I RELITTI DEI DARDANELLI: LA HMS MAJESTIC

18 di Novembre, 2022 - Storia - Commento -

Testo di CLaudio Grazioli

Lo stretto dei Dardanelli, che separa l’Europa dall’Asia, ha da sempre una grande importanza strategica: è infatti il punto di comunicazione tra il Mar Mediterraneo e il Mar di Marmara.

È qui che sorge Istanbul, che nel 1914 si chiamava ancora Costantinopoli, e in quel periodo era la capitale dell’Impero ottomano. 

La città, si affaccia sul Bosforo nel tratto di mare che collega il Mar di Marmara con il Mar Nero.

Nel 1915 i Dardanelli divennero il teatro di una delle operazioni militari più sanguinose della storia degli sbarchi anfibi.


I paesi della Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia, Russia) volevano ristabilire le vie di rifornimento verso la Russia e proprio la conquista di questo Stretto lo avrebbe consentito. Da qui, infatti, avrebbero potuto aprire corridoi di rifornimento raggiungendo direttamente i porti di Odessa e Sebastopoli, dopo essere transitati dal Mar di Marmara e dal Bosforo.

L’offensiva fallì, con perdite molto alte da entrambe le parti. Nei nove mesi delle operazioni, infatti costò agli ottomani 251.000 perdite con 87.000 morti e alle truppe dell'Intesa 141.000 perdite con più di 44.000 morti (21.000 britannici, 10.000 francesi, 8700 australiani, 2700 neozelandesi, 1700 indiani).

Quella che fu conosciuta come la spedizione di Gallipoli si trasformò dunque in un vero e proprio massacro, con la perdita non solo di uomini ma anche di mezzi, animali (muli e cavalli), armi e navi.

Ancora oggi, nella penisola di Gallipoli, si ricorda un po’ ovunque la data del 18 marzo 1915, il giorno in cui le nazioni alleate sferrarono l’attacco per forzare lo Stretto senza riuscirci, permettendo alle forze ottomane di registrare un grande successo: l’affondamento, solo in quel giorno, di ben tre corazzate e di un incrociatore delle forze anglo–francesi. Per dovere storico bisogna ricordare che i tedeschi, alleati dei turchi, contribuirono a questo importante successo, aiutandoli non solo con armi e mezzi ma anche con “uomini di comando”.


Il 27 maggio 1915 fu proprio un loro sommergibile, l’U-Boot 21, ad affondare la corazzata inglese HMS Majestic, ancora oggi visitabile in questi fondali.

Oggi tutti i fondali intorno alla penisola di Gallipoli, le coste, le spiagge e il territorio, sono divenute Parco Nazionale, al fine di preservare la memoria della storica guerra di Çanakkale. Inoltre sono state aperte le visite ai relitti sommersi.

Per far conoscere questi interessanti siti storici e nuovi punti di immersione, Turkish Airlines, il Ministero del turismo e cultura della Turchia, con il supporto dell’Agenzia per lo sviluppo del turismo di Turchia, dell’Ente di Storia della penisola di Gallipoli, e del diving ByemDive, hanno finanziato questo primo “viaggio esplorativo”. Il gruppo di sub era composto da fotografi, cineoperatori e documentaristi che si sono immersi in queste acque tanto ricche di storia.

Obiettivo finale, far conoscere al turismo subacqueo italiano questi relitti e questo territorio, ancora a noi poco noto. Una regione che ha tutto quello che occorre per diventare una nuova meta turistica, a sole due ore e mezzo di distanza dall’Italia.

Essendoci numerosissimi relitti - se ne contano ben venticinque ubicati entro i quaranta metri - ed essendo tutti a una profondità accessibile ai subacquei ricreativi, ecco che potrebbe divenire un’interessante meta fissa per chi ama il ferro sommerso e la storia.


Il relitto della HMS Majestic

Il primo relitto preso in considerazione durante il nostro viaggio è stato quello della corazzata HMS Majestic, una nave importante per la storia della Royal Navy di fine Ottocento, e per l’andamento della guerra in questa penisola.

La nave da battaglia, di tipo pre-Dreadnought, aveva un dislocamento di ben 16.000 tonnellate, era lunga 128 metri e larga 23 ed era stata costruita a Portsmouth tra il 1893 e il 1895, presso i cantieri Naval Construction & Armaments Co. Al momento del varo era la più grossa nave da battaglia britannica, aveva a bordo 672 uomini di equipaggio e con le sue due torri binate da 305 mm, i 12 cannoni da 152 mm, i 12 cannoni da 76 mm e i 12 cannoni da 47 mm a tiro rapido, incuteva sicuramente timore a chi la incrociava sul mare. La sua corazzatura, che era di tipo Harvey, le consentiva maggiore protezione a parità di spessore, con un minore peso a parità di protezione. Le sue due caldaie, che erano a 3 cilindri, erano inizialmente alimentate a carbone e sviluppavano una potenza di 10.000 hp.

Nel 1908 vennero sostituite, con modelli alimentati ad olio combustibile.

Le navi di questa classe erano considerate di buona tenuta al mare; difettavano però nei consumi, che erano elevati, e poteva raggiungere i 16 nodi di velocità di crociera. Durante la campagna dei Dardanelli la nave era capitanata dal Comandante Henry FitzRoy George Talbot.

Al momento dell’intervento in Turchia, per l’Ammiragliato della corona inglese questa nave era ritenuta ormai superata dalla nuova produzione di corazzate di tipo “monocalibro” dette Dreadnought, che costituivano una rivoluzione per le navi da battaglia.

Per tanto risultò “spendibile” per questa campagna, ma anche perché tutti erano convinti che sarebbe sicuramente stata più che sufficiente e risolutiva, contro l’esigua flotta turca di quegli anni. Questa previsione fu però del tutto errata.

Ecco alcune date significative di quest’ultima campagna navale intrapresa dalla HMS Majestic: - nel 1915, la corazzata HMS Majestic viene assegnata alla Flotta del Mediterraneo, e partecipa alla campagna di Gallipoli; - il Majestic partecipa all’assalto dei Dardanelli dall’1 al 4 marzo 1915 guidando la flotta d’assalto anglo-francese, nel tentativo di forzare più volte lo stretto passaggio marittimo; - il 18 marzo 1915 la corazzata tenta lo sfondamento a cannonate delle difese ottomane con un intenso bombardamento delle postazioni che erano a guardia delle coste per poter accedere poi direttamente allo Stretto, ma invano; - il 28 marzo di nuovo, ingaggia furiosi combattimenti contro le batterie costiere nemiche, con scambi di colpi di obice devastanti; - il 27 maggio 1915 l'HMS Majestic si era ancorata il più vicino possibile alla costa. Una scelta strategica effettuata per non subire la stessa sorte della HMS Triumph, altra corazzata inglese che era stata affondata dal sommergibile U-21 proprio due giorni prima. Nonostante la nave fosse circondata da reti parasiluri stese fuoribordo e tutte le precauzioni possibili fossero state prese, alle ore 06:30 del mattino del 27 maggio 1915 la corazzata viene colpita e affondata da un siluro sparato dal sottomarino tedesco U-21, avvicinatosi furtivamente durante la notte, senza essere avvistato. La corazzata si inabissa in soli nove minuti, registrando la perdita di 49 uomini d'equipaggio.

Oggi il relitto giace di fronte a Capo Helles, proprio nell’estremo punto della penisola di Gallipoli, in un fondale di soli 25 metri.

Quello che colpisce, quando si scende su ciò che resta di questa imponente nave, è la distruzione della corazzata stessa, e di tutto ciò che un tempo era visibile. Durante l’immersione è impossibile non chiedersi che fine abbiano fatto il ponte e le sovrastrutture della nave da battaglia che si possono osservare nelle foto d’epoca.

Sott’acqua tutto è devastato e le parti dello scafo inferiore restano infossate nel sedimento; ciò che si vede sono solo le parti completamente distrutte e fatte a pezzi.

La storia ci racconta che l’intera nave è stata scavata dai palombari nel passato, per recuperare i cannoni e le parti importanti della nave stessa.

Il metallo è stato recuperato e riutilizzato in un secondo momento, quando i metalli erano ancora materiali preziosi e non di rado provenivano da scafi giacenti in fondali accessibili ai lavori subacquei.

Restano i numerosi proiettili dei cannoni della nave, oggi sparsi un po’ ovunque sul fondo e ancora intatti. Sono stati lasciati lì, tra ferro e lamiere, oggi inermi, a monito dello scopo finale di questa nave: sviluppare enormi volumi di fuoco per portare distruzione e morte.

Ho riconosciuto parti importanti della nave, come gli interni delle due grosse torri da fuoco, posizionate una a poppa e una a prua, enormi per la struttura complessiva dello scafo, tanto grandi quanto impegnative per l’equipaggio.

Si pensi che queste navi necessitavano di ben 75 marinai e addetti al trasporto e alla carica dei cannoni per ciascuna torre da fuoco.

Più in là, coricata sul fondale, vedo la centrale di tiro, ormai adagiata inerme alla mercé del tempo e del sale, aggredita da spugne e bivalvi taglienti.

La centrale di tiro è un po' l’evoluzione della coffa dell’antico veliero, e resta un segno distintivo delle navi da guerra successive ai galeoni, con un “casotto” completamente corazzato.

Basta uno sguardo di intesa con la mia compagna di immersione, e lei subito si mette in posa per una foto, che scatto con la mia custodia.

Poco oltre si ergono - verticali dal fondo - i camini interni delle caldaie che portavano i fumi di scarico dalla sala macchine ai fumaioli e che sono ormai rotolati sul fondo, segno evidente che siamo al centro della nave.

Nonostante la nave abbia subito una selettiva distruzione da parte dell’uomo e del tempo, trovo comunque interessante la visita di questo relitto.

Vedo gli occhi della mia modella, osservare tutto ciò che ci circonda, ma il suo viso ha una espressione interrogativa; certamente bisogna conoscere le navi in modo approfondito, ed amare i relitti per capire ciò che si osserva.

Non dimentichiamo che sono passati più di cento anni da quando questa imponente nave è affondata, e poter apprezzare ancora quel che resta di una meraviglia simile, resta un privilegio. Se poi si cerca di conoscerne anche la storia, come dico spesso ai sub che accompagno sui relitti, allora il godimento di questo particolare tuffo è massimo e l’immersione cambia completamente.

Ricordate che ogni relitto, senza la sua storia, resta un pezzo di lamiera sul fondo. Lo diceva un grande subacqueo, Andrea Ghisotti, che amava tutti i relitti, e io la ritengo una regola fondamentale per affrontare una immersione su una nave affondata.


Si ringraziano gli organizzatori di questo viaggio, a cui ci si può rivolgere per informazioni: 

Turkish Airlines - - www.turkishairlines.com 

Ministero del turismo e cultura di Turchia Agenzia per lo sviluppo del turismo di Turchia Ente di Storia della penisola di Gallipoli 

Parco storico sottomarino di Gallipoli - 

- www.divinggelibolu.com Diving ByemDive di Ali Eyüpoglu - - www.byemdive.com


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