Il rispetto per i relitti.

06 di Ottobre, 2021 - Subacquea - Commento -

Foto repertorio Redazione 

Massimiliano de Cristofaro 

Cos’è un relitto?

Mah, forse è un grosso pezzo di ferro in fondo al mare. 

Un relitto viene considerato tale dopo l'affondamento o l'arenamento di una nave (o quanto di essa rimane), aereo e sottomarino a seguito di guasto, incidente o azione di guerra in mare. 

Questa è la descrizione classica di un relitto, ma questa “spiegazione” non può accontentare a noi subacquei. 

Questa spiegazione non dovrebbe essere sufficiente a nessuno, subacqueo o meno. 

Tuttavia, esistono anche relitti spaziali costituiti da satelliti artificiali abbandonati e altri rottami in orbita “intorno” alla Terra, spesso catalogati come detriti spaziali o con l'equivalente inglese “space-debris”, ma questi sono difficili da visitare. 

Nel caso di relitti aeronavali, il nome da attribuire al relitto è il nome della nave o dell’aereo, o del sommergibile al momento dell'affondamento e non quello al momento del varo. 

Ma cos’è, esattamente, un relitto? 

In realtà, un relitto la maggior parte delle volte, a meno che non sia derivato da un affondamento voluto, intenzionale, è una tomba! 

Là dove non vi siano particolari intenti di monumentalità, un relitto è un involontario luogo di sepoltura e come tale va rispettato. 

Una tomba è un luogo in cui sono conservati i resti umani, di uno o più individui e nel nostro caso, non v’è stato alcun rito funebre e questa circostanza, porta con se altro dolore, altro rispetto. 

Una tomba, nella maggior parte dei casi, soprattutto in base alla cultura del gruppo di appartenenza, può contenere anche oggetti del defunto. 

Orbene, un relitto è tutto questo, una tomba contenente resti umani con oggetti appartenenti a coloro che sono periti nell’affondamento. 

Relitti dall’epoca romana a quelli della seconda guerra mondiale, ed ancora quelli che, più recenti, a causa di gravi incidenti, si sono inabissati di recente, tutte tombe, tutti sepolcri da visitare con le dovute cautele e rispetto. 

Ho visitato molti relitti nella mia vita e in ogni relitto visitato ho ascoltato le urla, i sospiri, le preghiere, la paura e la gloria di chi si è immolato, scendendo verso l’abbraccio del grande padre, inesorabile, spietato, se vogliamo, crudele. 

Ogni volta che mi sono avvicinato ad un relitto mi sono avvicinato ad un cimitero, tutto fermo, spettrale, freddo, silenzioso, paradossalmente pieno di vita, flora e fauna, la morte che dona la vita, il ciclo del mondo, della terra, della vita stessa. 

Entrando dentro alcuni relitti ho avuto la sensazione di violare, di profanare luoghi sacri, ma l’ho fatto con rispetto, senza mai toccare nulla o peggio, senza mai portare via un “ricordino”. 

Se si deve portare in superfice qualcosa dev’esserci un valido motivo, magari legale o per creare un interesse ma mai per goliardia, peggio per denaro. 

I corpi, il ferro, i vestiti, gli effetti, tutto ciò che è affondato deve rimanere nel mare e con il tempo diventare parte di esso, è tutto molto spirituale. 

C’è chi ancora non ha compreso la scelta etica delle famiglie di Daniele Nardi e di Tom Ballard morti nel 2019 sul Nanga Parbat, di lasciare li i corpi, ad oltre 6000 metri nonostante l’alpinista Alex Txikon avesse dichiarato di voler recuperare i corpi della spedizione, ma, la filosofia morale vuole che i resti debbano diventare parte integrante del Nanga Parbat. 

La medesima filosofia si applica in mare. 

Quando andate in mare rispettate il mare, se visitate un relitto, studiatene la storia e se ci sono state vittime, ora sapete come comportarvi. 

“Gli uomini dell’occidente vivono come se non dovessero non morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.” (Dalai Lama)


Foto di Mariachiara Pastorini 

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