LA MITICA DITTA GALEAZZI

06 di Febbraio, 2022 - Storia - Commento -

Claudio Sisto / immagine di repertorio Redazione

 ( da Mondo Sommerso "LA SUBACQUEA DELL'MILLENNIO" - Archivio HDS Italia)


Ingegnere, poeta, scrittore, musicista?

No, semplicemente un inventore, questa era la qualifica di Roberto Galeazzi Senior.

Nasce a Livorno il 30 aprile del 1882 Roberto Galeazzi, colui che progettò il il grande sommergibile oceanico che permise il recupero del tesoro dell'Egypt.

Nel 1930 aprì la sua officina a La Spezia, dove cominciò a costruire le apparecchiature subacquee di sua invenzione che lo resero famoso in tutto il mondo.

Torrette, scafandri e tante apparecchiature di vario tipo come si legge nel saggio curato per HDS Italia da Cedrone.

Roberto Galezazzi fu anche il primo essere umano ad immergersi alla profondità di duecento metri, collaudando una torretta butoscopica, che divenne il prototipo di tutte le successive apparecchiature da lui progettate ed inventate per raggiungere la grandi profondità.

Il figlio Roberto Galeazzi Junior, prendendo le redini dell'azienda del padre, continuò l'opera di famiglia brevettando interessanti attrezzature per le immersioni, come lo Slip, un innovativo respiratore subacqueo.

Nell'immagine  sotto (HDS Notizie) viene descritto come un respiratore subacqueo, contenente una speciale maschera, collegata mediante due tubi alla mandata d'aria da una parte e a un recipiente che funziona come campana d'aria dall'altra.

La campana d'aria è appesa sul dorso dell'uomo immerso mediante una bardatura tipo reggisacco da montagna e il collegamento è ottenuto mediante una sospensione cardanica (Una sospensione cardanica è una montatura formata da tre anelli mobili imperniati in modo concentrico uno dentro l'altro e collegati ortogonalmente con giunture mobili).

Una manichetta di 15 metri (estendibile a piacere) e una pompa d'aria di fattura economica e semplicissima completavano l'apparecchio.

Il funzionamento era di una grande semplicità e assicurava la sua opera in ogni posizione che il palombaro assumesse, facendolo restare immerso per molto tempo e in piena libertà di movimento. 



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