ad ogni quota.

Se fosse stato un subacqueo contemporaneo, ha confermato, non avrebbe certamente usato l'ossigeno che è troppo pericoloso ma a quei tempi, appena finita la guerra, non c'era molto altro disponibile e l'ossigeno si poteva trovare praticamente ovunque. Hans e Lotte Hass hanno occupato un posto d'onore nella storia della subacquea internazionale ma specialmente in quella britannica, benché fossero austriaci.

"Il nostro successo fu sempre molto più ampio in Inghilterra che in Germania; i miei libri hanno venduto sempre molto di più e i nostri programmi alla BBC hanno avuto grande audience. Anche il mio stile di filmare e di presentare era molto più inglese che non tedesco, ed alla fine venni accettato come un inglese".

Un grande successo lo ebbe con il lungometraggio Under the Caribbean, primo film tedesco ad essere girato in technicolor e con le modalità di un normale film. La prima del documentario avvenne all'Empire Theather a Londra e riscosse un incredibile successo malgrado l'autore avesse avuto non pochi problemi fin dall'inizio. Aveva la necessità di acquistare la Xarifa, l'imbarcazione che avrebbe portato la spedizione in giro per il mondo e servivano quattrocentomila marchi. Il distributore, sicuro del successo glieli anticipò ma volle che il film non avesse commento ma dialogo. Questo implicava dover girare un film con attori che lui non aveva, dato che la sua era una semplice spedizione scientifica. Così scienziati, ricercatori e biologi dovettero muoversi sul set improvvisato interpretando la loro vera parte senza però che Hans avesse una scaletta vera di quello avrebbe realizzato.

Fu un'impresa difficile ma riuscì e "quando rivedo quella pellicola sono soddisfatto di quello che sono riuscito ad ottenere".

Di Hans Hass non si seppe più nulla per lungo tempo, schivo com'era della pubblicità, mentre lui continuava le sue ricerche scientifiche sull'evoluzione, sulla fisica molecolare. Hans Hass ha continuato per anni ad andare sott'acqua non nelle acque tiepide dei mari temperati ma in quelle dense e fredde dei porti perché sosteneva che su questi fondali si trovava una combinazione del bello e dell'infinitamente brutto.

Hans Hass nel corso della sua carriera di documentarista, ha realizzato 105 lungometraggi tutti andati in onda con la BBC. Ma la domanda che ci si pone molto spesso è perché Lui che è stato il vero pioniere della subacquea, si sia fatto superare da Cousteau? La risposta ce l'ha fornita il diretto interessato: “Avrei potuto rinunciare alla mia spedizione con la Xarifa, ma non ho voluto. Non c'erano molti fondi e lo sapevo. Ma sapevo anche che noi appartenevamo a due nazioni, una che aveva vinto la guerra e l'altra che l'aveva persa. Cousteau era in grande vantaggio. Ciò che invece spesso mi chiedo è come abbia fatto per dieci anni a viaggiare sulla mia splendida Xarifa ed a girare i miei documentari solo tenendo conferenze, vendendo fotografie e divulgando i miei filmati. Ho avuto senza dubbio degli aiuti; ne avrei avuti molti di più se avessi promosso il mio nome".

Nel 1960 vendette la Xarifa e per dieci anni non mise più la testa sott’acqua. Malgrado le pressioni avute anche dalla moglie Lotte, ha preferito fare ciò per cui la sua mente era preparata a fare, lo scienziato, rinunciando a ben altro. L'unica consolazione gli è stata data dal tempo; tutte le sue teorie evolutive sono state lentamente non solo accettate, anche adottate.

Ma il suo cuore rimane con il mare e con l'attività subacquea e con quel meraviglioso ambiente che proprio lui ha aiutato a far conoscere al mondo.  

Claudio Sisto



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