LA PLASTICA NUOVO NEMICO DEL MARE L’INNOVATIVO SISTEMA DI BARRIERE SEADS INSTALLATO SUL FIUME ANIENE A NORD DI ROMA

08 di Agosto, 2022 - Ambiente - Commento -

 Testo di Alberto Biagio Scalia foto Domenico Parisse




Da sempre, quando parliamo dell’inquinamento marino, pensiamo subito a rifiuti solidi, sostanze chimiche, petrolio e idrocarburi sversati per lo più da navi sfortunate. Questa impostazione tradizionale, per così dire “classica”, si è però radicalmente modificata negli ultimi anni, da quando un nuovo pericolo è comparso sulla scena.



Da qualche decennio la comunità scientifica, e quella impegnata nella salvaguardia dell’ambiente marino, hanno preso coscienza della comparsa di un nemico cento volte più subdolo e pericoloso per il mare, per i suoi abitanti e per noi umani che siamo in cima alla catena alimentare e di questi organismi ci nutriamo.


Si tratta della “plastica”: un materiale durevole e meravigliosa testimonianza dell'ingegno umano e della sua capacità di innovazione; ma anche un materiale indistruttibile e terribile testimonianza, purtroppo molto spesso, della stupidità dell'uomo.




Da quando fu inventata, nei primi anni del ‘900, e fino a non più di 20 o 30 anni, fa questa parola induceva nella maggior parte di noi concetti positivi; miglioramento della qualità della vita, riduzione dei costi di molti manufatti, innovazioni in molti settori dell’industria, progresso.


Negli ultimi 10 anni l'uomo ha prodotto più plastica che in tutto il secolo precedente.


Qualunque pezzo di plastica mai prodotto da quando questa è stata inventata nei primi anni del '900, è ancora presente sul pianeta in una forma o nell'altra.


In totale, solo nel 2022 si produrranno 300 milioni di tonnellate di plastica. Sarà come svuotare quasi tre Colosseo nei mari del mondo.




Gli oceani sono un sistema interconnesso e se considerati nella loro globalità, scopriamo che esistono nei mari del mondo, sei grandi vortici di correnti superficiali.


In determinate condizioni i due vortici del Pacifico settentrionale si uniscono a formarne uno solo, immenso. Maree, mareggiate, esondazioni e altri fenomeni simili, strappano i rifiuti dalle coste americane e soprattutto da quelle indocinesi, e le correnti marine li accumulano al centro di questo vortice. Si stima che dalla sola Indocina provenga il 75-80 % di questi rifiuti.


E così si forma una immensa isola galleggiante, grande due volte il Texas, che viene chiamata Great Pacific Garbage Patch, grande chiazza di rifiuti del Pacifico. 

Esistono molte altre galleggianti, ad esempio ve ne è una molto vasta tra le Maldive e la costa Indiana. 

E anche nel nostro Mar Mediterraneo abbiamo la nostra bella isola galleggiante. 

Si trova tra l’isola d’Elba e la Corsica ed ha caratteristiche diverse dalle sorelle maggiori sia come forma, molto allungata, sia perché si forma temporaneamente. 

È dovuta, principalmente, ai rifiuti provenienti dall’Arno e dal Tevere.

Quindi, i responsabili maggiori dell’inquinamento da plastica dei mari è determinato dagli scarichi fluviali. Il 75-80% delle plastiche che arrivano nei mari vi giungono attraverso i fiumi.




In molti hanno ideato sistemi per fermare le plastiche nei fiumi. 

Ma le soluzioni non si sono quasi mai rivelate all’altezza. Soprattutto perché le correnti fluviali, che sono sempre mediamente forti, ed i rifiuti quali tronchi ed alberi, danneggiano o spazzano via gli impianti. Senza considerare poi le piene devastanti.


SEADS è una giovane realtà con sede in Inghilterra (a breve in Italia) che da diversi anni opera nel settore delle moderne tecnologie di monitoraggio e di pulizia dei corsi d’acqua.


I due giovani ingegneri italiani fondatori della startup, Fabio Dalmonte e Mauro Nardocci, hanno sviluppato, testato e brevettato un sistema di cattura dei rifiuti ecocompatibile al 100% ed oggi sono in grado di offrire una soluzione pressoché definitiva al problema.


Il sistema di barriere proposto dai due giovani ingegneri è frutto di una lunga progettazione, di test intensivi eseguiti in vasca presso l’Università di Firenze e di numerose prove sul campo nelle più svariate condizioni. 

Test precedenti sono stati eseguiti presso il fiume Almone e poi sul Tevere, a Roma.




Recentemente una di queste barriere è stata installata sul fiume Aniene a Nord di Roma.


Qui abbiamo incontrato uno dei due responsabili, l’Ingegnere Fabio Dalmonte, che ci ha illustrato il funzionamento e le caratteristiche del sistema: “La maggior parte dei sistemi di contenimento delle plastiche nei fiumi sono per lo più adattamenti di sistemi utilizzati in mare in caso di sversamenti ed inquinamenti vari. Ma in un fiume le cose sono ben diverse: Le forze che entrano in campo qui sono molto particolari. Le nostre barriere sono concepite per resistere ai sistemi di forze che si formano in un alveo fluviale. I materiali di cui sono costituite, il loro funzionamento e il modo in cui sono installate, tutto è studiato per assecondare e non per contrastare le correnti fluviali e le escursioni della massa fluviale che diversamente avrebbero la meglio. Tutta la struttura è rigida e ben stabile ed è studiata per resistere all’impatto di grossi residui fluviali quali tronchi ed alberi. Essendo il fiume imprevedibile le barriere sono dotate di un sistema di sicurezza che le può aprire e posizionare in completa sicurezza automaticamente, nel caso di piene eccezionali. Inoltre seguono l’escursione in altezza della massa fluviale fino al suo limite di esondazione e, tra l’altro sono concepite per pescare fino ad un metro sotto la superficie permettendo, in questo modo, di catturare percentuali di rifiuti molto vicine al 90% del totale. Le plastiche e gli altri rifiuti si raccolgono in una sacca posta alla fine della barriera a riva che può essere svuotata periodicamente. Il sistema inoltre è completamente modulare permettendo di dimensionare le barriere in base all’alveo e, se necessario, inserire più barriere a spina di pesce. Sono retraibili, posizionabili anche a 400 metri di distanza l’una dall’altra, risultando così ad impatto pressoché zero per la navigazione”.



Assistendo da vicino alla posa della barriera, è chiaro che questa potrebbe essere una soluzione quasi decisiva per il problema delle plastiche in mare:
Tutto ciò però rischia di essere inutile se le amministrazioni che hanno giurisdizione sui fiumi e sulle acque, non saranno sensibili al problema e soprattutto, se non si doteranno di tutti gli strumenti normativi per poterle proporre alla cittadinanza e mettere in atto. 

E non si può concludere questo articolo se non considerando che, alla fine di tutto, saranno sempre i nostri comportamenti ed il nostro rispetto dell’ambiente, uniti ad una educazione ambientale corretta e a giuste abitudini di consumo e di smaltimento dei rifiuti plastici a fare veramente la differenza nella battaglia per l’eliminazione delle plastiche dal mare.

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