Intervista alla Tridente D'Oro, Giulia D'Angelo

14 di Marzo, 2022 - Racconti di mare - Commento -

Claudio Sisto



Giulia D'angelo ed il mare, da dove comincia questa passione?

Il mare non è una passione il mare “E’ dentro di noi”, come diceva Antonio Soccol, il vecchio direttore di Mondo Sommerso, con il quale ho collaborato per qualche anno con articoli e foto.

Si in effetti tutti gli Homo Sapiens nascono con il mare dentro, basti pensare al liquido amniotico nel ventre della madre che è molto simile all’acqua del mare.

Quando i bimbi escono dal grembo materno, sono pronti per nuotare.

Se per qualche ragione i genitori non tengono conto di questo, può succedere che negli anni successivi perdano la loro acquaticità, magari per essersi spaventati in qualche modo .

Ma torniamo a Giulia.

Avevo pochissimi anni quando i miei genitori mi portavano in vacanza a Fregene e Torvaianica, che allora avevano delle  bellissime spiagge dove nascevano tanti gigli.   

I miei genitori, di origine contadina, non andavano oltre il bagnasciuga, ma io mi spingevo sempre più a largo, mentre piano piano imparavo a nuotare da sola.

Dalla costa i miei mi chiamavano urlando molto preoccupati, ma io facevo finta di non sentire e me ne andavo sempre più lontano.

Così mi sentivo più libera da tutto e tutti.

Il mio approccio al mare fino ai 19 anni era quello di imparare a nuotare sempre meglio da autodidatta.

Poi nel 1962, all’età di 20 anni,  ancora minorenne ( la maggiore età si raggiungeva a 21 anni) incontrai l’uomo della mia vita.

Eravamo insieme su una barchetta a motore affittata a Castel Gandolfo o meglio al lago di Albano ed era una splendida giornata di sole primaverile.

Ci guardammo in faccia e tutte due in contemporanea dicemmo “ se fosse mare sarei già in acqua”.

Iniziò così il nostro rapporto.

Scoprii poi che Zizzi, così lo chiamavano gli amici, era un subacqueo.

Il nonno fin dal 1939 lo portava in vacanza all’isola del Giglio dove iniziò a fare pesca subacquea.

Mi feci insegnare da lui i rudimenti dell’attività subacquea nel mare di Cala Galera, prima che costruissero il porto.

Indossai, su sua indicazione e con la sua assistenza, una maschera gran facciale con l’areatore incorporato e con una valvola che, in teoria, non faceva entrare l’acqua.

Successivamente anche noi andammo in vacanza all’isola del Giglio, una delle isole più belle d’Italia.

Ricordo la Sardegna con il suo granito rosa e i colori della sabbia.

Era il 1963, ero incinta di sette mesi, con un bel pancione, ma andavo regolarmente sott’acqua in apnea fino a 10 metri con il nascituro che si chiamerà Marco Spartaco Firrao, che scalciava perché non apprezzava la pressione.

Negli anni successivi andammo a Nervi alla scuola diretta da Duilio Marcante per imparare l’uso delle bombole.

Erano delle Salvas da 20 litri molto pesanti.

L’erogatore, sempre Salvas si chiamava “Acquasprint” ed aveva una valvola che avrebbe dovuto impedire l’ingresso dell’acqua nei tubi corrugati, ma in realtà ci faceva respirare più acqua che aria.

Avevo imparato a difendermi girandomi sott’acqua numerose volte per impedire il flusso acqueo: un supplizio.

Intanto Marco cresceva e iniziò ad imparare i primi rudimenti della subacquea con i corsi per minisub curati da Guido Picchetti e Marco Ferrazza.

A otto anni, lo portammo   con noi in Mar Rosso a Eilat e Sharm el Sheik.

Imparò subito a distinguere le varie specie di pesci leggendo i nomi e studiandoli in un volume della Mondadori dal titolo “Pesci tropicali”.

Dopo aver passato le vacanze a Porto Ercole, poi in Sardegna, iniziammo per anni ad andare in Mar Rosso in vacanza e Marco venne sempre con noi.

Così divenne piano piano un provetto subacqueo.

Il tuo mestiere è un mestiere bellissimo, vuoi parlarmene?

Nel 1975 successe la tragedia.

Nelle vicinanze dell’Isolotto di Port’Ercole durante un’immersione Zizzi, il mio compagno, con un gruppo di subacquei, alla ricerca del corallo rosso, a circa 35 metri di profondità, non tornò in superficie.

Mi ritrovai così sola e sfrattata da casa, senza lavoro e con un figlio da mantenere.

Fu molto dura e rischiavo di non immergermi mai più.

Ma il richiamo del mare fu più forte e tornai subito sott’acqua.

Tra gli accompagnatori che mi aiutarono molto a riprendere confidenza con il mio adorato mare, ci furono, Stefano Navarrini a Giannutri, Pippo Cappellano alla Galite, Ninì Cafiero e Massimo De Angelis a Ustica e Stefano Gargiullo a Malta e anche, a Favignana e in Polinesia.

Decisi, con l’aiuto di Gaetano Manti, che dirigeva la rivista Il Subacqueo, di aprire una libreria dedicata al Mare anche in ricordo di Zizzi.

Nel 1975 a Piazza Farnese nacque “Il Mare Libreria Internazionale”.

E’ la prima libreria Italiana dedicata completamente al mare.

Sembrava una piccola barca tutta blu.

La mia casa era piena di libri di mare quindi qualcosa conoscevo, ma dovetti andare in Inghilterra e alla fiera del libro di Francoforte in Germania per informarmi sui cataloghi delle case editrici.

I titoli dei libri non erano su internet e ogni casa editrice ne pubblicava solo alcuni.

Fu un lavoro da certosino radunarli insieme.

Frequentavo, oltre al mondo politico, tutto l’ambiente di Mondo Sommerso e i subacquei famosi  che vi ruotavano intorno.

Da Jacques Mayol a Enzo Majorca, da Folco Quilici a Cecè Palatino, da Claudio Ripa a Pippo Cappellano, da Enrico e Rosaria Gargiulo, a Stefano Gargiullo, insieme al quale scrissi il volume Conchiglie del Mediterraneo pubblicato dalla Fabbri Editore.

Casa editrice diretta in quegli anni dal mio amico, Mario Sabieti, anche lui subacqueo, conosciuto in immersione a Caprera.

Seguii gli esperimenti di Jacques Mayol all’Isola d’Elba che erano controllati dal giovane medico subacqueo Sandro Marroni.

In quegli anni   contribuii ad aiutarlo per la stesura di “ Apnea meno cento” e “Homo Delphinus”.

Con Bruno Rizzato, per il nascente Canale 5, feci una puntata con Jacques alla ricerca delle conchiglie .

Intanto lavoravo alla Libreria Il Mare e collaboravo con le riviste Il Subacqueo e Mondo Sommerso.

Scrissi anche il volume Anfore e Ancore Sommerse per i tipi di Nistri Lischi.

Quando Antonio Soccol fu licenziato da Mondo Sommerso, collaborai con Ninì Cafiero con la rivista Sesto Continente di cui Soccol fece l’editore e il direttore.

Ho viaggiato in tutto il mondo facendo foto subacquee e raccogliendo conchiglie. 



Cosa provi quando indossi le bombole e voli sui fondali del pianeta blu?

Non è descrivibile cosa provo quando sono immersa sia con le bombole che in apnea.

E’ un senso di appartenenza e sintonia con l’oceano e gli animali che vi abitano.

Come posso descrivere l’emozione per l’incontro, nella Pass di Manhii in Polinesia, con una Manta Gigante che mi sovrasta, o come poter raccontare l’emozione provata per una sardina venuta a proteggersi tra le mie mani?

O anche descrivere l’incontro in Sardegna con un Cormorano che pesca sott’acqua?

Non potete sapere, se non lo avete mai vissuto quanta empatia ci sia con un polpo che si comporta come il gatto di casa e arriccia tutti i suoi 8 tentacoli per farsi grattare in testa. 

Questo meraviglioso mollusco si arreda la casa con sassi bianchi e conchiglie.

Solo in questi ultimi anni è uscito un bel libro che svela i segreti di queste intelligentissime creature dal titolo “Strane menti”.

Ho poi incontrato un altro compagno di vita.

Maurizio Bizziccari, di professione fotoreporter alla rivista l’Europeo.

Pur non essendo subacqueo, Maurizio mi ha sempre accompagnato in giro per il mondo.

Siamo andati insieme in Messico ospiti di Ramon Bravo all’Isola delle Muheres ad accarezzare gli squali dormienti.

O anche in barca a vela sempre in Polinesia dove in apnea facevo incetta di conchiglie.

Come esprimere l’angoscia provata nell’immersione dentro la  camera della morte per la pesca del tonno all’isola di Favignana?

Poco prima della morte il tonno cerca di sfuggire e la camera della morte si tinge di rosso, in qual momento mi sentii tonno con l’angoscia di non poter respirare.

Oppure incontrare sempre dentro la piccola camera della morte un pesce spada che ti viene incontro con la spada sguainata.

Ancora in mar rosso a tu per tu con i barracuda solitari lunghi più di te comprese le pinne e che ti osservano e tu rimani immobile visto che hai indossato solo la maschera.

Sempre in mar rosso a Sharm el-Scheikh l’incontro con lo squalo grigio che ti fa venire in mente il metodo Han Hass di andargli incontro e gridare sott’acqua per farlo spaventare e invece visto che stai senza pinne, cerchi di retrocedere per andarti ad appiattire sulla roccia sempre guardandolo.

Insomma sensazioni uniche indescrivibili e irripetibili che provi soltanto se stai molto in mare e fai parte dell’acqua.

Con i delfini poi ho sempre avuto un rapporto speciale perchè penso che con loro si possa comunicare (vedi gli antichi greci che ci pescavano insieme e gli esperimenti fatti dai russi con la pubblicazione di un vocabolario Russo-delfinico).

Tanti anni or sono a Roma dentro il luna-park dell’Eur portarono dei delfini per fare spettacolo.

Ci andai per salutarli con Jack Mayol e Gaetano Cafiero che stava scrivendo il libro Il delfino.

Venne anche Marco.

Ci immergemmo con loro che vollero fare uno scherzo a Marco, mentre era sott’acqua in apnea. Gli presero le gambe tra i denti e senza chiudere la bocca lo trattennero per un minuto.

Marco rimase immobile e loro lasciarono la presa.

Un anno o due più tardi andai a Riccione con Stefano Gargiullo e ritrovai in vasca, gli stessi due delfini che erano a Roma.

Quando mi videro immediatamente mi riconobbero e fecero spruzzare l’acqua dappertutto con i loro forti colpi di coda per farmi capire che mi avevano riconosciuto: mi salutavano.

Quindi non fu un caso che a Hurgada in Mar Rosso, quando raggiunsi un grosso gruppo di delfini in mezzo al mare loro si fermarono e tornarono indietro a guardarmi così feci la foto più bella della mia vita a un gruppo di una decina di delfini in mare aperto che mi aspettavano.

Non lo potrò mai dimenticare.

Ora ho visto foto di delfini meravigliose, ma io avevo solo la Nikonos con un 35 millimetri ed ero in apnea.




So che sei un premio tridente, raccontami dove come e quando e soprattutto cosa rappresenta il premio tridente?

Nel 1980, eravamo insieme a Ustica per la Rassegna delle Attività Subacquee quando successe la tragedia dell’aereo abbattuto - uno dei tanti misteri italiani, con le numerose stragi rimaste senza colpevoli. 

Eravamo tutti a goderci il sole di Ustica quando da un altoparlante fu richiamato l’equipaggio della Bannock - la barca oceanografica del CNR.

Eravamo sconcertati e impauriti.

I giornalisti presenti erano stati invitati da Massimo De Angelis per la Rassegna delle Attività Subacquee e dei Tridenti d’oro.

Massimo faceva l’Ufficio Stampa per l’Azienda provinciale del Turismo di Palermo, fu così che i giornalisti presenti scrissero della tragedia con il luogo e la data.

Questa piccola e meravigliosa isola, dove il fascismo ha mandato al domicilio coatto Antonio Gramsci, Alessandro Bordiga, Giuseppe Scalarini e moltissimi altri antifascisti Comunisti, Anarchici e Socialisti, è salita alla ribalta delle cronache.

In realtà l’incidente non era avvenuto molto vicino a Ustica.

Ero finalmente a Ustica dopo aver cercato invano per anni di arrivarci, era un’isola complicata da raggiungere perché da Roma si doveva prendere un aereo per Palermo che non era mai in coincidenza con il Traghetto.

Poteva capitare di rimanere giorni a Palermo perché con il mare mosso il traghetto non poteva partire.

Approdai finalmente a Ustica grazie all’invito e all’organizzazione di Lucio Messina che venne ad incontrarmi alla Libreria Il Mare.

Lucio Messina mi coinvolse nelle manifestazioni collaterali che si svolgevano durante la Rassegna e organizzai numerose mostre di libridimare e anche una biblioteca internazionale dl mare che era collocata alla Torre dello Spalmatore anche sede della 1a Riserva Marina Italiana.

Libri che ora sono diventati rarissimi e che sono conservati dalla Capitaneria di Porto.

Quindi dal 1980 ho frequentato la piccola isola vulcanica facendomi tanti amici e speravo sempre che si ricordassero di premiarmi con il Tridente d’Oro.

Non era facile ottenerlo perché le donne non entravano mai in questo enclave di soli uomini.

La sola donna premiata prima di me era stata Honor Frost, un’archeologa inglese che aveva scavato sott’acqua a Isola Lunga dello Stagnone di Marsala, le famose navi puniche.

Le altre donne premiate erano sempre in coppia con i mariti: Enrico e Rosaria Gargiulo, Alberto e Lucia Romeo e successivamente Settimio e Anna Cipriani.

Finalmente nel 1999 mi consegnarono il Tridente d’Oro dopo le tante pressioni fatte da Notarbartolo di Sciara, Alessandro Fioravanti, Alessandro Olschki e altri, arrivò anche la raccomandazione di Elisha Linder, israeliano e padre della Subacquea del popolo eletto.

Quando finalmente dopo 19 anni di attesa, ricevetti ad Ustica il Tridente d’oro, ero così emozionata che mi persi subito la spilla d’oro con il tridente che mi aveva consegnato Raffaele Pallotta, medico Iperbarico e presidente dell’Associazione.

Tutta tremante firmai per la cittadinanza onoraria di Ustica.

Sono orgogliosissima di essere cittadina Onoraria di questa piccola isola che amo molto e i cui abitanti sono speciali.

Ero entrata nel conclave dei più noti subacquei del mondo da Jacques Cousteau, a Luigi Ferraro, da Claudio Ripa a Massimo Scarpati.

Purtroppo con la morte di Lucio Messina l’Accademia delle Scienze e Tecniche Subacquee è andata via via indebolendosi.

Sono anche uscita dal consesso insieme a Mimmo Drago, Giuseppe Giaccone, Notarbartolo di Sciara, e con i voti  favorevoli diTony Di Natale, e Ninì Cafiero, (presidente Francesco Cinelli).

Una spaccatura che non si è mai rimarginata malgrado Sebastiano Tusa facesse molto per riunire ancora tutti i Tridenti.

Ora con la morte di Tusa sono nati altri problemi nell’Accademia per la carente democrazia  che c’è al suo interno.

C’è qualche Tridente che non vuole fare più la Rassegna nella nostra piccola e meravigliosa isola di Ustica che ci ha accolto per oltre 60 anni.

Se si voleva conoscere i migliori e più noti subacquei del mondo si doveva andare a Ustica.


Hai un libro da consigliare a chi si approccia al mare per la prima volta?

Consiglierei due libri per chi si approccia al mare e all’attività subacquea “Homo Delphinus” di Jacques Mayol e “Il Mare con la M maiuscola” di Enzo Majorca,

Mentre “Scuba confidential - come diventare un subacqueo migliore” di Simon Pridmore, lo consiglia Marco Firrao che da anni ha preso il mio posto di dirigente della Libreria Internazionale Il Mare.

Non c’è cosa più bella di un figlio che prosegue un lavoro con la stessa passione del genitore e anche con più professionalità.

Sono felice che abbia raccolto il testimone.


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