La prima boccata d'aria compressa

28 di Ottobre, 2020 - Racconti di mare - Commento -

Quei fantastici anni '80

La prima boccata d'aria compressa

Franco fu un esemplare istruttore subacqueo, il suo insegnamento ancora risuona nelle profondità marine per tutto l'amore trasmesso a noi allievi. La somministrazione delle nozioni teorico-pratiche ci veniva erogata durante il nostro soggiornare presso la darsena.

All'epoca non si andava tanto per il sottile, ti ritrovavi vestito da sommozzatore e con tutto l'armamentario addosso ti veniva spiegato cosa dovevi e non dovevi fare. Regole, numeri, comportamenti, sembravano parole difficili da comprendere, eppure memorizzavamo assorbendo le spiegazioni fatte in modo chiaro, semplice e minuzioso. Si entrava in acqua a piedi camminando all'indietro come da protocollo, trascinando le pinne sulla sabbia con una andatura uniforme, ed io mi immaginavo già di essere il primo grande esploratore degli abissi.

 Arrivati nel punto convenuto, erogatore in bocca (monostadio) e pronti a scendere a 4 metri presso una catenaria. Si faceva fatica a “tirare” l'aria dagli erogatori monostadio, ma vi assicuro che fu amore, paura, sogno, respirare la mia prima boccata di aria compressa da un erogatore dell'epoca (anni '80).

Franco ci mise in cerchio e lui al centro gesticolava esercizi e poi da bravi aspiranti sommozzatori eseguivamo le manovre. Il nostro addestramento durò quindici giorni intensivi: corsa la mattina presto per fare fiato, teoria sulla fisica delle immersioni a pranzo ed i pomeriggi giù nelle profondità del mare di Nettuno che a noi sembravano esotici abissi di chissà quale mondo sconosciuto.

Eravamo ragazzi, delle giovani speranze delle prime immersioni collettivizzate da un corso di preparazione. Ancora oggi mi ricordo la consegna dell'attestato di conseguimento di fine corso e quindi non più di aspirante, ma di sommozzatore prima stella vero e proprio. Una pacca sul collo dalle grandi mani di Checco, che ci chiamava per nome e ci dava in regalo (meritato) un brevetto ed un coltellino sub che ancora conservo gelosamente.

Da quel lontano giorno ogni immersione che faccio mi echeggiano i consigli e gli insegnamenti del Capitano Franco, ed ancora indosso la bussolina che mi regalò. Ero l'allievo prediletto per Checco, tra noi c'era un legame forte dettato dalle stesse vedute sociali dell'epoca e dall'amore per il mare. Molti sub di oggi se sono quel che sono/siamo lo dobbiamo la lui.

Claudio Sisto

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