Immersioni e relitti, un viaggio nelle vite passate dei giganti di ferro

21 di Dicembre, 2021 - Subacquea - Commento -

di Valentina Cornacchione / fotografie di Domenico Parisse 

Magnetiche come il ferro che fa delirare le bussole quando ci si trova là dentro, le immersioni sui relitti sono un vero e proprio capitolo a parte. Sono a cavallo tra le immersioni ricreative e quelle tecniche per la moltitudine di cose a cui prestare attenzione e dei pericoli potenziati da diversi fattori che andremo a vedere tra poco.

Ciò che suscita il fascino dei relitti è spesso l'idea della vita che vi scorresse sopra o al suo interno, di cui resta solo uno scheletro di metallo che se solo potesse parlare chissà quante ne avrebbe da raccontare. Immergersi in un relitto equivale immergersi nella storia esso ha vissuto, cercando di scovare ogni indizio per aggiungere un tassello in più alla storia o alla propria immaginazione. Incredibile quando un ammasso di ferro, scuro e spento nel silenzio del mare, possa far esplodere la mente di chi lo esplora di voci, situazioni, colori e avventure.

Sentimentalismi a parte, ciò che conta davvero in questi casi è la preparazione tecnica. Quella può fare la differenza tra il godersi il relitto e lo stressarsi oltremisura.

Iniziamo dal principio: la definizione di relitto.

Un relitto è qualsiasi mezzo di trasporto che ora riposa sott'acqua.

Un relitto poi può essere catalogato in:

  • Imbarcazione

  • Sommergibile

  • Velivolo

  • Veicolo

  • Piattaforma/gru/pontili/piattaforme navali o portuali

Durante la pianificazione dell'immersione è importante analizzare i rischi e i pericoli in cui ci si potrebbe imbattere a seconda della condizione del relitto, se è affondato secondo il senso di marcia, se è adagiato su un fianco o capovolto, se è spezzato in due.

Del relitto poi è utile (e bello) conoscere la sua storia, il tipo di imbarcazione, la causa dell'affondamento e via discorrendo per avere un quadro sempre più completo.


Oltre a studiare il relitto, è importante studiarsi l'immersione stessa: per prima cosa si differenzia dalle altre immersioni ricreative perché si scende subito alla massima profondità e non ci sono livelli a salite, solitamente la permanenza è tutta alla stessa massima profondità.

Questo tipo di immersioni si chiamano “quadre”, perché schematicamente il grafico della profondità forma una sorta di quadrato. 

Andando ad analizzare gli altri fattori di cui si tiene conto durante l'immersione si arriva allo studio dell'ambiente in cui ci si andrà a trovare: il tipo di fondale, l'esposizione a correnti o a risacca, la visibilità eccetera.

Check pre-immersione:

  • Assicurarsi che niente della nostra attrezzatura sia a “penzoloni”, pena il rischio di restare impigliati da qualche parte e farsi male;

  • coltelli a portata di mano soprattutto in caso di difficoltà (poi vedremo che tipo di difficoltà);

  • muta integrale completa di cappuccio, calzari e guanti per proteggersi soprattutto da tagli e/o abrasioni;

  • il famoso filo d'Arianna, in caso di scarsa visibilità (è un mulinello con una sagola di almeno 50 metri);

  • una torcia sia per vedere se ci si trova al buio sia per scoprire meglio degli angoli del relitto rimasti in ombra, sia mai si scoprisse qualche dettaglio affascinante;

  • una lavagnetta su cui schematizzare il relitto evidenziando i punti più importanti;

  • bussola, utile sui relitti molto grandi ma che in presenza di tanta massa ferrosa può andare in tilt e confonderci, quindi è un oggetto da usare con attenzione.


Cosa comporta un'immersione “quadra” su un relitto:

Questo è un aspetto che accresce potenzialmente le problematiche che possono incorrere in un'immersione, perché tutto il tempo viene trascorso alla massima profondità.

Cosa comporta questo?

  • Il consumo d'aria è massimo per tutto il tempo d'immersione;

  • l'esposizione a temperature più basse è maggiore, quindi c'è un maggior rischio di ipotermia;

  • la quantità d'azoto assorbita dal nostro organismo è maggiore, quindi ci sono più rischi per la narcosi e per la malattia da decompressione.


DISCESA

Se si raggiungono profondità “notevoli”, potrebbe essere un momento di disorientamento e stress.

Ma comunque, in caso di immersioni ricreative, il fondo si vedrà dopo non più di un minuto. Un modo per combattere questa sensazione è scendere di fronte al proprio compagno, e non perdere di vista il capogruppo, oltre che a consultare gli strumenti.

E poi, se proprio ci sentiamo disorientati e abbiamo bisogno di capire in che posizione stiamo, ricordiamoci che le bolle vanno sempre verso l'alto. Ricordiamo di compensare bene!



EMOZIONI DA ASSAPORARE E GESTIRE

E' molto probabile e normale che di fronte al relitto ci entusiasmiamo, soprattutto se sono le prime volte. Effettivamente vedersi comparire un bestione nel profondo blu mette una certa soggezione. Occhio però, che dall'eccitazione all'ansia di esplorarlo tutto consapevoli che non ci sarà abbastanza tempo e aria il passo potrebbe essere breve. Questo potente coinvolgimento emotivo, se non controllato, potrebbe diventare un pericolo per diversi motivi:

il ritmo respiratorio aumenta, fino ad un certo livello non ce ne accorgiamo, ma è così; presi dal momento potrebbe calare l'attenzione sul nostro assetto e sugli strumenti che dobbiamo regolarmente controllare, senza dimenticarci del nostro compagno.


LE CORRENTI D'ACQUA

Sì, segui il flow, ma non quello dell'acqua. Un relitto sommerso compie sempre un'azione di ostacolo ai movimenti dell'acqua e quindi influisce anche sul moto ondoso e sulle correnti del posto, modificandole o addirittura generandone altre per l'”effetto Venturi”.

Queste correnti possono presentarsi inaspettatamente e a volte sono particolarmente “trascinanti”. Il rischio quindi è che queste possano spingere il subacqueo contro strutture del relitto che quasi sempre sono taglienti o abrase a causa della corrosione (vaccino antitetanico ogni 10 anni e passa la paura).

Le conseguenze di andare a sbattere contro un relitto possono essere delle ferite più o meno gravi e danni all'attrezzatura (pensate se vi si taglia la muta stagna... ).

Quindi, in presenza di movimenti particolari dell'acqua, bisogna agire con molta cautela cercando di mantenere sempre una sorta di distanza di sicurezza.



IMPIGLI FANTASMA

Ogni relitto, man mano che passano gli anni, prende vita diventando la casa di animali marini che trovano rifugio in ogni suo anfratto. Questo fa sì che l'area del relitto, una volta scoperto dai pescatori, diventi un'area di pesca.

Purtroppo però sappiamo bene cosa succede se una rete resta incastrata sul fondale o cade in mare per qualsiasi motivo. Indovinate dove potrebbe andare a finire oltre che su scogli e strutture naturali? Esatto, in mezzo ai relitti. E non auguro a nessuno di restare incastrati in qualche rete fantasma mentre visita un relitto. Quindi è importante evitare attrezzatura penzolante e avere sempre a portata di mano un coltello ben affilato per liberarsi da possibili reti fantasma. 

Nonostante l'immersione sui relitti ha dei lati molto tecnici e poco “ricreativi” per il livello di attenzione molto alto, resta una delle attività preferite in assoluto dai subacquei, se poi siamo appassionati fotografi il relitto sarà il soggetto più misterioso ed affascinante dei nostri scatti.


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