La semplificazione del primo brevetto

08 di Settembre, 2021 - Subacquea - Commento -

Foto di Mariachiara Pastorini

Massimiliano De Cristofaro

Seguo (o inseguo…) la subacquea dal 1985, a dire il vero, da molto prima. 

Sempre affascinato dall’ambiente subacqueo, ho costantemente studiato ed osservato la metodologia dell’Open Water Diver, ovvero, quella fase introduttiva definita “primo livello di certificazione subacquea”, corrispondente al periodo preliminare che fornisce al neofita la formazione basica in un ecosistema ordinato, protetto, trasparente e senza sorprese.   

Fin dagli albori delle mie immersioni, ho sempre acquisito le nozioni tecniche relative più alle criticità che al marketing vero e proprio insito nel “pacchetto” per diventare subacqueo. 

Oggi, fortunatamente, l’età minima di un sub alle prime armi è stata accordata a volenterosi pionieri con poco più di 10 anni ai quali è concessa una profondità massima di 10 metri che farà conquistare al provetto microuomo di atlantide, l’ambito titolo di subacqueo “Junior”. 

E se io azzardassi l’ipotesi di portare un Open Water Diver per adulti ad un massimo di 10 metri? Dato che non è necessaria, oggi come allora, nessuna anteriore sperimentazione subacquea e dato che tutti coloro che approcciano alla subacquea dovrebbero trovarsi a proprio agio in un ambiente ordinato, protetto, trasparente e senza sorprese, allora perché non “invogliare” tutti, adulti e piccini ad un brevetto Junior esteso che potrebbe permettere a tutti, ma proprio a tutti un approccio moderato sotto il profilo emozionale e straripante, sotto il profilo commerciale, in qualsiasi periodo dell’anno? 

Fermo restando che l’immersione “basica” a -18 metri, ovvero a -59,0551 feet in realtà non è un immersione “basica” perché a -18 metri siamo sdraiati sotto un palazzo di ben 6 piani, o meglio ancora, perché a -18 metri sotto la superfice del mare siamo a +3,8 Bar (ATM), pressione questa che equivale ad una compressione generale corporea con un valore di 1,2 atmosfere in meno delle gomme di un Suv, vien da se che poter far avvicinare un neofita ad una quota di “soli” -10 metri (tre piani e mezzo di un palazzo) per il rilascio di un primo vero brevetto Open Water Diver, oltre ad avere un impatto positivo a 360° perché si è comunque in un area di comfort estremo, pallonata eventuale inclusa, commercialmente parlando, potrebbe far guadagnare più avventori nel grande locale della subacquea. 

Stranamente però, proprio mentre scrivo questo pensiero, mi viene alla mente il ritornello del brano “Bocca di Rosa” di Fabrizio De André nel dettaglio “…e fu così che da un giorno all'altro bocca di rosa si tirò addosso l'ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l'osso. 

Ma le comari di un paesino…” non so perché, ma il mio intuito di polpo mi dice che molti aqvaman avranno già storto il naso, altri staranno ridendo sotto i baffi, altri pronti a replicare con astruse ed articolare risposte tecnico-social-filosofiche. 

Tuttavia, dovremmo riflettere che non tutti sono Francisco "Pipin” Ferreras (o forse date le bombole, in questo caso sarebbe meglio citare Ahmed Gabr…), non tutti sono in grado di affrontare una profondità di -18 metri, neanche chi vorrebbe realmente approcciare alla subacquea perché “sparargli” d'amblé una profondità di -18 metri spacciandola per una quota basica accettabile mi è sempre apparso abbastanza sleale. 

Ma la didattica navigata e consolidata vuole così, che dire di più merito? Eppure d’inverno un brevetto OWD a -10 farebbe proprio comodo, vorrei vedere ad esempio da Roma dove spostarsi comodamente per andare a cercare un fondale di -20 accettabile a novembre, a dicembre o a gennaio, ma questo è solo uno dei tanti (micro o macro) benefici che il brevetto “Real” Open Water Diver potrebbe restituire alla sconfinata popolazione di neofiti che vorrebbe avvicinarsi al mondo sommerso ma che ha timore della profondità fin dall’aula in superfice, così come potrebbe essere una chiave di volta innovativa nella didattica, una visione ben più attraente dell’attuale. 

Sussiste l’introduzione alla subacquea con immersioni surrogate, è vero, ma non ti certificano quale subacqueo. 

Queste attività svolte in una sola giornata o peggio di una mezza giornata, le vedo più come una prova che come immersione vera e propria, tuttavia, esistendo un brevetto vero e proprio entro i -10 metri, potrebbe invogliare ad effettuare un secondo corso completo a -18, e poi via via fino alle esperienze tecniche e specialistiche. 

In fondo la mia è solo una visione che basa fondamento su di una presa di coscienza forse più legata alla sicurezza generale che al commerciale ma che poi, alla fine, lega con essa a doppia mandata. 

L’immagine delle didattiche mondiali riscuoterebbe un grande plauso a costo zero, lasciando immutato lo standard di 5 lezioni di teoria da 60 minuti cadauna e le classiche 4/5 lezioni di piscina da 35 minuti cadauna e le conseguenti 4/5 immersioni in mare dell’OWD, immaginare e codificare un corso “Real” Open Water da -10 con rilascio di un brevetto vero e proprio che certifichi un sub da -10, potrebbe essere una buona idea. 

Il medesimo sommozzatore soddisfatto lo saluteremo con un sicuro arrivederci ad un secondo brevetto da -18 e così via. 

Non in ultimo affronterei il problema pandemico. 

Nessuno di noi sa realmente quando -e se- finirà questa pandemia, nessuno di noi ha ancora assorbito le gravissime conseguenze psicofisiche e, soprattutto, economiche degli ultimi due anni di clausura. 

Senza parlare poi, delle strampalate, superflue, azzardate ed avvilenti prescrizioni statali che stiamo vivendo in parallelo ad uno stato di emergenza assolutamente mal gestito, dove la popolazione è stanca di vivere il buio. 

La gente ha voglia di vivere e non di sopravvivere, sta a noi offrire una pur minima alternativa ad una platea che vuole godere delle meraviglie del mondo. 

Noi regaliamo sogni, noi vendiamo meraviglia, noi spacciamo emozioni vere che concede uno sport che si dice essere riservato solo ai più facoltosi, quando invece potrebbe essere uno sport di massa, uno sport nazionale come per il Giappone il Kendo. 

Perché, quindi, non invogliano la massa ad un brevetto che abiliti un subacqueo a -10 metri, questa piccola novità, oggi, potrebbe essere una vera e propria valida alternativa alla crisi di settore che stiamo affrontando, una vera e propria svolta economica sia per l’utente che per il fornitore del servizio. Forse penso troppo, è vero, ma non posso farne a meno, Jonathan Swift asseriva che “La visione è l’arte di vedere le cose invisibili….”


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