Il tatuaggio rituale di Olly approda sulle coste sicule

27 di Settembre, 2021 - Racconti di mare - Commento -

Testo e illustrazione di Marta Bello

Una nuova via per una tecnica antica

Ciao Olly! Da dove vieni, come sei arrivata qui?


Io sono nata e cresciuta a Catania. Ho 32 anni, mi sono diplomata nel 2007 e la passione per i tatuaggi c’è sempre stata, sin dalle scuole medie disegnavo con la penna sulla pelle dei miei compagni e delle mie compagne di scuola. All’età di diciotto anni mi sono resa conto che per me il mondo del tatuaggio era inaccessibile: era visto come un mestiere esclusivamente maschile per il solo motivo del peso delle macchinette. Considera che anche gli uomini stessi avevano grandi problemi di tendinite ai polsi, le tatuatrici erano davvero poche perché resistere per molte ore a sostenere un peso di 300-400 grammi era impegnativo. 

Oggi per fortuna le macchinette pesano 100-200 grammi al massimo, quindi nel tempo è diventato un mestiere più accessibile alle donne. Io realmente mi sono sempre tatuata, è sempre stata una mia passione, non mi ispirava, però, l’idea di tatuare perché credevo di non avere uno stile di disegno ben definito. Mi è sempre piaciuto lavorare negli studi, aiutare le persone a capire dove posizionare un tatuaggio, su questo ho una visione molto precisa. Appena ho provato l’Handpoke tutto questo è cambiato ed è stato amore a prima vista. Ho scoperto questa pratica e ormai sono due anni e mezzo che tatuo.

La prima volta che l’ho provato ho tatuato la forma di una musicassetta degli anni ’90, questa non è solo una tecnica, diventa un rituale vero e proprio. Il fatto di non avere elettricità in mezzo, l’assenza di uno strumento elettrico come intermezzo tra la mia mano e l’altra persona crea una connessione tra noi. Una connessione più bella ed intima, con il rumore della macchinetta, invece, quest’atmosfera si perde un po’. Il rumore delle macchinette elettriche è fastidioso e costante, più che altro è meccanico. Devo anche dire che a molte persone fa impressione il rumore dell’Handpoke perché verosimilmente è come se io li stessi cucendo: c’è l’ago e poi c’è la pelle.

C’è ancora molta ignoranza su questa pratica che descrivo sempre, riassumendo, con: nuovo metodo, pratica antica. C’è solo bisogno di un po’ più di informazione. Roma è la città con la maggior concentrazione di studi di tatuaggi d’Europa, eppure questa pratica sembra sconosciuta, ma quando lo spiego rimangono tutti affascinati. Il maestro è stato il mio ragazzo e lui ha imparato da autodidatta.


Quindi sei cresciuta in Sicilia, che rapporto hai con la tua isola nativa?


Sì, sono cresciuta in Sicilia e vivo ancora là. A dir la verità ho sempre avuto la voglia di scappare ma adesso ho trovato una casa in cui sto bene e dove riesco ad avere la mia dimensione all’interno e all’esterno, perché il contatto con la gente del posto è fortunatamente limitato. Vivo sull’Etna in mezzo alla campagna con il mio cane ed il mio gatto.


Per me il mare è fondamentale, ma anche la montagna. Sono gli elementi della natura che mi catturano e conquistano. Io, comunque, sono stranamente cresciuta sulla neve. La bellezza di Catania è che puoi andare a sciare la mattina sull’Etna e poi il pomeriggio, con il caldo, andare a fare il bagno al mare.



Ho visto i tuoi disegni, come trovi l’ispirazione per realizzarli?


La mia idea principale è quella dei solidi impossibili: sono solidi geometrici concettuali che non esistono nella realtà. Sono particolarmente legata ad essi, questa inclinazione nasce dai miei studi di disegno tecnico. Mi sono diplomata in disegno industriale, quindi mi è sempre piaciuto fare disegni geometrici. Come avrai visto, però, disegno anche conchiglie, foglie, elementi naturali. I miei disegni variano, ma preferisco il geometrico perché lo trovo più pulito. 

I solidi impossibili hanno molto fascino, rappresentano l’idea del: “io ti vedo ma non ti potrò mai toccare” e sono simbolo del fatto che, in realtà, siamo tutti dei solidi impossibili perché siamo complessi. Trovo un significato profondo in tutte le cose: è la mia consacrazione delle cose. In Sicilia tantissime persone iniziano a dirmi che gli piace l’idea di venire a tatuarsi da me per il contesto rituale e spirituale che si viene a creare. Creare un intero ambiente in cui il tatuaggio diventa un rituale senza interferenze esterne, questa è la mia particolarità. La musica, ad esempio, è importantissima. La musica è fondamentale in qualsiasi tipo di pratica.


Mi parli meglio dei tuoi tatuaggi sulle conchiglie?


Le ho chiamate “Shell pussy power”: le conchiglie vulva. Nascono dall’idea che la conchiglia tradizionalmente è il simbolo dell’organo femminile per antonomasia, ho semplicemente voluto dare una mia versione artistica di un elemento naturale. L’idea non è mia originalmente, ma l’ho reinventata a modo mio.

Serve molto più lavoro per tatuare le conchiglie rispetto ai solidi impossibili.Il reale motivo di questa scelta artistica è che amo profondamente il mare, mi piace tantissimo collezionare le conchiglie assieme alle ossa animali perché ciò che è organico rimane intatto nel tempo e con il tempo. Le conchiglie, infatti, sono l’osso dei molluschi e dei crostacei, esattamente come le ossa sono la nostra base che permane nel tempo. Mi piace unire le conchiglie al disegno di una vagina stilizzata all’interno della conchiglia stessa. È la base della nascita di Venere, e per me ha un forte valore simbolico della potenza femminile.


E per quanto riguarda la tua isola, che ne pensi della situazione ambientale e climatica? Hai notato dei cambiamenti nell’ultimo periodo?


È un discorso lunghissimo e complesso, da noi la situazione è talmente disastrosa che già a febbraio avevamo finito le risorse idriche di luglio. Vessiamo in condizioni gravi, la siccità da noi è un grave problema. Preferirei non parlarne, è una questione che mi addolora molto anche al solo pensiero.


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