Il Mare: da Oblìo a Museo

22 di Febbraio, 2021 - Subacquea - Commento -

Un Custode di mondi antichi

Valentina Cornacchione

Spesso le grandi testate giornalistiche ci propongono articoli emozionanti in cui si parla di ritrovamenti archeologici in fondo al mare.

La notizia solitamente suscita grande interesse, poiché siamo attratti da qualcosa che ha vissuto prima di noi, che è stato toccato da mani che ora sono svanite nell'ignoto, che hanno viaggiato chissà quanto e chissà dove.

Ma cosa c'è dietro la notizia? Cosa succede prima che gli esperti diano la buona novella?

Ne abbiamo parlato con l'archeologo subacqueo Francesco Laratta, che ha gentilmente contribuito all'articolo fornendoci anche delle interessanti fotografie.

A destra: Francesco Laratta

Uno degli oggetti più curiosi e belli da ritrovare sono le anfore, oggetti che raccontano più di quanto si pensi: può raccontare la storia di un intero popolo, dei suoi costumi e delle sue abitudini.


Si dice che di solito non si trova una sola anfora, ma più pezzi, tanto che a volte anticipano la scoperta di un relitto vero e proprio. E' vero?

L'anfora era il nostro attuale piatto di plastica: veniva buttato con facilità se si danneggiava. Quindi è possibile anche fare un solo ritrovamento, poiché quell'anfora era stata buttata dalla nave perché rotta. Diverso è quando si trovano i giacimenti. Prima di tutto si capisce che le anfore fanno parte dello stesso ritrovamento per l'omogeneità cronologica, di solito si catalogano per periodo e tipologia. Poi, una volta trovato il giacimento, si può ipotizzare anche un relitto.


In base ai ritrovamenti che hai fatto (Calabria, ndr), si è riuscito a capire quali popoli frequentavano il tratto di mare preso in esame?

Diciamo che è più facile capire la "macro storia" in questi casi, che la "micro storia". Essendo stata una rotta di transito per secoli, soprattutto da parte degli antichi romani, si è delineato un periodo tra il I secolo A.C. fino alla fine dell'Impero.

La cosa importante è lo studio della linea di costa.

Per esempio, nel 2013 trovammo un cannone in bronzo del 1500. Inizialmente ipotizzammo fosse un relitto medievale, mentre dopo la ricognizione capimmo che era del XVI secolo.

La domanda però era: "cosa ci fa un cannone qui?" Dopo diverse ricerche capimmo che quel tratto di costa era in verità uno storico punto di approdo tra Capo Rizzuto e Crotone. La fortuna è stata che nonostante il fondale fosse di 9 metri, il cannone ricadeva nell'area marina protetta, un'ottima situazione per la salvaguardia del sito.


Recupero e dettaglio del cannone recuperato


Come si organizza un'immersione di "recupero"? Da chi è composto il team di sommozzatori?

Per il recupero c'è bisogno degli OTS (Operatori Tecnici Subacquei, ndr) che sono sotto la supervisione degli archeologi subacquei, in area portuale operano i sommozzatori militari sempre sotto supervisione di un archeologo subacqueo. Diverso è il discorso se si fa solo un'operazione di ricognizione, che può definirsi come un classico giro sott'acqua, quindi non c'è bisogno degli OTS.


Per gli interessati, che tipo di studi si fanno per diventare archeologi subacquei?

L'iter è conseguire una laurea universitaria in archeologia e poi prendere il brevetto subacqueo. In Italia ci sono degli studi post laurea in cui si studia archeologia subacquea, come a Viterbo, Venezia, Sassari, Roma.

 

A molti capita di trovare reperti archeologici durante le immersioni, per chi non è esperto su cosa fare (verrebbe automatico portarselo a casa senza dire nulla), come si deve intervenire invece?

Per legge c'è l'obbligo di segnalazione, e l'obbligo di salvaguardia e tutela per evitare trafugamenti. Quindi la prassi è: documentare il ritrovamento e il recupero, segnalare il fatto ai Carabinieri o alla Sovrintendenza della zona, e custodirlo temporaneamente. Quest'ultimo punto è interessante, poiché è qui che va sottolineata la differenza tra custodia e proprietà: un reperto, nonostante ti venga detto di tenerlo in casa, non sarà mai di tua proprietà, ma ne sarai solamente il custode. Qualora si danneggiasse, bisogna segnalarlo agli enti preposti. Il rischio è la denuncia penale per omissione di custodia.


Come ci si sente a toccare con mano quello che è stato già toccato da altre mani, tanti e tantissimi anni addietro?

Nonostante poi ci si faccia l'abitudine, le prime volte sono esperienze che ti restano sulla pelle. Letteralmente, riporti in vita una cosa che era sepolta.


Ritrovamento di una porzione di anfora


Per finire: pensi che si dovrebbe parlare di più del mare e del patrimonio naturale e storico che esso custodisce?

Assolutamente. Il patrimonio storico subacqueo è un richiamo turistico non indifferente. Sebastiano Tusa (Archeologo, Soprintendente del Mare e Accademico italiano) progettò di fare dei percorsi archeologici subacquei affidati ai  vari diving, così da attuare comunque una certa vigilanza sui reperti, avere un aggiornamento costante dei dati scientifici e soprattutto trasformare il Mare in un "Museo diffuso" per tutti gli appassionati e curiosi. In Sicilia già ce ne alcuni di "Musei sommersi".

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