L'esperienza di Mariachiara Pastorini

31 di Marzo, 2021 - Subacquea - Commento -

a cura di Valentina Cornacchione e Claudio Sisto, testo e fotografia di Mariachiara Pastorini

"Quando posso immergermi ritrovo me stessa, la mia essenza, la mia anima".

Ci fa davvero molto piacere sentire e leggere i racconti di mare provenienti da appassionati, subacquei e studiosi. Oggi vi proponiamo la storia di Mariachiara, con una passione sbocciata "tardi", come dice lei. Ma il mare, un po' come l'amore, non conosce età per essere vissuto. 


Il mio rapporto con il mare e l’acqua nasce tardi, all’età di 27 anni. Quando ero bambina infatti le vacanze estive si passavano in montagna e quasi mai al mare. Mettiamoci anche che mia madre ha una paura innata per l’elemento acquatico ed ogni volta che mio padre provava a farmi entrare le sue urla di terrore non aiutavano.

Dopo un viaggio in Egitto scopro che mi ero privata di un mondo meraviglioso e sconosciuto, ciò nonostante ancora non era il momento di intraprendere il mio personale viaggio.

Improvvisamente, in pieno febbraio, esplode in me il desiderio di fare un corso Sub. Ancora ricordo la domanda che mi fece l’istruttore in fase di iscrizione al corso OPEN:” perché vuoi fare subacquea?” – “Perché ho sempre solo vissuto la montagna… magari mi piace!”. La sua faccia interdetta è stato l’incipit della mia avventura.

Ho vissuto il corso OPEN con gli occhi di una bambina che scopriva qualcosa di nuovo ed inesplorato. Come tanti fanno da piccoli inseguendo i granchi in spiaggia o mettendo per la prima volta una maschera, ecco, a me è successo a 27 anni.

Da quel momento in poi è stato un turbinio di emozioni e nozioni che ho incamerato e gelosamente custodisco tutt’oggi. Ho iniziato a lavorare in un centro Sub di Roma che oggi purtroppo non c’è più (Acqua Marina Sub) facendo la gavetta, caricando bombole e facendo assistenza agli istruttori in piscina o al lago finchè non ho fatto la mia prima immersione a mare. Non la dimenticherò mai. Grotta degli occhi a Palinuro. Da quel momento le grotte e i relitti sono diventati una vera e propria ossessione.

La formazione nel tempo è proseguita, ad oggi sono un Assistant Instructor PADI. La grande fortuna è stata mangiare pane e subacquea tutti i giorni, se non in acqua vendendo attrezzature o organizzando viaggi ed uscite tutti i giorni. Ciò che non imparavo in acqua lo apprendevo dalle storie o da ciò che succedeva in negozio.

Mi sono immersa nei mari più belli del mondo: Egitto, Sudan, Maldive, Madagascar, Cuba, Mediterraneo in tutte le salse ed ho conosciuto persone fantastiche con le quali ancora condivido questa meravigliosa passione.


Mariachiara Pastorini


Il mio pallino è sempre stata la fotografia, anche prima di iniziare l’attività e devo dire di essere stata veramente fortunata. Più o meno alla mia quinta immersione il mio istruttore mi ha messo in mano una piccola compatta. Eravamo allo scoglio del corallo all’Argentario. Li capii che se non sai andare sottacqua, non puoi pensare di fare fotografia! L’hovering prima di tutto! La ricordo come un’immersione orrenda, non mi sono goduta niente e le foto che avevo scattato erano tutte da buttare! Ricordo che riconsegnai la fotocamera all’istruttore molto amareggiata dicendogli che non volevo mai più provare a scattare nulla, mi disse: “Ora hai capito, fammi sapere quando sarai pronta”.

Nel tempo poi di macchinette ne ho avute eccome! Ho avuto anche le mie piccole soddisfazioni tra cui un secondo posto alla prima edizione del contest fotografico dell’Eudi Show nel 2013 ed un mio scatto esposto al Palazzo delle Nazioni Unite di NY per 3 mesi. Molte volte amici e divers mi dicono che non riescono a capire come faccia a scattare delle immagini così belle pur avendo una semplice compattina e di come siano invidiosi perché loro hanno speso non so quanti millemila euro per l’attrezzatura fotografica… ecco, rispondo che non hanno avuto l’istruttore che ho avuto io, che non hanno capito fin da subito che l’assetto ed il rispetto per il fondale vengono prima di qualsiasi scatto.

Come qualsiasi ragazza sub che si rispetti sono stata anche io vittima di pregiudizi. Negli anni in molti hanno guardato male me e i miei 50kg, come se non potessi assolutamente fare ciò che facevano i miei nerboruti colleghi uomini, eppure mi sono “incollata” le bombole di tutti ed ho “riacchiappato” diversi clienti (uomini e molto più in carne di me) con la tecnica e l’esperienza.

Quindi, chiuso il negozio, decisi di finire gli studi e laurearmi con la prima tesi in Italia sulla comunicazione del turismo subacqueo, partendo proprio da quella concezione maschilista propria dei primi anni di attività in Italia. Ancora ricordo le immagini delle “donnine nude” sulle copertine di Mondo Sommerso proiettate enormi nell’aula magna della LUMSA (che tra l’altro per chi non lo sapesse è l’Università vaticana) e le facce sbigottite del Rettore e dei docenti (tranne quella della mia relatrice, una donna veramente con gli attributi che mi spinse a proiettarle tutte!).

Fu un successo. Quella tesi mi fece conquistare una borsa di studio per un master. Ebbi la fortuna di lavorare per un progetto europeo transfrontaliero tra Trapani e Tunisi per la promozione del turismo subacqueo archeologico… un mondo di anfore, rostri, ritrovamenti e guerre Puniche! Fu un’esperienza bellissima, ebbi l’opportunità di lavorare a stretto contatto con gli archeologi del Bardo, di parlare con diving, pescatori e con chi il mare lo vive a 360°. Ebbi l’enorme fortuna di lavorare con il Prof. Sebastiano Tusa, un’icona dell’archeologia subacquea e dell’attività in generale.

Discussi la tesi e presentai il progetto personalmente a Palermo, in Regione. Fu allora che mi accorsi che chi amministra i territori dovrebbe sempre avvalersi di un tecnico e non avere la prosopopea di poter fare tutto da solo. Mentre spiegavo le opportunità di destagionalizzazione turistica attraverso l’attività archeologica subacquea ci fu addirittura chi propose di spostare una caduta di anfore da -60 mt a -15 mt per renderla fruibile a tutti, contravvenendo, almeno a parole, a tutte le leggi e le disposizioni in materia di tutela dei beni archeologici sommersi. Fu molto molto triste constatare che ero l’unica nella stanza che sapeva effettivamente di cosa stesse parlando.

Negli anni ho trovato un lavoro “stabile”, in ufficio, senza più sentire quotidianamente l’odore di neoprene, in un Ente di Promozione Sportiva riconosciuto dal CONI. E’ un lavoro che mi piace, non lo nego, ma quando posso immergermi ritrovo me stessa, la mia essenza, la mia anima.

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