Il Mare nell'Arte

26 di Marzo, 2022 - Racconti di mare - Commento -

Testo di Marta Bello e immagini della Pinacoteca del Mare

Il mare ha una bellezza affascinante, è stato cantato da poeti e poetesse, dipinto da grandi artiste e artisti. Nel corso della storia è stato luogo e rifugio di miti, storie e leggende.

Alcune opere d’arte che rappresentano la più bella meraviglia della natura sono state raccolte nella Pinacoteca del Mare. 


Iniziamo questo viaggio alla scoperta della rappresentazione del mare nell’arte.




La pinacoteca del mare è stata inaugurata nell’aprile del 2009. La sede è a Palazzo Piacentini a San Benedetto del Tronto.

E’ un luogo ideale per conoscere in modo unitario la ricca produzione artistica facente parte della collezione civica, mettendo in mostra opere finora conservate in depositi comunali o all’interno di uffici pubblici. La sezione espositiva più ampia raccoglie la produzione di dipinti, fotografie e disegni dell’artista svizzero Alfred Chatelain; seguita da Adolfo De Carolis, pittore di prestigio nazionale sensibile alla vita quotidiana e ai paesaggi marini piceni.

Sono esposte anche le opere di Armando Marchegiani con dipinti ad olio e disegni su carta. Partecipa anche Angelo Landi con due tele ed è presente una sezione fotografica con le immagini attribuite al pittore Adolfo De Carolis, dall’album fotografico “Vele ritrovate” donato da Antonietta e Gigi Anelli. 

1. Alfred Joseph Chatelain (Moutier, Svizzera 1867- Nizza 1943). 

A chi gli chiedeva perché dipingesse il mare, lui rispondeva “Devo dipingere tutto ciò che vedo perché sono immagini che presto spariranno”.Nella poesia di questa frase, c’è un’aspra premonizione: gli effetti devastanti dell’inquinamento dei mari e gli effetti del turismo che hanno distrutto e continuano a distruggere i paesaggi marini.



Figlio di genitori benestanti, proprietari da più generazioni di una vetreria che commerciava con tutta Europa, ebbe una vita semplice da un punto di vista economico. Da subito si dedicò all’arte: Ebbe la possibilità di frequentare a Parigi l’Accademia Julien e l’atelier Cormon: fu attento ai nuovi fermenti impressionistici, alla diffusione in Italia del paesaggismo dei macchiaioli, ai grandi incontri che la scena culturale parigina gli offrì. 

Per tutta la sua vita ebbe una predilezione assoluta per la storia della navigazione e per l’evoluzione dei modelli navali che studiò e disegnò costantemente, come dimostrano i suoi fogli di lavoro e i suoi taccuini.



Come altri suoi contemporanei dalla spiccata sensibilità artistica, sviluppò un culto del viaggio come arte dell’incontro e predilesse mete mediterranee in cui la scoperta del mare e dei suoi innumerevoli volti fu la prima ragione delle scelte. Le mete furono: Algeria, Marocco, Sicilia fino alla svolta del rapimento per la spiaggia sambenedettese, dove ebbe la possibilità di coniugare ricerca antropologica e osservazione del paesaggio marino. 

Il suo decennio sambenedettese (dal 1908 al 1920) costituisce un momento decisivo per la sua evoluzione artistica e per la messa a punto di un approccio etnico-antropologico alla gente di mare.



Il suo modo di vedere e rappresentare la realtà si muove tra post-verismo fotografico di matrice verghiana e uno sperimentalismo illuministico che si applica alla ricchezza di spunti visivi ricavati dal mare e dalle sue simbologie.Ogni sua opera è frutto di una ricerca accurata che passa attraverso l’uso del nuovo mezzo fotografico e il dialogo quotidiano con la gente di mare che osserva con cura e attenzione. 


2. Adolfo De Carolis (Montefiore dell’Aso 1874 - Roma 1928)

Il mare è la musa ispiratrice per la realizzazione di foto, disegni, incisioni, quadri e dipinti murali, articoli e prose liriche. Nel ’96 aderisce al gruppo romano In arte Libertas, creato dal paesista Nino Costa, dal 1901 insegna ornato in Accademia nella Firenze.

Comincia ad ornare libri per D’Annunzio e Pascoli e dal 1903 elabora fregi ed articoli per la rivista “Leonardo” fondata con Papini e Prezzolini. Fra le rigogliose figurazioni per la Francesca da Rimini (1902), le rusticane de La figlia di Iorio (1904), le lapidarie del Notturno del “Vate” (1917-21).

Le stampe marinaresche esprimono un’autonoma poetica. Il varo, L’argano, Il timone, La foce, Le Arche, sono tutte xilografie eseguite fra il 1904 e il 1908.

"Il varo":

"Il Timone":



Nello stesso periodo in Europa esplodono i primi fenomeni d’avanguardia, queste xilografie denotano un lirismo contemplativo assieme a simbolismi. Riprende il fervore estetico del giapponismo della fine del secolo, ma c’è anche un discorso politico urgente: documentare l’irripetibile patrimonio che la “novella civiltà livellatrice” viene annientando.  

In realtà, il ritrovamento delle foto è molto recente. Infatti, nel 2008 la sig.ra Antonietta Anelli rintracciava nel cassetto di un vecchio mobile un album fotografico, con foto relative alla marineria sambenedettese, datato fine ‘800 primi del ‘900. Esaminato, studiato, divulgato, si è giunti alla conclusione che le immagini sono state scattat dal pittore Adolfo De Carolis. 

Il vecchio album fotografico, con coperta in cartonato telato di color rosso vinaccia con sovraimpressi fregi color nero, contiene 54 immagini. Le foto di medio-piccolo formato misurano in gran parte 8,5x10,5 cm e 7,5x7 e rappresentano paranze, lancette, barchetti, marinai e bambini, restituendo così un ulteriore spaccato della nostra storia marinara.



3. Armando Marchegiani. (San Benedetto del Tronto 1902 – Roma 1987) 

Ha rappresentato la struggente malattia del paesaggio, le specie delle marine, l’antica bellezza della gente di mare. Con Chatelain e Landi aveva un’attiva frequentazione. Dopo aver vinto, nel 1925, il Premio Pellegrini indetto dall’Accademia di San Luca, nel 1927 si reca negli Stati Uniti d’America dove aiuta il prete e pittore Luigi Sciocchetti nella decorazione a fresco della chiesa di “San Giuseppe degli irlandesi” in California. 



Nel 1929 rientra in Italia e prende dimora a Roma, dove dipinge la “Battaglia di Amba Aradam”, visibile nelle sale di Palazzo Barberini. Nel 1937 espone all’Aja, alla galleria reale Kley Kamp uno dei suoi capolavori: la “Pesca miracolosa”, rimasta sempre in suo possesso. Dal 1933 al 1943 ricopre il ruolo di vicedirettore dell’Accademia del Nudo. Partecipa, sempre nel 1943, alla Quadriennale capitolina. Nel 1965, la Camera di Commercio di Ascoli Piceno, a seguito di concorso nazionale, gli affida un’opera imponente e non priva di difficoltà: rappresentare le attività della Provincia in un pannello di mt. 10x3,50. Dalle sue tele, siano ritratti, scorci di paese o marine, trapela un transfert emotivo e una certa descrittività.

“Bisogna dare luce alle ombre”, diceva, le ombre dei suoi quadri hanno, infatti, una luce intima.



4. Angelo Landi (1879-1944).



Nella seconda metà degli anni Venti, Angelo Landi decide di trascorrere le vacanze estive a San Benedetto del Tronto,su probabile indicazione di Armando Marchegiani da lui incontrato a Roma. Landi sente il richiamo dell’arte e della pittura moderna. La realtà si fa allegoria di se stessa, nella costante ricerca di un’essenza di verità.

Dal chiarismo lombardo,che contraddistingue le prime opere, approda ad un colorismo di matrice veneta, ma le cromie vibrano come nella pitturad’impressione. Nei due dipinti sambenedettesi, “Tempesta o Attesa”, 1913-18, e “Bonaccia o Attesa e reti tese ad asciugare”, 1913-18, la luce fa da protagonista. 

“Tempesta o Attesa":



 "Bonaccia o Attesa delle reti tese ad asciugare":



La luce è fredda e avvolgente nella prima opera, calda e riposante nella seconda. Folgorato dal sublime, come i pittori romantici che dal Nord Europa scendevano in Italia, elabora una sintesi tra la sua interiorità e i paesaggi marittimi. Ogni figura un’anima, un carattere, un’idea, un simbolo”, una gestualità. Dipinge con il suo stile e seguendo le sue intuizioni. 


Il nostro primo viaggio nel mondo che unisce il mare e l’arte si conclude. 

La bellezza del mare lo rende inevitabilmente un soggetto prediletto per le rappresentazioni artistiche. La sua forza e la sua carica emotiva e attrattiva sono un tema centrale di molte correnti artistiche. Qui abbiamo visto solo alcune opere, e un’ultima considerazione finale è che i pittori in questione sono tutti uomini, ma la storia dell’arte (come ogni storia) non è fatta solo di uomini, ma anche di donne. Molte sono le poetesse e le pittrici che hanno cantato e disegnato il mare. 

Il filo conduttore è una riflessione, una constatazione che riguarda il cambiamento, il mutare dei paesaggi marittimi, la flora e la fauna marina. In continua distruzione a causa delle industrie, del turismo e della pesca aggressiva. Proteggiamo questa meraviglia dall’intrusione aggressiva della specie umana e continuiamo a cantare il mare. 

Fonte e documentazione: Pinacoteca del Mare di San Benedetto del Tronto.

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