La Torre e la Luna

20 di Luglio, 2021 - Subacquea - Commento -

testo e fotografie di Claudio Sisto

Ricordi di un passato distante 5 metri

Ci si preparava sin dalla mattina, in trepida attesa dell’arrivo dell’oscurità, per effettuare questa immersione notturna che come un rito veniva replicata ogni anno ad agosto.

Già si era aspettato tanto, ovvero la luna piena, che si sa ha un suo ciclo e che si fa attendere. Esasperati dal contare i giorni, con la paura che il mare potesse rovinare la tanto ambita immersione, diventando mosso, preparavamo tutta l’attrezzatura appena svegli.

Ci congelavamo nell’attesa del tramonto, e controllavamo spesso l’orologio, per altro azione inutile perché d’estate la percezione dell’orario soprattutto al mare la si ha osservando la posizione del sole e l’orologio diventa solo mero strumento subacqueo.


Allo scadere delle ore 19:00 si “cenava” alla meglio senza riempire troppo la pancia di cose pesanti e alle 19:30 come da copione staccavamo gli ormeggi del gommone e si procedeva verso la Torre (Astura) che dalla nostra postazione Nettunese distava 4 miglia nautiche.


L’avventurosa navigazione durava poco più di 20 minuti, che per noi giovani anime sognatrici di posti esotici, rappresentava l’emozione della scoperta, e lì da quelle parti costeggiando il poligono militare, il pomeriggio il vento da ponente si faceva sentire parecchio e formava un mare interessante per le piccole imbarcazioni.
Immaginate l’adrenalina che scorreva nelle nostre vene, quei venti minuti erano un anno intero, negli sconfinati oceani di chissà quale parte del mondo, che davano linfa vitale a tutto il sognar degli anni 80, dove la subacquea approcciava a nuove tecnologie e metodi più accettabili sia nelle didattiche che nelle attrezzature.


Preferivamo arrivare direttamente sulla spiaggia, ed il nostro mezzo nautico lo permetteva agilmente, essendo un gommone di 4 metri a carena pneumatica, un caro Laros Pirelli sempre pronto a sostenere i nostri progetti di giovani fotografi subacquei.
Preparato il campo base, si scaricava tutta l’attrezzatura, ed il primo posto da protagonista lo aveva il compressore a miscela per ricaricare le bombole, che avrebbe funzionato per tutta la notte.


Le immersioni che saremmo andati a fare non erano profonde, massimo 5 metri, nelle acquee confinanti la Torre degli Astura, quindi non avevamo nessun problema di soste di decompressione da effettuare.
Perché aspettare la luna piena?


Perché la magia che sprigiona la luce lunare nei fondali particolari di Torre Astura, credo abbia pochi eguali nel mondo, se pur a pochi chilometri dalla capitale (Roma).
Ci si immergeva a caccia di scatti fotografici a tutte le specie marine che di notte girano per nutrirsi indisturbate, e proprio grazie alla luce lunare potevamo evitare di tener accese le lampade per troppo tempo, ma solo al necessario utilizzo per lo “scatto” della nostra macchinetta.
La bellezza di quei posti, che di giorno forse potrebbero essere anonime torri che numerose si ergono su tutta la costa tirrenica, di notte diventano siti misteriosi e sconosciuti, da visitare sempre con il rispetto dovuto alla natura marina, che operosa e silenziosa al buio assume un decorso più marcato nel meccanismo della catena alimentare, è inutile spiegare che con le tenebre i predatori hanno maggiori probabilità di successo.


Le creature che di giorno sostano nei profondi fondali di notte risalgono in superficie e verso la riva, quei fondali che Torre Astura ci regala attraverso mura romane e medievali, che fungono da piscine naturali, e vi assicuro che con i riflessi della luce rimandata dalla luna assumono caratteristiche speciali anche agli occhi più refrattari, abituati ai reef tropicali, ne giovano della bellezza.

Per ultimo poi dopo aver scrutato nelle piscine naturali per ore , ci tenevamo la sorpresa del relitto di aereo della seconda guerra mondiale.
Un caccia americano che si divertiva a coprirsi e scoprirsi di sabbia, in una danza non programmata con la marea.
Se lo trovavamo era festa grande per chi come noi amava la fotografia subacquea in bianco e nero, che proprio grazie hai riflessi lunari e le nostre luci, ottenevamo degli scatti unici al mondo.

Passano gli anni, ed ancora ricordo con tenerezza queste avventure subacquee, che ci hanno dato l’opportunità di diventare ciò che siamo oggi.
E’ dai posti apprezzati vicino casa che ci si prepara alla scoperta del mondo intero, palestre propedeutiche alla professione del fotografo subacqueo a costo zero.
Passione e costanza, soprattutto pazienza di aver sempre saputo aspettare un momento necessario alle idee artistiche come appunto la luna piena che ci regalava scenari inaspettati ogni volta, se pur in un posto notissimo a noi che siam nati praticamente li.


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