Il silenzio sott'acqua fa sparire i problemi della quotidianità

04 di Aprile, 2022 - Racconti di mare - Commento -

Testo di Marta Bello / Foto di Domenico Parisse


Domenico Parisse si racconta a Mondo Sommerso. Regista subacqueo, professionista e amante di immersioni e relitti.

Mi sento un po’ in imbarazzo a raccontarmi, so farlo meglio con la videocamera attraverso immagini e videoriprese.

Ho iniziato queste attività di immersioni e riprese subacquee nel ’91 con il professore Aldo Viarengo dell’Università di Genova con il progetto della super petroliera Haven affondata in seguito ad un naufragio proprio nel golfo di Genova.

Lì abbiamo fatto un esperimento per diversi mesi in cui abbiamo inserito all’interno del relitto delle gabbie popolate da ostriche.

L’ostrica è un animale filtratore, questi studi servivano per valutare al meglio il tipo di inquinamento presente nel relitto.

Il progetto era particolare perché nel 91 l’Haven era sotto sequestro ma sono riuscito ad ottenere dei permessi speciali per poterci immergere e fare questi studi che sono poi confluiti nel mio primo documentario trasmesso in televisioni nazionali e articoli su riviste del settore. Questa passione è andata bene e quindi ho continuato.


Ho iniziato a frequentare dei corsi del settore e la mia domanda di partenza è stata: “Come mostro queste bellezze a chi non può scendere sott’acqua?”.





Finito il corso per il brevetto del terzo grado, che ti permette di scendere fino a 40 mt, ho seguito anche dei corsi tecnici perché volevo raccontare le bellezze del mare al meglio. 

Ho iniziato un altro lavoro che per me è stato importantissimo, ci spostiamo in Umbria. Iniziamo col dire che trovo piacevole fare immersioni e credo che chi abbia questa passione o faccia questo lavoro debba immergersi in tutti i mari: tropicali, mediterranei ma anche in bacini chiusi come i laghi. Per caso ho incontrato Alvaro Capone, che ha scritto un libro sul ritrovamento di questo porto: struttura lunga 300 metri, larga 16 metri e alta 6 metri, anche se adesso c’è un po’ di sedimentazione, la grandezza di questo sito dimostra la grandezza delle ipotetiche navi che potevano passare di qua. 



Teofrasto diceva che gli etruschi potevano costruire navi lunghe anche 30 metri. I resti del porto sono ancora lì, sotto le acque del Nera a Stifone, piccolo borgo di Narni dove erano state già segnalate nel 1500 da un cartografo gesuita. Ti racconto come siamo arrivati a questa teorizzazione: tutti i ritrovamenti sono nati da diverse immersioni, queste navi a fondo piatto pare trasportassero solo legname e arrivavano al porto di Ostia percorrendo tutto il Tevere. La storia nasce con un incontro casuale: eravamo là per un’immersione in questo posto incantevole, lungo il fiume abbiamo trovato questo porto e incontrato questo signore che passeggiava lì, il quale ci ha raccontato la storia.

Sommersi sott’acqua ci sono dei veri e propri cantieri navali con ancora i pali dove venivano incastrate le navi.Nel periodo estivo si formano delle alghe per un cambiamento della temperatura dell’acqua, la cui limpidezza è straordinaria: a 14 metri di profondità il sub si vede ancora chiaramente nelle riprese.



Parliamo comunque di un’immersione semplice perché raggiunge al massimo 15 metri di profondità. Abbiamo elaborato un documentario in cui raccontiamo la storia di queste navi che partivano dal Nera e arrivavano ad Ostia percorrendo il Tevere e trasportando legnami, non cose di valore. La bellezza sta nel ritrovamento casuale del porto.

Purtroppo devo fare una critica sociale: ad oggi con l’avvento di queste piccole telecamere davvero accessibili a chiunque, per una semplicità nel maneggiarle e per una facilità d’acquisto dovuta a prezzi molto bassi, ormai queste riprese vengono fatte davvero da tutti ma si è andata perdendo una certa qualità e professionalità. Viene a mancare una narrazione di qualità e delle inquadrature fondamentali. Io metto sempre grande amore e investo tempo in tutto ciò che realizzo. Sono lavori che richiedono mesi, permessi, accordi.

Per poter entrare nell’acquedotto vergine ho dovuto insistere per ben due mesi. Ho sofferto un po’ perché ho sempre voluto cercare di raccontare qualcosa di un po’ diverso, atipico, allora mi sono specializzato anche nelle riprese con droni e mi sono dato allo studio dell’archeologia e dell’archeologia subacquea. In tutti i miei lavori ci sono sempre tre elementi fondamentali: l’acqua, il cielo e la terra. Ho fatto vari corsi e partecipato a dei concorsi che mi hanno dato molta soddisfazione perché ho visto che le mie cose piacevano, questo mi ha dato la voglia di continuare fino poi a creare un settore specifico. 

Ho da poco finito di realizzare un progetto in cui raccontiamo il percorso che fece Esbi. Abbiamo ripercorso il suo stesso viaggio, che fece dal 1892 al 1925 mostrando la situazione attuale degli acquedotti facendo un confronto tra il tempo passato e l’attuale. Per questo lavoro abbiamo utilizzato il drone per avere anche una visione diversa, una visione aerea. L’acquedotto vergine è l’unico acquedotto antico ancora funzionante a Roma e ha ben 36 metri di profondità. C’è un cunicolo che prosegue per 1 km e mezzo e l’acqua che ancora porta serve le 3 fontane di Roma: Trevi, Navona e la fontana Brancacci di Piazza di Spagna. Questo acquedotto è sopra Piazza di Spagna, gestito dall’Acea e non è visitabile ma anche in questo caso sono riuscito ad ottenere dei permessi speciali per poterlo visitare.

Credo che le persone preferiscano i mari tropicali perché lì abbiamo una temperatura di 25-30 gradi, limpidezza e varietà di pesci che riesci a vedere. Anche nel Mediterraneo ci sono colori e vita, forse delle volte si trovano a profondità più impegnative, sarò critico di nuovo: per quanto riguarda la costituzione dei parchi marini, potremmo prendere esempio dalla Spagna, loro da un parco marino hanno creato un lavoro, formando le famose Metas: un punto bellissimo di immersione e di turismo. Così lavorano un po’ tutti, il brutto del nostro paese è che creiamo riserve ma poi vengono chiuse ed è difficile entrarvi. La differenza sostanziale è che qua per avere visibilità è molto più complesso. Con il mio gruppo ci siamo immersi alle Isole Pontine e poi le classiche immersioni: Giannutri, Giglio, formiche di Grosseto, sono tre punti bellissimi, ma anche i laghi hanno il loro fascino.

Uno dei lavori più belli l’ho fatto in puglia dove ci siamo concentrati sull’affondamento di un relitto: il relitto STK in Puglia è affondato durante una tempesta circa tre anni fa, la cosa bella è che il diving ha cercato di mantenere un accordo con i pescatori locali, lasciando la zona libera dalla pesca. Su questo relitto si è formata una vita non indifferente: è pieno di castagnoli. All’interno è rimasta anche la macchina da scrivere.



Hanno tolto solamente le cose pericolose perché trasportava matasse di fil di ferro. Hanno lasciato tutto intatto perché è bello scendere e ritrovare le cose coì com’erano. Ci siamo imbattuti anche in una banda di barracuda incredibile. La nave è affondata perché il comandante ha rifiutato i soccorsi, ha cercato di ancorarsi ma la situazione è peggiorata e la nave è affondata sul fondale tra i 20 e i 35 metri. L’accordo con i pescatori è riuscito, è bellissimo perché l’avere così tanta fauna attorno al relitto ha creato moltissima curiosità e sempre più persone vi si immergono anche perché è un’immersione poco impegnativa e la vita che si è creata in pochissimo tempo è davvero affascinante.

L’argomento della pesca rimane un argomento difficilissimo e non vorrei addentrarmici troppo, vorrei solo sottolineare la questione delle reti fantasma, cioè delle reti che di fatto sono abbandonate ma che continuano a pescare tutt’ora. Questo è un problema grave, perché sono reti lunghe anche svariati chilometri. Ho partecipato ad un’operazione di recupero a mezzo canale di una grande rete fantasma tra Giannutri e Porto Santo Stefano, la secca di mezzo canale dove il cappello inizia a 40 metri. 

Mi definirei un amante delle cose belle, particolari e diverse, ciò che più amo dello stare sott’acqua è il silenzio. C’è un silenzio assoluto, mi seno drogato di immersioni e di riprese subacquee e quando scendo sott’acqua spariscono i problemi, quando risalgo riaffiorano.


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