Il viaggio alla scoperta dei mari della Sicilia

04 di Gennaio, 2022 - Racconti di mare - Commento -

Testo e immagini di Marta Bello


Ci sono luoghi nel mondo rispetto ai quali cresciamo molto vicin* e per questo non li degniamo mai di troppa attenzione. Ho visto molte parti del mondo, ma questa volta sono andata dietro casa per la prima volta e ho scoperto le meraviglie del mare siculo. 

Un piccolo diario di riflessioni in itinere.


Giorno 1- 17/12/2021 

Arrivata a Siracusa sono stata gentilmente ospitata da Sea shepherd, insieme abbiamo condiviso due giornate delle nostre vite in riva al mare in appostamento tra gli scogli. 

Ho conosciuto il mare di Siracusa, un mare che può essere molto calmo e silenzioso, ma anche molto arrabbiato. 



E avrebbe ragione d’esserlo, dato tutto ciò che la nostra specie gli sta causando. Ho raggiunto Sea Shepherd perché Operazione Siracusa è in corso e sono rimasta incuriosita dalle loro azioni. Lo scenario si apre nell’Area Marina protetta del Plemmirio (istituita nel 2004), dove le volontarie e i volontari si occupano di sorvegliare costantemente l’area per segnalare alle forze dell’ordine pescatori sospetti, a canna o in barca al fine di scovare e scoraggiare ogni tipo di attività illegale e di bracconaggio con la speranza e il fermento nell’animo che siano attività destinate ad auto concludersi. 

L’area è divisa in zone A in cui non è nemmeno permesso il transito e in zone B dove addirittura sono permessi certi tipi di pesca. Come condividono anche molti di loro, è assurdo che in certe zone dell’Area Marina protetta sia possibile la pesca. In realtà, non dovrebbe proprio essere possibile alcun tipo di pesca in nessun angolo di mare del mondo, il minimo sindacale è la cessazione della pesca incontrollata, intensiva, industriale e l’acquacoltura. Affinché ciò possa passare dall’utopia al fattuale, condizione necessaria è la fine, o il drastico calo, in modo che non sia più economicamente conveniente, della domanda di mercato del pescato.




Girovagando ancora per i supermercati possiamo notare un fenomeno pubblicitario molto perspicace e ahimè funzionale: ogni confezione che contiene del pesce morto destinato al consumo umano ha impressi una serie di fantomatici bollini, scritte e marchi che in primo luogo effettuano una falsa propaganda rispetto al prodotto che viene commerciato. A tal riguardo ricordiamo che tutte le scritte come “ecosostenibile” “dolphin safe” sono bollini che le aziende pagano per poter ottenere, e sono marchi ideati dall’industria del pesce per l’industria del pesce. Del pianeta, della salvaguardia dei mari, degli animali marini e dei loro ecosistemi, per non parlare della nostra salute, non importa a nessun* di coloro che utilizza, pesca e commercia animali destinati al consumo, l’unico interesse è il profitto. Oltre a questa falsa propaganda che vuole farci credere che il pesce “sia buono per noi e che contenga oli necessari alla nostra salute fisica”, illude il consumatore che ciò che sta acquistando non vada a ledere il pianeta. 

Nella massa sociale il più grave problema della domanda di pesce (e di carne) è il convincimento dell’ingenuità del gesto d’acquisto. Trovo infatti molto apprezzabile la scelta di un’alimentazione totalmente vegetale durante le campagne, operazioni e missioni di Sea shepherd e la capacità di creare un ambiente inclusivo e soprattutto antispecista ove non vengono salvati alcuni animali e ne vengono uccisi altri, ma vengono tutti preservati, ognuno in certa misura, perché ogni singolo individuo di ogni specie ha diritto che noi non gli deturpiamo l’esistenza. 

Sono stati molto accoglienti, e appena arrivata siamo andate subito a coprire un turno sugli scogli. Non è possibile rivelare i luoghi d’appostamento per la salvaguardia di tutte le volontarie e di tutti i volontari. Per la prima volta sono stata appollaiata tra gli scogli, di notte, con il mare arrabbiato. 

Mi è parso che il mare urlasse, che gridasse di dolore, e non ho potuto non sentirmi responsabile. Durante il turno mi hanno raccontato del loro lavoro di sorveglianza, di come si organizzano e ho conosciuto persone da tutto il mondo, specialmente dalla Francia.




Giorno 2 - 18/12/2021 

Dopo qualche brevissima e fugace ora di sonno siamo tornate in missione. L’organizzazione è tale per cui si fanno dei turni che garantiscono una sorveglianza h24. Siamo andate tra gli scogli che era ancora buio e per ore abbiamo atteso l’alba. Non avevo mai visto il sole sorgere dal mare della Sicilia e alzarsi in tutto il suo splendore sulle sue acque così limpide. 

Abbiamo avvistato dei pescatori, uno era senza licenza ed è stato multato. In un’altra zona della riserva (costa lunga 13-14 km) due pescatori in barca sono stati portati in questura per delle irregolarità. In particolare modo, queste infiltrazioni mirano a prendere ricci, ricciole e cernie brune, devastandone le popolazioni per mere questioni di mercato, quindi interessi economici. Per questa ronda sono rimasta con una volontaria italiana e una francese e ci raccontiamo un po’ di avventure della nostra vita mentre con grandi binocoli che ci permettono di vedere lontano e grandi sciarpe cerchiamo di ripararci dal freddo.




Verso le 9 del mattino, con il sole ormai alto, sono andata ad Ognina ad ascoltare i racconti di Linda Pasolli e Fabio Portella che mi hanno affascinata con la loro conoscenza del mare e le curiosità sui reperti che hanno trovato. Non sapevo molto sulle cernie, non sapevo delle meraviglie storico-archeologiche che si nascondono su quei fondali. 

Dopo il grande arricchimento che loro mi hanno dato, sono tornata al faro di Capo Murro e ho incontrato Patrizia Maiorca, che mi ha riempito il cuore di vita. Mi ha parlato con amore del mare il cui è cresciuta, e ho sentito il suo dolore nel vederlo distrutto perché al ristorante le persone vogliono mangiare il pesce e per una semplice questione di gusto deturpano tutto che ci circonda, escludendo la morale dal vivere quotidiano. 

Le ultime parole che mi ha detto sono ancora per me molto vivide “No al consumo, le nostre parole d’ordine dovrebbero essere frugalità e solidarietà, che sono le parole che ci insegna il mare.” Purtroppo anche i pesci, come tutte le altre specie, sono semplici beni di consumo destinati ad un ciclo di vita molto breve, alimentando un sistema che si auto riproduce. In questi giorni ho passeggiato a lungo sulla riva del mare e mi sono lasciata trasportare dalle sue onde verso lidi lontani, popolati da isole di pensiero e consapevolezza. Nel disordine capitalistico generale più volte mi sono chiesta quali potessero essere i mezzi, gli strumenti, le azioni da adottare e perseguire per cercare di far sì che ogni individuo umano potesse impattare negativamente il meno possibile il pianeta in cui vive. Individualmente un’alimentazione vegana è sicuramente un grande passo verso una vita un po’ più etica e rispettosa del mondo. 

Patrizia Maiorca mi ha insegnato che non solo questo non basta, ho visto con i miei occhi e ascoltato con le mie orecchie quanto gli abitanti di Siracusa siano legati alla terra e al mare che li circonda: ne conoscono ogni roccia, ogni pianta, ogni foglia. Ho trovato un legame quasi ancestrale con la natura, un ripensamento di alcuni paradigmi dati per noti. Così ho pensato che forse l’unica via percorribile è quella in cui ogni singolo si preoccupa di ciò che consuma in vista di ciò che distrugge. Se abita, cresce in un luogo a cui è legato e lo vede distrutto a causa di incuranza nei confronti del pianeta e di tutte le specie animali che lo abitano, tra cui noi, una specie tra le altre, come può non lottare per la sua conservazione? Forse è un’operazione che si può compiere a zone in cui ogni “comunità” si prende cura del luogo che la ospita, magari pensando anche alle generazioni a venire? Ho fatto anche una breve visita ad Augusta gustando una spremuta di arancia fresca.



Giorno 3 - 19/12/2021 

Dopo un altro turno di sorveglianza e una buona colazione, mi dirigo verso Ortigia. Qui ho avuto modo di immergermi ancora di più in questa cultura, in questo mare, ho visto la sede a terra dell’Area Marina protetta e ho ritrovato molte storie di Patrizia Maiorca. In riva al mare, accanto al bellissimo Castello Maniace ho riflettuto su ciò che stavo vivendo. Alle storie che mi hanno raccontato, alle parole e i gesti condivisi.




Questa terra è a tratti povera, lo vedo e me l’hanno raccontato, mi rendo conto che il centro del mio pensiero ha anche un carattere politico: per quanto sia bellissimo il lavoro che stanno svolgendo, quanto senso può avere accanirsi contro i singoli pescatori, quando alcuni pescano per serie necessità economiche, perché non hanno altro, non hanno cibo, o magari sbagliando, pensano che sia innocuo o il loro istinto di sopravvivenza li sovrasta? 

Da un lato vedo queste condizioni, dall’altro vedo immense fabbriche, immense reti e penso all’industria del pesce, alla grande industria del pesce che ha dovuto spopolare gli oceani, che ricordiamo, costituiscono ben il 71% della superficie terrestre, al punto di dover iniziare ad allevare in delle grosse piscine le specie più richieste dal mercato. Provo a dirmi che allora il problema è questo: gli interessi economici e le grandi industrie. I loro falsi bollini che illudono il consumatore che tutto il pesce che sta consumando è ecosostenibile. Anche io lo mangiavo, anche io pensavo di non star facendo niente di male. 

Volto ancora un po’ lo sguardo e vedo tanti ristoranti di pesce, a Ortigia, a Catania, in vari angoli delle strade della Sicilia, passo davanti ad innumerevoli mercati del pesce e da questa nuova, ulteriore, terza angolatura vedo un’altra scena ancora: tutti i consumatori che alimentano la domanda di mercato. De responsabilizzazione? Disinteresse? Ignoranza, inconsapevolezza? Non sappiamo con chi prendercela, nessuno ha colpa. 

Mentre nessuno ha colpa il pianeta muore, i mari, le foreste e la sesta estinzione di massa continua il suo naturale corso, mai così tante specie si sono esiste così velocemente. Non mi scoraggio, penso che si possa e si debba fare qualcosa, a patto di andare nei grandi centri di stoccaggio del pesce, dalle grandi navi che depredano i mari e che rendono schiavi umani e animali. Faccio qualche altro passo e ritrovo un’insegna che dà sul mare “Vista Enzo Maiorca”, e la vista sul mare da quel punto è davvero splendida.




Saluto questo mare, questo castello e queste nuvole che sembrano un quadro e mi dirigo verso Catania. Una breve passeggiata in città mi meraviglia e mi fa credere che qualcosa si possa ancora fare. Non sono i nostri mari, non è la nostra terra e non è il nostro cielo, siamo solo dei minuscoli ospiti, in quanto tale, dovremmo rispettare e salvaguardare la casa che ci accoglie.



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