Immersioni e ciclo mestruale: cosa c'è da sapere?

09 di Giugno, 2021 - Subacquea - Commento -

a cura di Valentina Cornacchione, fotografie di Valentina Cornacchione e Claudio Sisto

Complicazioni o accortezze? 

E' arrivata la bella stagione, si progetta finalmente la tanto desiderata uscita in mare ed eccolo lì: pronto ad uscire con noi, puntuale come un orologio svizzero.

Il ciclo.

Ogni donna vive questo momento in modo diverso in base alle proprie condizioni fisiche e psicologiche, c'è chi ne approfitta per prendersi qualche giorno di "coccola" , chi è costretta a fermarsi e a prendere antidolorifici per i sintomi, chi quasi nemmeno se ne accorge (beate loro).

Qualsiasi sia il modo in cui si affronta questa fase importante e delicata del proprio corpo, che si voglia o no, gli ormoni che dirigono quest'orchestra possono condizionare la quotidianità di una donna. 

Quindi, in qualche modo, anche le immersioni subacquee.

Ma come?



Le ricerche scientifiche a riguardo:

Nel 1990 il ricercatore FW Rudge ha pubblicato una ricerca sul rapporto tra fase del ciclo mestruale e probabilità di incidenti da decompressione nelle assistenti in camera iperbarica in altitudine alla U.W. Ari Force School of Aerospace Medicine

Il risultato è stato che si è osservato un maggior rischio di malattia da decompressione in altitudine durante le mestruazioni. Tale rischio diminuisce in modo lineare con il trascorrere del tempo dalla fine del ciclo mestruale. 

Nel 2003 è stata la volta dell'equipe composta da Vivienne Lee, Marguerite St Leger Dowse, Christopher Edge, Alex Gumby e Philip Bryson nella ricerca "Decompression sickness in women: a possible relationship with the menstrual cycle"  a fare ancora più chiarezza: 

"Le donne partecipano sempre più alle immersioni subacquee ricreative e i ruoli professionali delle donne si stanno espandendo nei settori dell'aviazione, dello spazio e delle immersioni. Esistono prove che potrebbe esserci una relazione tra la malattia da decompressione da altitudine (MDD) e il ciclo mestruale, sebbene gli studi subacquei a supporto di tali risultati siano limitati. Lo scopo del presente studio è stato quello di indagare la presenza di una qualsiasi relazione tra lo sviluppo della MDD nelle subacquee sportive, la fase del ciclo mestruale e l'uso della pillola contraccettiva orale (OCP)."

Tramite un questionario sottoposto a donne trattate con terapia iperbarica per MDD in 23 centri di trattamento in tutto il mondosono stati raccolti dettagli personali, dell'immersione, dei sintomi e della storia mestruale.

Risultato: "C'erano 150 campioni adatti per l'analisi. È stata stimata la fase nel ciclo mestruale dell'incidente di MDD. Gli episodi di MDD sono stati distribuiti in modo non uniforme durante tutto il ciclo con la maggior percentuale di incidenti che si sono verificati nella prima settimana del ciclo mestruale. La variazione nell'incidenza nel ciclo sembrava essere maggiore per gli utenti non OCP  e, quando è stata presa in considerazione l'età, c'era una differenza significativa tra gli utenti OCP e non OCP rispetto al rischio di MDD durante il ciclo mestruale."

I dati suggeriscono quindi che il rischio di incorrere nella malattia da decompressione può dipendere dalla fase del ciclo mestruale, e che la distribuzione del rischio differisce tra chi usa la pillola anticoncezionale e chi no.



Come si affronta un'immersione con le mestruazioni:

Prima di tutto, ascoltando il proprio corpo. Il ciclo, soprattutto nei primi giorni, può dare senso di forte stanchezza. Consapevoli che di norma l'immersione si effettua concentrati/e e con condizioni psicofisiche ottimali, c'è bisogno di riflettere su quanto potrebbero influire i nostri sintomi durante la passeggiata subacquea. 

Se di solito si hanno crampi, mal di testa, nausea e malessere potrebbe essere meglio rimandare l'immersione. Tutti questi sintomi, una volta sott'acqua, potrebbero instaurare una catena di stress e ansia potenzialmente pericolosi.

Se invece non si hanno sintomi, la letteratura consiglia comunque di effettuare una sola immersione al giorno, con profondità massima entro i 30 metri e tempo totale di immersione nella curva di sicurezza. 

Sempre in una ricerca scientifica di Dowse, Gumby, Bryson e Fife W condotta nel 1994,  analizzando la percentuale delle donne che avevano deciso di immergersi durante l'immersione, quasi tre quarti di loro aveva riferito di essere affetta occasionalmente dalla sindrome premestruale. In quel periodo la loro percezione soggettiva era quella di sentirsi più stanche, di sopportare male il freddo, di sentirsi più lente, più ansiose, di essere più suscettibili alla narcosi d'azoto e di percepire una minor capacità di controllo delle situazioni.

Come in tutte le altre occasioni, è importante l'idratazione: quando si è adeguatamente idratati/e le bolle d'azoto si dissolvono più facilmente, senza procurare danni. Tecnicamente si assiste ad un abbassamento della tensione superficiale che determina la durata delle bolle e la loro interazione con il sistema immunitario.

La regola quindi è bere SEMPRE abbastanza acqua prima e dopo l'immersione, in quest'ultima fase si consiglia mezzo litro d'acqua appena usciti dall'attività subacquea dopo aver rimosso l'attrezzatura e prima di togliersi la muta. Poi un altro mezzo litro d'acqua circa un'ora dopo il termine dell'immersione. 

Inoltre si può lavorare preventivamente sull’alimentazione, evitando alimenti che possono aumentare la ritenzione di liquidi o compromettere la compensazione (latticini, agrumi, alcolici, etc.); sono consigliati alimenti come l'ananas e mirtillo, che favoriscono l’eliminazione di liquidi e la protezione della parete capillare.

Non c’è alcuna prova scientifica che la ritenzione di liquidi e l’edema tissutale siano causa di un rallentamento nella liberazione dell’azoto accumulato durante l’immersione.


Tampone o coppetta mestruale?



E' stato appurato che non ci sono problemi per l’utilizzo di tamponi assorbenti perché hanno poca aria che si comprime e si decomprime durante le diverse fasi dell’immersione. Unica pecca: assorbe l'acqua (certo, con la muta stagna no),  creando disagi e "disastri".

Per quanto riguarda la coppetta mestruale, non ci sono ancora molte ricerche in circolazione. Basandosi sulle testimonianze delle subacquee si può dedurre che non crea problemi di "pressioni interne" nemmeno a 30 metri di profondità. 

La coppetta mestruale sarebbe vantaggiosa, in generale, perché non ci sarebbe più la necessità portare in giro pacchi di assorbenti monouso che se non sono completamente biodegradabili sono un bel problema ambientale (oltre che economico, ma questa è un'altra storia); se posizionata nel modo giusto non ci sono perdite, la paura di sporcarsi diminuisce e si può tenere un po' più a lungo rispetto ai tamponi, ma senza esagerare.


Da questo discorso si potrebbe pensare che le mestruazioni siano un limite alle immersioni subacquee, ma tutto dipende dalla propria capacità di far fronte a questo normale periodo del mese in vista di un'attività che potrebbe essere più o meno impegnativa, conoscendo se stesse e il proprio corpo. In ambiti lavorativi forse potrebbe essere un "problema" in termini di date e scadenze dover rimandare un'immersione a causa del ciclo mestruale, in ogni caso è bene lavorare fin dove si può: prevenzione tramite una giusta idratazione, alimentazione e rilassamento potrebbero aiutare. 

A tal proposito, in alcuni Paesi del mondo esiste già il congedo mestruale: si tratta della possibilità per le donne lavoratrici di astenersi dal lavoro per uno o più giorni al mese, a volte in maniera retribuita e a volte no, quando hanno le mestruazioni se queste provocano dolori o fastidi incompatibili con il normale svolgimento delle mansioni lavorative. 

In Italia nel 2017 è stata presentata una proposta di legge per introdurre il congedo mestruale retribuito, ma non ha più avuto seguito.


In conclusione, le mestruazioni possono segnare un divario in termini di sicurezza tra le prestazioni maschili e femminili in profondità, senza però che questo normale processo fisiologico debba stabilire una disparità di genere. Se biologicamente l'uomo e la donna sono diversi, professionalmente è un diritto assicurare ad entrambi i sessi le stesse opportunità e tranquillità, in acqua come nella vita di tutti i giorni.

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