La leggendaria storia della dea marina Calypso

05 di Maggio, 2022 - Racconti di mare - Commento -


Testo di Marta Bello


Chi era Calipso? Continuiamo a parlare di mare e di donne, troppo a lungo lasciate fuori dalle narrazioni, anche quelle marinare. Calipso è un’antica ninfa e Dea del mare, raccontata in varie leggende e mitologie. Il suo nome deriva dal verbo greco kalùpto e vuol dire “nascondere”, “coprire”, “occultare”.

Omero ne racconta le sorti nell’Odissea, e il primo mistero che incontriamo è quale sia l’isola della divinità marina perché non è mai stata identificata. Forse è una delle isole che si trovano tra il Peloponneso e Creta, altre versioni sostengono che dalla descrizione sia un’isola nell’Occidente mediterraneo simile a Ceuta. Oppure, altri ancora sostengono che potrebbe trovarsi di fronte a Gibilterra, ma anche una grotta in riva al mare sull’isola di Gozo.

Sicuramente, però, la sua isola era disabitata ma ricca di alberi e grotte. Lontano dalla vita umana, Calipso riposava, isolata e punita dal volere degli Dei.


Calipso in un dipinto di William Adolphe Bouguereau.


Le radici della sua storia e della sua figura sono misteriose e per questo affascinanti. Il mare non smentisce mai il suo fascino, il mistero di un luogo che non potrà mai esser pienamente compreso.

Calipso è figlia di Atlante, i due hanno in comune l’intelligenza e l’astuzia. La storia di Calipso inizia con la titanomachia: “la battaglia dei Titani”. 

I Titani erano figli di Urano e Gea (la Terra) ed erano sei maschi: Oceano, Ceo, Crios, Iperione, Giapeto e Cronos e sei femmine: Thea, Rhea, Temi Mnemosine, Febe e Tethys. Tutti e tutte dotati di forza suprema. Solo quattro di loro accettarono il nuovo dominio di Zeus, gli altri si ribellarono e scoppiò la battaglia dei Titani, la quale durò per ben dieci anni. Zeus si alleò con i ciclopi e i giganti dalle cento mani contro i Titani guidati da Atlante, così vinse e tutti coloro che gli avevano mosso guerra vennero condannati a pene terribili: ad esempio, Atlante venne condannato a sorreggere il mondo sulle proprie spalle e quasi tutti vennero gettati nel Tartaro. Calipso, figlia di Atlantide (cioè Oceano), venne esiliata sull’isola di Ogigia.

Su quest’isola c’erano altre schiave, ninfe come lei e non facevano altro che tessere tutto il giorno. Oltre all’isolamento, la reale pena era che su quell’isola venivano mandati dalle Moire uomini belli e valorosi di cui Calipso perdutamente si innamorava, ma tutto si concludeva in breve tempo. Questa la sua pena, innamorata ma mai corrisposta, se non in modo breve e fugace. Costretta all’isolamento e a subire da dipartita di tutti i suoi amori in mare, uno dopo l’altro. 

Questo avviene in un luogo simbolo come un’isola, perché, lo sappiamo, le isole sono luoghi in cui si arriva e da cui si riparte in fretta, luoghi di scambi rapidi e veloci dipartite. Così, venne destinata e pene d’amore eterne. 

Le figlie del Titano Oceano e della Titanide Teti erano più di tremila. Queste potenti dee delle acque erano personificazioni di ogni corrente marina, corso d’acqua o grande fiume. Ogni Oceanina ebbe un destino diverso e molte di loro si unirono con dei oppure con semplici umani, generando una ben numerosa progenie.


"Le oceanine" di Gustav Doré (1860)


Nell’Odissea abbiamo una parte dedicata proprio a Calipso. Ulisse, nel corso del suo lungo viaggio, scampato al vortice di Cariddi viene fatto naufragare dagli dèi sull’isola di Calipso. Lei (ovviamente) si innamorò anche del forte e coraggioso Ulisse, iniziarono così lunghi anni di amore, confusione e avventure.

Calipso era una donna bella e affascinante, caparbia e maliziosa.

L’ambiente in cui si muoveva era incredibilmente magico e seducente: ella viveva in una profonda grotta dalle molte sale, immersa nella natura e circondata da grandi giardini, immensi alberi e corsi d’acqua che attraversavano la sua dimora. La natura era meravigliosa: boschi di ontani, cipressi e pioppi bianchi abitati da gufi, falconi e corvi marini. Prezzemolo, viti e ruscelli adornavano la casa. 

Tutte le abitanti dell’isola erano dee e schiave, e trascorrevano il loro tempo filando e cantando.

Ulisse rimase con lei sull’isola per ben sette lunghi anni, sino a quando Zeus le ordinò di lasciarlo partire. Calipso era perdutamente innamorata, offrì a lui i più bei doni e anche i più desiderabili da tutti i mortali, come l’immortalità.

Cercò di convincerlo a lungo, dicendogli che non sarebbe andato in contro ad altro che a un terribile e pericoloso viaggio: quello in mare e quello della vita, che l’avrebbero condotto nel migliore dei casi all’anzianità e alla morte, e nel peggiore dei casi direttamente alla morte in viaggio prima di giungere a Itaca.

Lei, però, poteva offrirgli una vita serena e spensierata, quieta, su un’isola semideserta e paradisiaca, in sua dolce compagnia.



Ulisse rimase molto tentato ma nel suo cuore rimanevano Itaca e Penelope: la patria e la sua adorata moglie. Lui, abituato alla sua “petrosa Itaca” si era lasciato affascinare e avvolgere da quel piccolo giardino dell’Eden ricco di natura meraviglioso e ammaliante silenzio, ma ben presto si rese conto di non corrispondere Calipso e soprattutto di non avere nulla da fare. La sua indole laboriosa e avventuriera soffriva: non aveva né capanne da costruire, né cibo da procacciare, né tantomeno animali selvatici da cui difendersi.

Perciò, Ulisse iniziò ad esser sempre più malinconico e trascorreva le giornate a fissare il mare, seduto sulla spiaggia. 

Annegava nella sua disperazione, che non riusciva ad impietosire nemmeno Calipso, lei però era una “nasconditrice” come dice il suo nome, ed era innamorata di lui, così sull’isola deserta poteva nascondere la disperazione dell’amato ad altri esseri umani, ma non poteva più nasconderla agli dei. 

Atena lo ascoltò e ne rimase impietosita, per cui chiese a Zeus di intervenire.


Ulisse e Calipso di Arnold Böcklin (1883)


Zeus inviò Ermes per convincere Calipso a lasciarlo partire.Lei non poté far molto, dopo aver cercato di persuaderlo in ogni modo ed essersi anche opposta alla volontà degli dèi, non rimaneva altro da fare che accettare la sua ripartenza. 

Innamorata, allora, lo aiutò: gli disse di costruirsi una zattera e gli diede alcune provviste: un sacco di grano, vino, acqua e carne essiccata. E lei, che domava i mari, gli indicò anche su quali sentieri marini navigare. Tutto, senza inganno.

Calipso era quindi una dea marina, simbolo dell’antichità e dell’acqua: una figura misteriosa che abitava e dominava il mare.


Jan Brueghel il vecchio, "Grotta fantastica con Ulisse e Calipso"

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