I Sommozzatori dei Carabinieri

17 di Marzo, 2022 - Storia - Commento -

Eleonora Medda / foto di Eleonora Medda e Archivio Arma dei Carabinieri


Dalla loro istituzione, nel lontano 1953, i Carabinieri Subacquei, distribuiti fra il Centro Subacquei di Genova e i 6 Nuclei presenti sul territorio nazionale (Genova, Roma, Cagliari, Napoli, Messina, Pescara), operano per il soccorso in acqua e le ricerche sui fondali.

Impegnati anche in interventi di polizia giudiziaria, contribuiscono al recupero e conservazione di reperti archeologici (in collaborazione con le Soprintendenze dei beni culturali) e si mettono spesso al servizio di Università e centri di ricerca scientifica, contribuendo al monitoraggio e alla protezione dell’ambiente marino. 



L Abbiamo avuto occasione di intervistare il Maresciallo Capo Fabio Previti, al comando dell'aliquota Subacquei del Nucleo di Cagliari.

E' una mattina di febbraio, calda e soleggiata come spesso capita a Cagliari in questo periodo.

Veniamo accolti nella sede del Battaglione Carabinieri, un vasto e articolato complesso militare a un passo dalla stupenda spiaggia del Poetto. Qui, arroccata sulle pendici del Colle di Sant'Elia, troviamo la base operativa del Nucleo Carabinieri Subacquei di Cagliari.



Maresciallo Previti, l'Arma dei Carabinieri è costituita da operatori con diversa specializzazione, competenze e addestramento, per rispondere alla necessità di intervenire in contesti operativi estremamente vari e complessi. Come è organizzata, sul territorio nazionale, la componente subacquea?

    Il nostro riferimento è il Centro Carabinieri Subacquei di Genova, in cui ha sede il Comando dell'intero comparto, con compiti organizzativi e di addestramento, e da cui dipendono i sei nuclei territoriali, che garantiscono il servizio sull'intero territorio nazionale.

    Il nostro Centro di Cagliari è numericamente abbastanza piccolo, perchè ha competenza sul solo territorio regionale sardo.

    Gli altri Nuclei sono invece numericamente più corposi, perchè garantiscono il servizio su più regioni. In particolare il Nucleo di Genova, con 12 operatori, va a garantire la copertura di ben sette regioni.

    Teoricamente il nostro servizio dovrebbe essere solo diurno, ma è evidente che siamo sempre reperibili, in qualunque momento, anche dopo la fine del turno, per garantire un intervento tempestivo, quando richiesto.

    L'organizzazione della nostra attività varia a seconda del tipo di servizio richiesto.

    Mezzi, attrezzature, personale da impiegare vengono continuamente modulati, a seconda delle esigenze operative, non solo nell'ambito dello stesso Nucleo, ma anche a livello nazionale, specialmente se si tratta di far fronte a calamità naturali o eventi di rilevanza nazionale, come il naufragio della Costa Concordia o il crollo della Torre Piloti del porto di Genova.

    Talvolta veniamo impiegati anche oltre i confini nazionali. Attualmente, ad esempio, un nostro Subacqueo si trova in Antartide, per dare supporto tecnico ai ricercatori impagnati nella XXXVII Spedizione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide.

    Dalla ricerca di un cadavere in un pozzo di campagna, alla repertazione di una scena del crimine in un lago prealpino, al servizio di sicurezza durante manifestazioni sportive in mare, passando per l'Antartide, i campi operativi dei nostri uomini e donne sono molteplici, per questo la nostra formazione è dura e rigorosa.



Come si diventa Carabinieri Subacquei?

    La formazione dei nuovi allievi Carabinieri subacquei inizia al Centro Subacquei di Genova.

    Si passa attraverso una selezione durissima, alla quale possono concorrere solo Carabinieri che abbiano già acquisito una pluriennale esperienza in ambito territoriale.

    Superata la selezione per titoli, presso il Centro Subacquei si testano le abilità di base degli aspiranti subacquei attraverso prove fisiche e prove in vasca.

    Chi non supera queste prime prove viene allontanato, mentre gli altri aspiranti sub vengono inviati presso l'Ospedale Militare di La Spezia, dove vengono sottoposti ad un accurato esame psicofisico, per accertare l'idoneità all'attività subacquea iperbarica.

    Gli idonei iniziano poi il corso di formazione, che è suddiviso in tre parti.

    Una prima fase si svolge in piscina, secondo le direttive FIPSAS, per sviluppare l'acquaticità.

    Dopo il primo mese, gli allievi vengono inviati presso il COMSUBIN di La Spezia, al Gruppo Scuole, dove conseguono il brevetto militare di Sommozzatore.

    Dopo questa seconda parte, in cui si sono apprese tutte le competenze tecniche subacquee, si torna a Genova, per un'ultima fase di addestramento sulle tecniche di polizia giudiziaria.

    In quest'ultima tranche del corso si apprendono le modalità di repertamento e documentazione delle scene del crimine.

    Durante tutto questo processo di formazione e selezione, superato solo da una minima percentuale degli aspiranti, gioca un aspetto determinante l'approccio psicologico.

    Gli allievi vengono tenuti costantemente sotto pressione psicologica, con gradi di impegno e complessità crescenti, proprio per far emergere eventuali insicurezze o inadeguatezze.

    Il nostro lavoro non richiede superpoteri, ma grande professionalità e profonda stabilità psicologica, imprescindibili per superare le difficoltà e i pericoli connessi all'attività subacquea.

    Completato il corso, l'operatore viene assegnato al Nucleo di destinazione.

    Durante il corso di formazione a COMSUBIN ci troviamo insieme ad allievi provenienti, oltre che dalla Marina, da Finanza, Polizia, Guardia Costiera.

    Questo addestramento “interforze” ci permette di stringere legami di amicizia che favoriscono una collaborazione spontanea tra operatori di diverse forze di polizia. Quando sorge la necessità di collaborare, ognuno fa la sua parte, col fine ultimo di far vincere lo Stato.




    In quali contesti si trova a operare specificatamente il Nucleo di Cagliari?

    Operiamo su tutto il territorio regionale, in contesti molto vari.

    In ambito marino, in cui interveniamo con i nostri gommoni o con il supporto delle motovedette del nostro Servizio Navale.

    Siamo abilitati all'elirilascio in superficie, e in questo veniamo supportati dai nostri elicotteri con sede all'aeroporto di Elmas.

    In particolari occasioni, se ci viene richiesto di effettuare indagini in zone di prafondità maggiori rispetto ai nostri limiti operativi, compiamo l'immersione con un R.O.V, dispositivo che all'occorrenza filiamo dalla motovedetta tramite un'apposita gru.

    Talvolta ci capita di operare in acque interne, come laghi e fiumi, e raggiungiamo il sito di immersione con dei furgoni ( detti “Basi logistiche trasportabili”), pienamente attrezzati per supportare l'attività subacquea.

    Infine, non di rado, ci troviamo ad operare in miniere o pozzi, nel primo caso per effettuare attività di monitoraggio o mappatura, nel secondo, per la ricerca di corpi o oggetti occultati. In quest'ultimo caso, ci avvaliamo di sofisticate telecamere da pozzo, per valutare l'ambiente prima di filare nel pozzo gli operatori.

    Siamo, inoltre, l'unico nucleo in Italia a essere dotato di un gommone da rafting, che ci è utilissimo per operare durante le sempre più frequenti alluvioni.

    Operare in contesti così vari significa quindi dover conoscere e gestire mezzi e attrezzature diverse, usandoli con piena padronanza ogni situazione. Per questo ci addestriamo in modo continuo e costante, cercando di mantenere e accrescere le nostre competenze.


Mentre il Maresciallo Previti racconta, abbiamo modo di visitare la parte della struttura, visionando attrezzature, dai semplici monobombola, agli ARO, al ROV Pluto, e mezzi, dai furgoni ai gommoni.

Abbiamo davanti un parco mezzi veramente vario, che rende questi carabinieri pronti a intervenire in tanti ambienti diversi.



Quali ulteriori superspecializzazioni può conseguire un Carabiniere Subacqueo?

    Manteniamo unicamente la qualifica di Operatore Subacqueo, ma ognuno di noi ha occasione di frequentare corsi di addestramento supplementari per acquisire specifiche competenze, ad esempio nella speleosubacquea, nella arrampicata su roccia, nella fotografia subacquea applicata alla documentazione della scena del crimine, etc.



Veniamo ora all'aspetto più tecnico: quali sono le procedure e i limiti operativi delle vostre immersioni?

La squadra minima per operare è formata da tre persone: un direttore di immersione e due operatori in acqua, oppure direttore di immersione, il subacqueo in acqua (legato con la braga) e lo stand by diver sul gommone, pronto ad intervenire.

Se serve, aumentiamo il numero di operatori.

Il nostro limite di immersione è di 60 metri ad aria, con la possibilità di effettuare decompressione con ossigeno puro.

 Nelle immersioni più profonde e impegnative usiamo i bibombola carichi ad aria, più una bombola decompressiva di ossigeno puro.

In contesti meno impegnativi, possiamo utilizzare anche il monobombola.

 Siamo abilitati anche all'uso di miscele (nitrox) entro la profondità di 24 metri.

Alcuni nostri operatori sono abilitati all'uso del caschetto con ombelicale, avendo così la possibilità di effettuare immersioni surface supplied con la profondità massima di 15 metri. Infine, abbiamo in dotazione l'ARO, che utilizzamo, secondo gli standard della Marina Militare, entro la profondità di 12 metri.



Avete una standardizzazione anche delle attrezzature, oltre che delle procedure di immersione?

No, non c'è standardizzazione.

Viene privilegiato l'aspetto pratico del comfort e della confidenza di ogni subacqueo con la propria attrezzatura, pertanto ognuno di noi ha la possibilità di immergersi con la configurazione che ritiene più affidabile e utile, caso per caso.

Chiaramente, questa facoltà deriva anche dalla presenza in sede di attrezzature differenti, come conseguenza di gare di fornitura nazionali che chiaramente vedono cambiare costantemente le ditte produttrici e dunque le attrezzature approvvigionate.

Questo ci porta ad un processo di rinnovo periodico delle attrezzature,ma anche alla possibilità di mantenere in attività ciò che è affidabile e funzionante.



Quali procedure di sicurezza utilizzate?

La sicurezza nasce innanzitutto dalla preparazione fisica e culturale.

Per mantenere il livello di preparazione atletica necessario a immergerci in sicurezza, ci alleniamo in modo regolare, oltre a essere sottoposti con cadenza biennale a tutti gli esami medici necessari a comprovare la nostra idoneità fisica.

E, questo, è indubbiamente un ottimo punto di partenza. Inoltre effettuiamo costanti immersioni di addestramento, più volte alla settimana, oltre a frequenti corsi di aggiornamento e specializzazione.

Dedichiamo la stessa attenzione a verificare che anche le nostre attrezzature siano in perfette condizioni, perciò siamo impegnati in continue manutenzioni, così che tutto sia efficiente ed affidabile.

Altro grande meccanismo di sicurezza è l'affiatamento del team.

Siamo talmente allenati a immergerci insieme, che basta uno sguardo per capirci al volo, e questo contribuisce ad aumentare sicurezza e serenità.

Infine, abbiamo a bordo del nostro mezzo, durante le attività, un infermiere specializzato in Fisiopatologia Subacquea presso il COMSUBIN.

Inoltre siamo tutti operatori di BLSD e abbiamo sempre con noi un kit di rianimazione, completo di Defibrillatore. Per quanto riguarda la strumentazione in immersione, ognuno di noi utilizza un computer subacqueo, ma porta come backup anche orologio/profondimetro e tabelle US Navy.



Da uomo delle istituzioni, il Maresciallo sa comunicare in modo tecnico e preciso, ma, per quanto la sua disamina delle attrezzature e procedure di immersione sia metodica e puntuale, traspare l'Uomo e la Passione profonda per questa professione e per il mare. Decido di dar spazio alle emozioni e ai ricordi di tante avventure...

Maresciallo, ci racconta qualcosa delle operazioni più importanti e complesse in cui siete stati coinvolti?

Per cominciare, il naufragio della Costa Concordia, che ci ha visto impegnati nel lavoro enorme di documentazione del caso, rilevamento delle prove e repertamento.

Lavoro che poi è stato essenziale per la magistratura per l'individuazione delle responsabilità di questa sciagura.

Ancora, ricordiamo il nostro intervento nel caso della Torre Piloti di Genova, crollata nel 2013 dopo essere stata urtata da una nave in transito.

Ancora, il nostro intervento è richiesto nei più tragici naufragi dei barconi di profughi, in cui, oltre al triste compito del recupero delle salme, ci dedichiamo anche alla ricerca di prove e documenti utili al magistrato.

Talvolta, il nostro lavoro si svolge decisamente lontano dalla luce dei riflettori, ma ci da comunque grandi soddisfazioni, ad esempio quando i colleghi Subacquei del Nucleo di Napoli hanno sgominato una banda di ladri che si introduceva nei locali da svaligiare attraverso i condotti fognari.

Uno dei momenti più belli della nostra carriera è stato, infine, il ritrovamento di un tesoro di monete d'oro e d'argento nelle acque di Orosei.

In seguito alla segnalazione da parte di un turista tedesco, la Sovrintendenza dei Beni Archeologici ci ha chiesto di effettuare delle indagini nella zona in cui si ritiene fosse avvenuto un naufragio alcuni secoli fa.

 Abbiamo condotto delle ricerche subacquee e, con l'aiuto dei metal detector, abbiamo trovato 32 monete d'oro e 14 d'argento. E' stato meraviglioso per noi, un'emozione enorme, ritrovare sott'acqua un tesoro come quelli che si sognano da bambini!



Questo episodio ci ricorda che tra i vostri compiti rientra la Tutela del Patrimonio Culturale e la Tutela Ambientale. In quali modi si sviluppa questa competenza?

E' una attività che ci vede spesso impegnati a supporto del nostro Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, oppure in collaborazione con Università e Sovrintendenza. Le nostre attività spaziano dal monitoraggio di siti archeologici, al recupero di oggetti e materiali, al supporto tecnico ai subacquei dei centri di ricerca.

Spesso collaboriamo anche con Centri di Ricerca ambientale, Università e col nostro Nucleo Operativo Ecologico, raccogliendo campioni, ispezionando i fondali e, in generale, monitorando l'ambiente subacqueo anche dal punto di vista ecologico.

Siamo stati incaricati, ad esempio, di fare delle immersioni a campione, in vari siti dei mari italiani, per valutare l'impatto della riduzione delle attività diportistiche e subacquee durante il lockdown per il Covid. Abbiamo potuto constatare non solo un aumento quantitativo e qualitativo delle specie presenti, ma anche una riduzione della diffidenza di questi animali nei nostri confronti.



Un mare più vivo, popolato e sicuro, anche grazie all'operato di questi Specialisti Subacquei, che ogni giorno portano i valori e le tradizioni della Benemerita anche “oltre la battigia”.


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Giusepoe
17 di Marzo, 2022
Orgoglioso della nostra Arma da ex appartenente orgoglioso anche di essere un'istruttore subacqueo

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