Le perle del Giappone sono apneiste in un velo di lino

08 di Marzo, 2021 - Storia della marineria e della subacquea - Commento -

a cura di Valentina Cornacchione

La leggendaria storia delle Ama, le pescatrici di perle giapponesi

«Gli uomini vanno fuori a pesca. Si imbarcano su battelli costieri, salpano per tutti i porti sui mercantili, mentre le donne, non destinate a quel vasto mondo, cuociono il riso, attingono l’acqua, raccolgono alghe marine; e, quando viene l’estate, si tuffano giù nel segreto fondo del mare». - Yukio Mishima.

Se agli uomini spettava la superficie del mare, alle donne era riservata la parte più nascosta e affascinante: il mondo sommerso.

Perchè? Cerchiamo di capire insieme questa "disparità".

Questa tradizione dallo stampo matriarcale sembra risalga a più di 2000 anni fa, quando gli uomini andavano per mare a pescare lasciando da sole le donne, le quali hanno trovato un vero tesoro sott'acqua, tant'è che la loro paga era così alta da renderle donne libere ed indipendenti. Fisicamente parlando, si pensa che si sia prediletto il corpo femminile perché ha una massa grassa distribuita in modo diverso da quello degli uomini, permettendole così di mantenere la temperatura corporea più alta anche nelle acque più fredde.

Gli uomini stessi si ritenevano inadeguati a queste immersioni così importanti: immergersi senza attrezzatura richiedeva agilità, costanza, resistenza al freddo e al dolore.

Indipendenza economica a parte, c'era un altro motivo per cui le donne giapponesi si immergevano (e si immergono ancora, anche se le superstiti sono meno di duemila, molte delle quali anziane): amavano il mare. Da qui il loro nome, Ama, le Donne del mare.

Tradizione vuole che un'Ama si inizi ad allenare fin dall'adolescenza, fino ai 20 anni circa. Ci si tuffa affidandosi alla propria capacità fisica, senza bombole per l'aria e senza muta, portandosi una zavorra di 10/15 kg, riuscivano ad arrivare ad una profondità di 30 metri circa e restarci anche fino a 20 minuti.

Donne gelose e fiere della loro professione e libertà, non conoscono la rivalità tra loro ma al contrario le unisce un forte senso di solidarietà e appartenenza. Questo ha fatto sì che quest'arte sia stata tramandata fino ai giorni nostri, di generazione in generazione.

La tradizione vuole che queste donne debbano immergersi seminude, coperte soltanto da un perizoma chiamato Fundoshi. Tuttavia dal 1964 una calda muta da sub ha preso il suo posto e in alcuni casi è subentrato l’Isogi, una sottile veste di lino bianco. 

Forti e misteriose, vivevano la vita secondi il ritmo del mare. Donne bellissime che continuavano ad immergersi anche fino a 80 anni, che hanno donato la loro età al mare.

Purtroppo le Ama rimaste oggi sono quasi tutte donne anziane, perché le giovani giapponesi non sono più affascinate da questa figura, scegliendo altri mestieri. Ma il loro talento e la loro storia hanno affascinato il mondo intero.




Le fotografie sono state prese dalla Rivista cartacea Mondo Sommerso, maggio 2012 anno 54-N.5

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