Il relitto di Stoccolma: IL VASA

19 di Ottobre, 2021 - Archeologia - Commento -

Archeologa subacquea Dott.ssa Magda Vuono

Il Vasa fu uno dei più grandiosi galeoni realizzati nel XVII secolo, ma molto probabilmente ebbe la storia più triste

La sua costruzione fu voluta fortemente da Gustavo II Adolfo, che fu re di Svezia dal 1611 al 1632. 

Gustavo apparteneva alla dinastia Vasa, che aveva come simbolo araldico un fascio di bastoni, che in svedese viene appunto detto “VASA”. 

Quando Gustavo Adolfo salì al trono nel 1611, ereditò tre guerre: con la Russia, la Danimarca e la Polonia. 

La situazione era a dir poco difficile. 

Gustavo Adolfo fu in guerra durante 18 dei 21 anni del suo regno. 

Ma nonostante lo stato di guerra costante in quel periodo la Svezia si stava sviluppando rapidamente. 

Per questo motivo Gustavo insistette moltissimo per la realizzazione del più grande vascello al mondo. 

Le fasi di costruzione seguirono i canoni tradizionali fin quando fu in vita il mastro carpentiere, che durante la realizzazione si ammalò e morì lasciando ai suoi inesperti apprendisti la responsabilità di proseguire pur non avendo specifiche conoscenze tecniche. 

A questo punto le interferenze del Re divennero determinanti. 

Fu installato un secondo ponte per poter trasportare più cannoni ed artiglieria e la nave di fatto divenne troppo lunga e soprattutto troppo alta rispetto alla larghezza, causando uno spostamento del baricentro che la rese pericolosamente instabile. 

Il 10 agosto 1628 fu il giorno del varo del galeone, ma fu anche il giorno del suo naufragio. 

Infatti appena fuori dal porto, dopo poche miglia di percorso, una folata di vento lo fece inclinare fortemente su di un lato e nemmeno la perizia del timoniere riuscì a raddrizzarlo. 

Una seconda raffica di vento lo inclinò nuovamente e l’acqua iniziò a penetrare nello scafo attraverso i portelli dei cannoni. 

La nave si allagò immediatamente ed affondò sotto gli occhi di tutti a poche centinaia di metri dalla costa, dopo aver percorso meno di un miglio marino. 

Il maestoso vascello, orgoglio del Re di Svezia, affondò quasi verticalmente adagiandosi sul basso fondale fangoso.

Circa quaranta delle centotrenta persone dell’equipaggio perirono nel naufragio. 

Tra il 1664 e il 1665 “gli uomini che camminavano sott’acqua”, come venivano chiamati i sommozzatori in quel periodo, riuscirono a recuperare ben 50 di 64 cannoni del Vasa. 

Il recupero, fatto con una campana subacquea, fu descritto da Francesco Negri, un sacerdote italiano che si trovava a Stoccolma a quei tempi. 

Gli studi di Negri sull’uso della campana subacquea per i salvataggi marittimi permisero agli svedesi di operare comunque sullo scafo della grande nave. 

L’accesso ai cannoni rese però necessaria la demolizione di ponti e delle strutture sovrastanti; la complessa e laboriosa operazione fu descritta dettagliatamente da Francesco Negri nel suo libro intitolato ” Viaggio Settentrionale “. 

Successivamente la corretta posizione della nave venne dimenticata. 

Solo dopo cinque anni di indagini Anders Franzén, riuscì ad individuare il relitto. 

L’insistenza nelle ricerche da parte di questo studioso è dovuta al fatto che Franzen sapeva bene che il Mar Baltico ha una composizione ben diversa da altri mari. 

Sapeva che non ospita la teredine, un piccolo mollusco che in mari più salati normalmente distrugge tutto ciò che è di legno. 

Sapeva che le navi che affondano nel Baltico avrebbero potuto conservarsi per centinaia e migliaia di anni. 

E così fu. 

La nave fu trovata e ci vollero ben cinque anni di lavoro per effettuarne il recupero. 

La Marina offrì uomini e imbarcazioni, furono trovati i finanziamenti e il relitto fu trasportato in 16 riprese in acque meno profonde


Fu così che dopo 333 anni il Vasa fu recuperato dal fondo del mare e riportato in superficie. 

Subito dopo il recupero fu messo a riparo sull’isolotto di Beckholmen dove era presente un bacino di carenaggio

 

L’imbarcazione nel 1961 appariva perfettamente conservata grazie al fango e all’acqua salmastra povera di ossigeno.

Per evitare il deterioramento del legno il relitto fu trattato con particolari soluzioni chimiche che permisero al legno di perdere l’acqua e di mantenere il volume senza rompersi. 

Le operazioni di scavo archeologico all’interno del relitto hanno permesso di recuperare oltre agli scheletri dell’equipaggio affondato, moltissimi reperti che hanno permesso di ricostruire uno spaccato della vita del XVII secolo. 

Infatti nel momento del naufragio la vita a bordo della nave si era fermata. 

Un marinaio rimasto schiacciato sotto l’affusto di un cannone fu trovato con 20 centesimi di monete di rame in tasca. 

L’abbigliamento di un altro invece si era conservato completamente e restituisce l’esatta foggia del modesto vestiario che indossava. 

Nei contenitori e nei bauli fu trovato di tutto: dal burro ancora conservato alle fiaschette di rum, utensili, piatti e posate, fino ai giochi da tavolo usati dagli ufficiali per ammazzare il tempo. 

La squadra di archeologi era guidata da Per Lundström, che più tardi divenne il direttore del Museo Nazionale Marittimo. 

Tutti furono vaccinati contro una serie di malattie, tra cui il tifo e il tetano, poiché nessuno sapeva quali pericolosi batteri potessero annidarsi nel fango che ricopriva tutti i ponti. 

La nave veniva spruzzata 24 ore su 24 con acqua fresca per evitare che si seccasse, e così la squadra lavorava sotto una costante pioggerellina fangosa. 

Indossavano indumenti antipioggia e cappelli rigidi, con asciugamani avvolti intorno al collo, ma l'acqua fredda si faceva comunque strada attraverso polsini e colletti.


Finivano ogni giorno ricoperti di fango nero, appiccicoso e maleodorante. 

Il fango veniva rimosso dai ponti con tubi da giardino e ugelli a spruzzo, lavandolo fino al fondo dello scafo. 

Quando il fango e il limo scorrevano via, rivelavano una serie sorprendente di manufatti ammassati sui ponti. 

Ogni oggetto è stato accuratamente registrato, con il suo luogo di ritrovamento, e gli è stato dato un numero unico di ritrovamento prima di essere portato a terra e messo in vasche piene d'acqua in attesa della conservazione. 

Trovare abbastanza vasche per migliaia di manufatti si è rivelata una sfida tanto che sono stati costretti a setacciare i mercati di rottami di Stoccolma per comprare tutte le vecchie vasche da bagno che potevano trovare. 

Lo scavo continuò per cinque mesi, e gli archeologi lavoravano sotto forte pressione. 

Gli ingegneri responsabili della stabilizzazione della nave non sapevano per quanto tempo la vecchia struttura avrebbe potuto reggere l'immenso peso del fango e degli oggetti all'interno, che hanno stimato in oltre 1.000 tonnellate. 

Erano particolarmente preoccupati per tutto il fango e l'acqua che drenava nella stiva, e alla fine hanno dovuto tagliare tre grandi buchi nel tavolato. 

Durante questi cinque mesi, la squadra di Per Lundström recuperò più di 30.000 oggetti dal Vasa. 

Questi consistevano praticamente in tutto ciò che era stato a bordo quando la nave affondò, tranne i cannoni e i detriti recuperati nel 1660. 

Tra i ritrovamenti più notevoli ci sono stati due grandi cumuli in un armadietto sull'orlo, che si sono rivelati essere i resti accuratamente piegati di sei vele di Vasa più le vele della barca lunga, ancora legate come erano state consegnate dal velaio nel 1627. 

Tutte queste preziosissime informazioni sul galeone più maestoso e al contempo più sfortunato del XVII secolo sono state utilizzate per realizzare un meraviglioso museo inaugurato nel 1990 a Stoccolma. 

Attraverso tecnologie digitali è stato possibile effettuare la ricostruzione facciale di alcuni membri dell’equipaggio e ricostruire tanti altri pezzi mancanti della storia del vascello. 

Ancora oggi la nave viene costantemente trattata con i conservanti per garantire la durata nel tempo di questo importante pezzo di storia svedese.


Tutte le immagini sono tratte dal sito del museo al link : https://www.vasamuseet.se

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