L'inevitabile, se condito dall' omertà, genera ancor più danni

29 di Settembre, 2021 - Subacquea - Commento -


Foto di redazione 


Claudio Sisto 29/09/2021

La MDD o malattia da decompressione, è statisticamente inevitabile nella subacquea.

Essa non ha alcuna coscienza e raramente rispetta qualsiasi tipo di regole. 

Anche se siamo in grado di identificare alcuni fattori che generalmente predispongono i subacquei alla malattia da decompressione, ci è ancora impossibile spiegare l'esatto meccanismo fisiologico che provoca la MDD in un subacqueo e lascia il suo compagno di immersione. 

È decisamente meglio che i subacquei, soprattutto quelli dediti all'immersione tecnica, accettino il fatto che, con tutta probabilità, si troveranno ad avere a che fare con incidenti di malattia da decompressione e prendano quindi le misure per gestire quella situazione in modo responsabile.

Ciò che preoccupa molti dei quali si trovano a curare i subacquei incidentati è l'atteggiamento mentale, un po' meschino, del demonizzare in modo consistente la possibilità di incorrere nella MDD; atteggiamento che è divenuto in qualche modo prevalente nel popolo della subacquea sportiva. 


Ciò che ha ovviamente comportato il parallelo sviluppo di un certo stigma a riferirne sintomi, creando una tendenza che è semplicemente in antitesi al buon senso e ogni logica.


Perché un qualsiasi adulto e intelligente dovrebbe ignorare i sintomi pur sapendo che le manifestazioni di MDD sono per natura progressiva e, peggiorano con il tempo?


Ogni ritardo nel denunciare i sintomi e richiedere assistenza contribuisce inoltre a peggiorare la prognosi per il possibile recupero.


Storicamente, la negazione dei sintomi e il ritardo nel ricovero costituiscono la regola negli incidenti a subacquei sportivi piuttosto che l'eccezione.


Ciò che ci si può augurare è che la comunità tecnica che sta ora emergendo divenga il cardine su cui invertire la mentalità del "nascondere la testa sotto la sabbia”.


È necessario rimuovere il segno di "vergogna” che è così ingiustamente associata alle a riferire una MDD.


Non è colpa loro se sono rimasti vittima della malattia; un subacqueo può eseguire un piano di immersione perfetto, da manuale e restarne comunque colpito.



E al contrario, un profilo di immersione deliberatamente molto rischioso può non produrre sintomi. Il punto qui è che i responsabili di immersione, i “leader” dei vari gruppi, devono finirla di puntare il dito e di utilizzare antiquate analogie, (quello, ha fatto di testa sua e si è fatto male, l'idiota!) o continuerà a prevalere la riluttanza nel riferire questi sintomi.


Quasi tutti conosciamo persone che terminata un'immersione accusavano sintomi sospetti di vario tipo ma bruscamente rifiutavano di sottoporsi a ulteriori accertamenti o anche a un primo soccorso di base quale la respirazione di ossigeno in superfice.


Non fa “macho” tentare il “non-ci-penso” alla fitta alla spalla o al progressivo informicolamento; è solo stupido.


Foto di redazione 


Nei ranghi lavorativi e professionali prevale un'attitudine del tutto differente.


I sommozzatori sono addestrati a riferire sintomi il prima possibile e l'attitudine dei supervisori di immersione è quella del “contenimento” dell'incidente, non della “crisi” da incidente come avviene in molte situazioni di immersione sportiva.


La MDD è considerata un rischio professionale che si verifica occasionalmente e sia gli operatori commerciali sia i centri di immersione sportiva più progrediti gurdano a questi incidenti come a uno scenario che può essere gestito.



Subacquei e supervisori iperbarici lavorano in totale collaborazionenel riferire onestamente e con la massima precisione anche i sintomi più leggeri, gli uni, e nel dare immediata valutazione e trattamento gli altri.


Fino a recentemente  vi erano poche camere di ricompressione operative nei lontani centri esotici e i subacquei che manifestavano sintomi da MDD erano costretti a costosi trasporti di evacuazione medica e notevoli ritardi nelle migliori circostanze.


Forse a causa di ciò, molti cosiddetti “esperti” erano pronti a ricoprire con ampia condanna i subacquei sportivi che si trovavano a essere vittime di MDD e questa attitudine ha solo contribuito al diniego dei sintomi da parte dei subacquei.


Le pressioni negative e la perdita di faccia professionale si sono dimostrate potenti nell'influenzare i subacquei a ignorare i sintomi da MDD nella vana speranza che essi sarebbero in qualche modo passati senza ricorrere al trattamento.


La MDD di tipo I (sintomi leggeri , solo di dolore) è meno pericolosa della MDD di tipo II (sintomi gravi, coinvolgimento del sistema nervoso centrale) ma in entrambe le manifestazioni una aggressiva terapia di ossigeno ed una pronta ricompressione hanno comportato un registro di successo del 98% dei casi trattati.



Quindi oggi per fortuna un buon centro sportivo di immersioni è dotato di kit d'emergenza con ossigeno terapia ed un elenco dettagliato dei centri iperbarici operativi sul territorio dove svolge le attività di immersione.


Mentre la subacquea commerciale ha una camera di ricompressione in dotazione nei propri spazi lavorativi cosi come a bordo delle navi o piattaforme marine dove le attività sono molto intense e prolungate nel tempo.


Quindi cari amici ed amiche sub, non facciamo gli idioti e non sottovalutiamo il più piccolo sintomo una volta terminata l'immersione dilettantistica , e comportiamoci se pur sportivi, da professionisti ed aiutiamo ad aiutarci.


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