I Pionieri dell' immersione - Il passato

27 di Settembre, 2020 - Storia - Commento -

I Pionieri dell'immersione

Valentina Cornacchione

Fin dall' alba dei tempi l'uomo, di fronte a questa immensa distesa di acqua che ci avvolge, ne rimase affascinato; subito dopo nacque il desiderio di scoprire cosa si nascondesse sotto la superficie del mare. La storia è piena di documenti che testimoniano i tentativi, soprattutto in ambito bellico, che gli uomini attuarono per immergersi il più tempo possibile. Chiaramente le prime immersioni che si fecero furono molto brevi e scomposte, che però lasciarono dedurre quanto ingegno e impegno ci si mettesse per arrivare a nuovi metodi sempre più all'avanguardia. Già nel IV secolo Aristotele prese in considerazione l'uso di una sorta di “campana” subacquea, descritta nella sua opera “Probemi”. Il progetto però venne messo ufficialmente in atto solo nel 1535 da Guglielmo da Lorena insieme all'ingegnere Francesco de Marchi e all' architetto Leonardo Bufalini, che si presume abbiano preso spunto dai disegni di attrezzi per respirare sott'acqua di Leonardo da Vinci. La loro invenzione fu considerata la prima campana subacquea moderna. Principalmente il suo scopo era limitato alla raccolta di spugne e al recupero di relitti. Nel 1690 Edmund Halley perfezionò il progetto aggiungendo una piccola grande modifica: un tubo trasportante aria dalla superficie alla campana e una finestrella per l'esplorazione. Questo rese le immersioni più durature e funzionali.

Ma il sistema di respirazione che tutti i subacquei del mondo oggi usano lo dobbiamo all' esploratore e oceanografo francese Jacques Yves Cousteau, che nel 1943 insieme all' ingegnere Emile Gagnan realizzò il primo auto respiratore ad aria (ARA) con il nome di Aqua Lung. Si trattava di una bombola contenente aria collegata ad un erogatore monostadio (il famoso Mistral) che forniva al subacqueo il gas alla pressione ambientale. In questo modo Cousteau rese le immersioni più accessibili e alla portata di più persone.

Attualmente si sta studiando sempre di più il sistema di autorespirazione ARO (autorespiratore ad ossigeno), creato ed utilizzato dai sommozzatori della Marina Militare Italiana durante la seconda guerra mondiale. Questo sistema permette di riutilizzare il gas respirato filtrandolo e arricchendolo di ossigeno per mantenerne costante il livello, consentendo così di prolungare la permanenza in immersione in modo notevole e limitare il consumo d'aria nelle bombole. L' ARO permette di scendere ad una profondità massima di 6 metri. Per profondità maggiori entrano in gioco i Sistemi Chiusi o Semichiusi, prediletti da chi si occupa di fotografie e riprese, poichè non consentono l'emissione di gas all'esterno con la conseguenza di non spaventare gli animali marini alla vista delle bolle d'aria che salgono in superficie. C'è da dire comunque che l'evoluzione delle nuove tecnologie per la respirazione sott'acqua non è stato un cammino senza sacrifici: tanti uomini hanno riportato danni più o meno gravi, ma a volte anche letali, per immersini inconsapevolmente (a quei tempi) troppo prolungate. Di questo ne parleremo in un prossimo articolo dove affronteremo in modo scientifico la temuta e famosa “malattia da decompressione” insieme all' ebbrezza dell'altrettanto nota “narcosi d'azoto”.

In foto: Jacques Yves Cousteau

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