Le parole di Noho: una vita tra l’amore per il mare e la tradizione dei tatuaggi

19 di Settembre, 2021 - Racconti di mare - Commento -

Testo e illustrazione di Marta Bello, fotografie di Claudio Sisto

Un viaggio nell’Oceano Pacifico tra la mutevolezza di ciò che è stato e ciò che è

Ciao Noho, parlami un po’ di te e della tua storia, di dove sei originario?

Sono nato nella Polinesia francese, nelle isole Fiji, più precisamente in una piccola isola chiamata Raiatea che vuol dire “cielo molto lontano”, dove sono cresciuto, sono diventato un uomo e ho appreso tutto ciò che so della mia cultura. Il mio nome è Noho Arii cioè “il tempio del re”. Ogni nome proprio in Polinesia ha un significato profondo. 

Mio padre è un capitano di navi, da piccolo spesso viaggiavo con lui e anche io volevo diventare un capitano, lui ha iniziato dal basso e ad oggi è uno dei più bravi capitani d’Europa, ha una casa in Grecia, vive e lavora lì oltre che in Italia. Quando ero molto piccolo andavo sempre in barca anche con mio nonno, la mia famiglia è cresciuta sulle navi, lì facevamo tutto: mangiavamo, dormivamo, andavamo a scuola e la maestra era mia nonna, era un’insegnante e nel tempo che trascorrevamo in barca ci insegnava molte cose. 

Mio nonno era un ingegnere e un ex commodoro dell’esercito francese, durante una missione militare in Senegal ha incontrato mia nonna, si sono innamorati e hanno costruito una barca per attraversare l’Oceano Atlantico e poi il Pacifico, così sono arrivati a Raiatea, dove mio padre è nato e dove hanno iniziato la loro vita. Era una piccola barca, ma con questa hanno attraversato l’oceano.


Quindi anche tu senti una connessione con il mare?

Sì, il mio primo amore è stato il mare. Ho abbandonato il sogno di diventare un capitano, che avevo conservato per molti anni, quando ho capito che avrei voluto una famiglia. È sempre una questione di scelte: dipende dalla vita che vuoi, ciò che vuoi fare, cosa vuoi creare; ho scelto tra il mare e la terra ferma. Tutta la mia famiglia è connessa con il mare, mia zia ha dei cantieri navali in Polinesia e tutti i miei cugini sono pescatori che vivono sul mare.


Le imbarcazioni polinesiane tradizionali sono ancora in uso?

Sì, quelle antiche costruite in legno. Oggi le usiamo solo per lo sport tradizionale: Hawaiki Nui Va’a, ma la maggior parte delle imbarcazioni oggi sono costruite a scopo turistico, per cui sono molto diverse e in qualche modo “lussuose”. Tempo fa sì, eravamo tutti navigatori e navigatrici, viaggiavamo tra l’India, le Filippine, ovunque ci spostavamo con quelle imbarcazioni. Oggi vengono usate solo per le competizioni tradizionali. 

Le nostre imbarcazioni tradizionali sono iniziate a sparire circa cento anni fa, per poi essere introvabili un paio di decenni prima della nascita di mio padre, ma quando lui era piccolo veniva usato ancora il legno per costruire le barche, poi con le colonizzazioni europee, in particolar modo quelle francesi, le cose sono cambiate. I francesi hanno vietato la nostra musica, le nostre danze, le tradizioni navali. Le isole Fiji sono popolate sempre più da persone ricche e loro hanno importato imbarcazioni commerciali. 

Nella mia isola non ci sono aeroporti né grandi porti, abbiamo solo un piccolo porto in cui possono approdare barche lunghe al massimo venti metri. È comunque una piccola isola, popolata da meno di 5000 persone e in bicicletta puoi girarla interamente in sole 3 ore. Oggi abbiamo più o meno le stesse barche che ci sono qui in Europa, come dicevo, sono arrivate molte persone ricche dall’Europa e hanno cambiato la formologia della cultura, delle imbarcazioni.



Ti senti molto legato alla tua terra, alla tua famiglia? Quando hai lasciato Raiatea?

Mia nonna ha scritto un libro sulla storia della nostra famiglia: “L’Île d’en face”. I miei genitori hanno divorziato quando ero molto piccolo, io ho seguito mio padre e lui in quanto capitano viveva ai Caraibi, mia madre invece è rimasta in Polinesia, io ho vissuto un po’ con entrambi, ho lasciato definitivamente la Polinesia a 17 anni e sono entrato nell’esercito francese dove sono rimasto per sei anni, mentre due anni fa sono diventato un tatuatore. 

Un giorno ho parlato con un mio amico di sogni. Lui era già un tatuatore affermato e mi ha insegnato tutto. Dopo aver parlato con lui, in un anno ho lasciato tutto: la donna con cui stavo, ho venduto la macchina, ho lasciato la casa e l’ho seguito. Ad oggi ho cinque premi vinti per i miei tatuaggi, ho iniziato da zero. È il miglior modo per iniziare qualcosa: avevo il bicchiere pieno, l’ho svuotato e ho iniziato a riempirlo di nuovo. 

Io ora vivo in Francia a Vair-sur-Loire, in un piccolo paese un po’ sperduto. Alcune persone sono ignoranti e quando vedono i nostri tatuaggi sul volto blaterano, ma è perché non sanno e non conoscono le cose.


Molto interessante. Avete delle tradizioni legate al mare?

Ogni isola ha la propria storia e le proprie tradizioni legate ad essa. Alcune isole hanno delle vere e proprie celebrazioni e rituali per ringraziare e contemplare l’acqua del mare; ad esempio, alle Hawaii gli abitanti regalano i fiori alle divinità del mare, li lasciano nell’acqua. La cosa bella è che non sai dove quei fiori andranno, dove approderanno, è un modo per ringraziare la natura ogni giorno. Ognuno di noi deve essere grato alla natura che ci benedice e ci dà realmente tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Abbiamo anche molte competizioni legate alla pesca e alla navigazione, come quella che citavo prima: Hawaiki Nui Va’a, la gara tradizionale. Consiste nel percorrere quasi duecento chilometri navigando fra tre isole diverse ed è davvero emozionante: i competitori arrivano da tutto il mondo. Abbiamo anche una grande tradizione di surf, i nostri mari sono tra i migliori al mondo per fare surf.


La connessione con la natura è davvero intensa e vera: le isole sono selvagge, non c’è nulla di artificiale, ad esempio sulla mia isola c’è un solo negozio al quale arrivi camminando per ben trenta minuti. Nel mio popolo ballano, cantano canzoni tradizionali, suonano, sono rimasti all’interno della tradizione e il mare è parte integrante della nostra vita: siamo circondati dall’acqua, è in ogni cosa che facciamo. 


Tiki significa divinità, non abbiamo la pretesa di chiamarlo dio, è una sorta di re, che noi chiamiamo Arii, e Mohana è il nostro re del mare. Oggi anche questa parte della religione tradizionale è stata persa e soppiantata dal Dio tradizionale, molti sono cristiani, altri cattolici. Vorrei comunque dire che il popolo polinesiano è fatto da semplici guerrieri che credono negli Dei della natura, noi amiamo combattere, tradizionalmente siamo un popolo guerriero.



Capisco. Tu sei un artista, mi racconti un po’ la tradizione del tatuaggio polinesiano?


In Polinesia abbiamo una grande tradizione del tatuaggio, ho solo 27 anni ma i miei tatuaggi sono la mia storia. Sono passato attraverso molte cose, per questo ho molti tatuaggi. Ognuno di essi ha un significato molto intimo, quando mi chiedono il loro significato, non lo spiego mai perché semplicemente raccontano la mia storia e quella della mia famiglia, è una parte della linea del mio albero genealogico, risalendo arrivi alla storia di tutta la mia famiglia e dei miei antenati. La nostra arte tradizionale si chiama Patutiki, è profondamente simbolica: è la base della cultura polinesiana, ogni combinazione di forme e tratti rappresenta una parte della vita vissuta, più tatuaggi hai più cose hai passato. Sono potenti, sono la mia storia scritta sulla pelle. Ogni mio tatuaggio rappresenta un volto.


Oggi purtroppo anche la tradizione del tatuaggio polinesiano è andata perduta e vengono usate solo le macchinette elettriche, chi si fa tatuare secondo il metodo tradizionale lo fa solo per dimostrare la sua “invincibilità”. Il metodo tradizionale è molto più doloroso perché viene impressa molta più forza, la mano è pesante e scende molto in profondità, non è una questione di velocità ma di pesantezza. È una pratica rituale, viene fatta con l’ago e una sorta di martello che viene usato per battere sull’ago, molti si tirano indietro dopo l’inizio del rituale; puoi tatuare tutto il corpo fatta eccezione per gli occhi.


I tatuaggi in volto rappresentano le statue, è come una carta d’identità descrittiva e narra di te le cose più importanti: se sei sposato, se sei ricco o no.



Il cambiamento climatico e l’inquinamento dei mari è uno dei temi più attuali e preoccupanti, voi avete vissuto qualche cambiamento? Sei preoccupato per ciò che accadrà alla tua terra, all’Oceano?

Certo, siamo circondati da Asia e America, tutta la loro spazzatura finisce nel nostro Oceano Pacifico. Tutto il mio popolo ne parla, un esempio lampante del problema è chiaramente l’isola di plastica nel Pacifico, si è formata a causa degli scarti dei grandi continenti che gettano la loro spazzatura nei nostri mari. Delle volte, quando ci sono delle tempeste, molta spazzatura arriva sulla nostra isola, a quel punto andiamo tutti e tutte insieme a pulire, i rifiuti si incastrano tra i nostri alberi e noi dobbiamo staccarli. Sarà ancora più terribile quando dovremo affrontare le conseguenze del Covid: tutte queste mascherine monouso finiranno in mare. È molto importante fare attenzione ai rifiuti, gettarli nel posto giusto, fare in modo che non inquinino i mari.


Io mi trovo un po’ pessimista: non credo possa esserci una soluzione. Le persone sono incuranti e maleducate, non prestano attenzione. Io penso ai miei futuri figli e figlie: che mondo voglio lasciar loro?


Ho visto un vero e proprio cambiamento nelle acque: quando peschiamo, molti pesci sono danneggiati, uno dei più grandi problemi sono le imbarcazioni che rilasciano gli scarti e i rifiuti dei gas di scarico nell’acqua; comunque, si trovano molti meno pesci rispetto a quando andavo a pescare da giovane.


Sono preoccupato ogni giorno, anche in questo momento. Le persone si credono ricche quando hanno beni e denaro, ma la vera ricchezza sta nella natura. La vista, la possibilità di guardare e osservare è la cosa più preziosa che abbiamo, perché solo così possiamo cogliere ciò che la natura ci dice: più osservi, più impari e più diventi realmente ricco. Ogni polinesiano è ricco perché le nostre terre sono multiformi e colorate, purtroppo, però, la questione economica è diventata la principale preoccupazione.



A proposito del cambiamento climatico, immagino tu conosca quali sono le principali cause. Credi che potremmo fare qualcosa?


Non sono vegano, ma oggi è tutto così veloce. Non è più una questione di mangiare ciò di cui si ha bisogno, ma mangiare ciò di cui si ha voglia. Questo è diventato tutto sempre più veloce, i trasporti delle merci, anche alimentari, danneggiano il mare in modo indelebile. Nella mia famiglia ci sono vegetariani e vegani, io credo che la soluzione sia semplicemente mangiare ciò di cui abbiamo bisogno, non ciò che vogliamo per pretesa o perché sappiamo di poter avere a disposizione qualsiasi cosa.


Non credo che possiamo fare realmente qualcosa per cambiare il corso degli eventi, per un solo motivo: non importa quanto tu voglia risolvere il problema se questo non viene risolto alla radice, e il problema siamo noi. L’educazione, il modo in cui trattiamo la natura, il modo in cui trattiamo gli altri, come vediamo il mondo. Ognuno di noi è diverso, e questo è meraviglioso ma anche problematico: per qualcuno può essere normale distruggere il pianeta. Nella mia vita, per le persone che mi sono a fianco e i miei futuri figli, vorrei essere il miglior esempio possibile.


L’unica via per tentare di migliorare qualcosa è essere persone buone ed essere un buon esempio per gli altri, smetterla di guardare i soldi e pensare alla natura. Il problema reale è l’inquinamento, non dovrebbero esserlo invece gli interessi economici che vi stanno dietro, siamo noi la reale malattia del pianeta terra.

Noi abbiamo bisogno della natura, ma la natura non ha bisogno di noi. Se essa scompare, noi moriamo con lei, ma se noi moriamo, lei continua a vivere quasi come se noi non fossimo mai esistiti.


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Los Angeles
21 di Settembre, 2021
Ho apprezzato molto l'intervista, sono molto incuriosito da Noho, personaggio interessante sia dal punto di vista artistico che culturale, nonostante la sua giovane età, ha molto da raccontare!

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