Kamchatka: la Penisola dai tesori perduti

16 di Ottobre, 2020 - Mari e fiumi - Commento -

Kamchatka: la Penisola dai tesori perduti

Redazione - Valentina Cornacchione

Tutti conosciamo la Kamchakta grazie al gioco da tavolo (di una durata infinita) Risiko, quella piccola penisola leggendaria accantonata al confine della Siberia.

In verità la Kamchatka è molto più di questo, e con l'amaro in bocca possiamo affermare che c'è voluto un disastro ambientale di grossa portata per farla conoscere veramente. Forse ci siamo accorti della sua bellezza troppo tardi.

Vediamo di fare il punto della situazione, iniziando dal presentare questa Penisola:

La Kamchatka è una penisola russa, situata nell’estremo Oriente della Siberia. Lunga oltre 2.000 chilometri, si affaccia sull’Oceano Pacifico ed è diventata Patrimonio dell’umanità dell’Unesco nel 1996. Grande come l’Italia, è abitata da appena 300 mila persone, tanti quanti quelli di un quartiere popoloso di Roma per intenderci. Selvaggia e montuosa, con oltre trenta vulcani attivi, è ricca di foreste, laghi cristallini e torrenti dove risalgono i salmoni.

Fotografia di Matvey Paramoshin


Un paradiso di biodiversità dove nuotano diverse specie di balene, leoni marini di Steller, foche e lontre di mare, che ora è fortemente a rischio. Forse era meglio che la Kamchatka restasse associata a un luogo impronunciabile durante le partite a Risiko, e non a un disastro ambientale di cui sono ancora ignote le  cause.  Un team di Greenpeace Russia è da giorni nell’area colpita, per raccogliere testimonianze fotografiche di quanto sta accadendo ed effettuare campionamenti utili a individuare le fonti di inquinamento.

I campioni di acqua di mare e di fiume, così come di organismi marini morti (molluschi e crostacei) sono stati inviati all’istituto di analisi dell’Università di tecnologia chimica “D. Mendeleev”.

Fotografia di Vasiliy Yablokov


Fotografia di Dimitri Sharomov

Secondo le analisi, i campioni raccolti da Greenpeace Russia contengono: frazioni di composti petroliferi, acidi grassi, eteri, sostanze a base di cloro e altri composti. Nei campioni di acqua sono stati trovati disolfuro di allile, una sostanza usata in biopesticidi, terpeni, derivati degli acidi grassi e polietilene glicole. Inoltre, è stata rilevata la presenza di un certo numero di metalli, tra cui: mercurio, boro, vanadio, selenio alla concentrazione massima consentita. Allo stesso tempo, nei campioni non sono stati identificati cianuri o pesticidi organoclorurati. Le analisi sui campioni raccolti continueranno per verificare la presenza di propellenti (eptile) e altre sostanze.

Al momento, nessuno dei composti rinvenuti nei campioni analizzati dalle autorità russe o da Greenpeace Russia potrebbe portare a conseguenze così devastanti come quelle registrate in Kamchatka. Questo non fa che preoccupare ancora di più, poiché significa che è necessario continuare le ricerche per identificare le cause della catastrofe ambientale in corso.


Fotografia di Roman Bandurin

Greenpeace Russia non ha le stesse risorse di cui dispone lo Stato, ma sta facendo di tutto per ottenere i dati mancanti il prima possibile. 

Gli scienziati li stanno aiutando per indirizzare al meglio i loro sforzi. Al momento le varie ipotesi – cause connesse ad attività umane e fenomeni naturali – restano ignote. 

Dal 13 ottobre gli attivisti di Greenpeace hanno iniziato ad esaminare il fondo della baia di Avacha utilizzando un drone subacqueo equipaggiato con una telecamera ad alta risoluzione. La prima parte delle indagini si è svolta (e si sta ancora svolgendo) in prossimità delle spiagge su cui sono stati trovati organismi morti che vivono sui fondali come stelle marine, ricci di mare, anemoni, crostacei e alcune specie di molluschi.


Fotografia di Elena Romanova


Fotografia di Dimitri Sharomov

Durante la prima ricognizione subacquea, sono stati trovati dei policheti morti (vermi che vivono nei fondali). Secondo gli scienziati, questa è un’ulteriore prova di un massiccio inquinamento, poiché normalmente i policheti non sono visibili e si nascondono tra le alghe o nel sedimento.

 Greenpeace Russia chiede un’indagine indipendente e trasparente sulle cause e sulla portata di questo evento catastrofico per la vita marina. Tutti i dati registrati da Greenpeace sono stati inviati al Ministero delle Risorse Naturali e ad altre autorità ufficiali russe.

La Redazione si auspica che la verità possa venire a galla presto e che, grazie alla campagna di sensibilizzazione che si sta facendo in questi giorni, si possa aiutare l'ecosistema fortemente colpito a riprendersi da questo brutto disastro.

Voglio concludere con una frase di Michail Gorbaciov: “Il problema fondamentale è come creare una situazione felice per la vita umana. Intendo riferirmi con questo alla necessità di uno scrupoloso rapporto con la natura. Dobbiamo comportarci come padri di famiglia oculati che non pensano soltanto al tornaconto quotidiano ma anche a salvaguardare le ricchezze e le bellezze del paesaggio per le future generazioni”.


Le fotografie sono state gentilmente concesse da Greenpeace Italia

 

Fotografia di Elena Safronova 

Condividi 
Post precedente Post successivo