Il brevetto di specialità "Naturalist Dive", per biologi marini in erba

02 di Dicembre, 2021 - Subacquea - Commento -

di Valentina Cornacchione / fotografie di Mariachiara Pastorini

Chi è il Naturalist Diver

Probabilmente l'immersione più “piacevole” (anche se è soggettivo) del corso Advanced Diver è quella dell'esperienza Naturalist Dive: un'esperienza emozionante che oltre a renderci consapevoli del bellissimo mondo acquatico che ci circonda, ci permette di applicare il sistema di coppia in modo ottimale. In questa “caccia al tesoro” infatti, ad ogni coppia verrà assegnata una mappa dei pesci che probabilmente si andranno a trovare ed una lavagnetta su cui spuntare la specie di pesce e scrivere la quantità di individui avvistati.

Ma ricordiamoci di controllare sempre gli strumenti! Non facciamoci prendere la mano come i fotografi subacquei che, intenti a fotografare il fatidico momento giusto, si dimenticano del manometro e del tempo! (E qui mi accuso da sola).

L'immersione di questo tipo si fa a circa 20 metri di profondità con un tempo di curva di sicurezza di 40 – 50 minuti.

Ma come si arriva alla pratica? Prima si studia, ovviamente.


Gli argomenti che si andranno a studiare nel corso di biologia marina per subacquei partono da delle nozioni generali: i 5 regni degli esseri viventi, la definizione di specie (la sapete?), la divisione degli esseri viventi in base all'habitat in cui vivono che solitamente si divide in due macro gruppi, pelagici e bentonici.

Tema interessante è il tipo di relazione tra gli organismi di specie diverse: c'è chi ha un rapporto di competizione, chi di predazione, e chi di simbiosi che a parer mio è la relazione più curiosa. Infatti ci sono specie che traggono vantaggio dalla relazione reciproca come il pesce pagliaccio e l'anemone, per esempio.

Si studierà il mare come “sistema”; ovvero quell'ambiente contenente non solo sali minerali disciolti ma anche gas come ossigeno ed anidride carbonica, quest'ultima utilissima alla fotosintesi delle piante marine.

Sì, anche le piante marine fanno la fotosintesi, ma solo fino ad una certa profondità, fino a quando i raggi del sole riescono a toccarle. Queste piante sono molto simili a quelle terresti, infatti hanno foglie, busto e radici. L'esempio per antonomasia? La bellissima e preziosa Posidonia oceanica che produce anche fiori e frutti (le olive del mare).

Fun fact: a volte certi subacquei (che non hanno ben studiato magari) fanno fatica a distinguere le piante dagli animali marini: sulla terra siamo abituati a riconoscere le piante dagli animali perché solitamente le piante restano ferme mentre gli animali si muovono. Nel mare non è proprio così: grazie alla densità dell'acqua marina, alcune sostante nutritive restano in sospensione, permettendo per esempio alle gorgonie e coralli (che sono animali) di potersi nutrire anche restando ancorati al fondale.


Dopo di che si parlerà ampiamente degli animali marini e si inizia a suddividerli in base al loro nutrimento: abbiamo carnivori, erbivori e detritivori (gli animali che si nutrono degli scarti organici e degli animali morti, gli spazzini del mare in pratica).

Gli animali più studiati in questa fase, a meno che non si decida di approfondire ed andare avanti con gli studi, sono principalmente pesci e squali, quindi animali marini vertebrati anche detti pesci ossei e pesci cartilaginei.

I pesci come ben sappiamo sono animali scheletrici provvisti di vertebre, la maggior parte a sangue freddo. Dico la maggior parte perché esistono eccezioni che confermano la regola: il Pesce re, chiamato anche Opah (Lampris guttatus) è un pesce “omotermo”, nel senso che deve mantenere la sua temperatura corporea costante. Questo curioso pesce vive generalmente in tutti i mari del mondo fino a 400 metri anche se è raro trovarlo nel Mediterraneo.

Curiosità: i pesci sono stati i primi vertebrati a comparire nel nostro Pianeta, ed inizialmente non avevano le mascelle.

Oggi, facendo dell'ironia ma nemmeno troppa, abbiamo pesci con mascelle così forti da contribuire alla produzione della sabbia coralligena degli atolli tropicali, grazie all'erosione ed alla frantumazione delle barriere madreporiche e delle conchiglie.

Si dice che i pesci abbiano il “sesto senso”: non è altro che il “sistema della linea laterale”, un sistema che fa percepire le variazioni di pressione delle onde prodotte dallo spostamento degli altri animali marini nell'ambiente. E' una sorta di senso tattile a distanza, un eco di onde riflesse generate dai corpi circostanti.


Gli squali sono animali misteriosi ed affascinanti, i più antichi animali del pianeta Mare. Si studierà il loro modo di vivere, il loro “olfatto” finissimo, il loro modo di riprodursi con a seguire un elenco delle specie di squali che si possono trovare nel mare in cui ci si immerge, in questo caso con molta probabilità si parlerà degli squali del Mediterraneo.


Tra l'elenco, personalmente, c'è un tipo di squalo che ha catturato tutta la mia attenzione e fascino: la Chimera. Sarà per il nome mitologico, ma questa specie di squali è abissale (vive a 300 – 500 metri di profondità) ed è difficilissimo per un subacqueo incontrarla. Sono 35 specie rare che derivano direttamente dai primitivi squali comparsi 340 milioni di anni fa.

Dopo un excursus sulle specie individuabili nel nostro mare, nel corso Naturalist Dive è prevista anche una suddivisione dell'habitat marino in base alla profondità. Si apprenderà infatti che noi subacquei frequentiamo per di più solamente una delle 7 zone in cui il mare è suddiviso, ovvero il “piano infralitorale”, che va fino ai 50 metri di profondità e coincide con il limite delle piante acquatiche che dicevamo prima. Qui vive la maggior parte degli esseri viventi, piante ed animali, che si possono vedere durante un'immersione.

Giusto per farvi sapere come si chiama la zona più profonda ed a quanto arriva, siamo a – 11.000 metri e si chiama Zona Adale.

1078,7 bar di pressione. 1 tonnellata addosso. Non so se ci rendiamo conto di quanto “schiaccia” giù l'acqua a quelle profondità.

Per ricordarmi il nome di questa zona penso all' Ade, in fondo segue una sua logica.


In conclusione, è dato per certo che una volta entrati nel mondo della biologia marina e di tutto ciò che di chimico e fisico lo circonda, difficilmente se ne esce. Una nozione tira l'altra.

Questa è solo un'infarinatura di cosa si studia per conseguire la specialità Naturalist Diver, c'è tanto altro ancora, ma credo che il messaggio è chiaro: il mare è un pozzo di meraviglie.

Oggi il mare però è seriamente in pericolo, secondo lo IUCN molte specie sono a rischio estinzione o fortemente minacciate. La colpa, ormai lo sappiamo, è nostra. A causa dell'uomo e soprattutto delle sue attività illegali come la pesca intensiva, l'inquinamento da plastica o da altri materiali chimici, è il principale responsabile della gravissima condizione in cui versa il mare oggi.

Qui entra in gioco la figura del Subacqueo, che in certi sensi è una persona “privilegiata” del mare e che quindi è tenuta a dare il buon esempio ai suoi simili terrestri, poiché in grado di immergersi (in punta di piedi) consapevole e soprattutto testimone del delicato equilibrio in cui la vita scorre nel magico “mondo del silenzio”, il mondo in cui siamo solo ospiti temporanei ma di cui, nolenti o volenti, dipendiamo fortemente.


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