LINOSA (La barchidda)

19 di Marzo, 2021 - Racconti di mare - Commento -

a cura di Piero Orlando

LINOSA (La barchidda)

Due stretti sentieri si aprivano un varco tra l’intrico dei fichi d’india e confluivano all’ingresso del cimitero formando un piccolo spiazzo di terreno battuto. Era lì che, dopo un laborioso consulto popolare, gli abitanti di Linosa avevano deciso che potevamo piantare la nostra tendina. Il parroco inizialmente si era opposto, ma poi si convinse quando gli fu fatto notare che in agosto sull’isola non era mai morto nessuno. Pretese comunque che la tenda fosse decentrata rispetto al cancello di ingresso. Naturalmente lo accontentammo. Il posto era vicinissimo al moletto da cui, ogni mattina, salpavamo con la barca di Peppino.

Non eravamo lontani dal paese; il terreno era sufficientemente piano e abbastanza soffice, rarità in un’isola tutta di roccia lavica; infine, il panorama a sud (solo cielo e mare) era fantastico: tutte le tonalità dell’azzurro e del verde con i riflessi dorati del sole al tramonto o argentati della luna di notte. A nord un muretto a secco ci separava da croci e lapidi. Una meraviglia!!!

Dopo una settimana di pesca intensissima (ogni giorno dall’alba al tramonto su e giù nei meravigliosi fondali dell’isola) avevamo deciso che un giorno di sosta non ci avrebbe fatto male. Stavamo oziando in tranquillità quando, dal sentiero che veniva dal paese, comparve Antonino; era un ragazzo magro, poco più di un bambino, vestito come tutti a Linosa: sandali, pantaloni corti, canottiera con bretelle e un cappellino con visiera tutta scucita. Nessuno avrebbe mai immaginato che quel cappellino malconcio sarebbe diventato di moda quaranta anni dopo. Aveva, a tracolla, una borsa di tela grigia che si stringeva al petto. Al nostro “ciao” era chiaramente combattuto tra la timidezza che gli imponeva di proseguire per la sua strada, e la curiosità che lo invitava a fermarsi. Rispose con un “buongiorno” ad occhi bassi, appena percettibile, ma si fermò. Luciano prese una galletta, la spalmò di marmellata e la offrì al ragazzo. Lui si ritrasse inizialmente e tentò di rifiutare, ma poi fu sopraffatto dal desiderio e mangiò la prima galletta. La prima di molte altre: la marmellata ormai aveva rotto il ghiaccio e, di colpo, ci aveva fatto diventare grandi amici.

Stava andando a pesca: “Qui sotto c’è un punto buono e io ci vengo spesso” disse in un misto di italiano e di dialetto locale.

“E come peschi? Con che attrezzi?” La domanda lo meravigliò non poco: “Con la barchidda!!!” Era chiaro che, secondo lui, non potevamo non conoscere quel sistema di pesca: “Tutti i bambini e i vecchi pescano con la barchidda a Linosa.”

Ora i curiosi eravamo noi: “Non abbiamo mai visto pescare con la barchetta, non ti diamo fastidio, ma facci vedere come si fa. Tu fai come se noi non ci fossimo.” In fila indiana con il ragazzo davanti e noi dietro, prendemmo il sentiero che proseguiva verso il mare. Antonino si fermò vicino all’ultima pianta di fico d’india, scelse con cura una pala che modellò con rapidità e perizia con un coltellino. Dalla sua sacca di tela tirò fuori un bastoncino dritto che posizionò sulla pala di fico; infilò nel bastoncino un foglio di plastica già sagomato ed ecco completata la zattera con albero e vela. Giunto a mare, legò alla sua zatterina la lenza già preparata con quattro braccioli. Dopo qualche tentativo, spinta dalla leggera brezza di terra, la barchetta cominciò ad allontanarsi verso il largo: Antonino filava la sua lenza piano piano, assecondando la barchetta che sempre più si allontanava. "E le esche, non le metti?" Chiese Luciano. "Non servono: di solito basta il luccichio degli ami. Vediamo come va: se proprio occorre ci metto un po’ di carta stagnola delle sigarette". Antonino aveva appena finito di rispondere quando la barchetta ebbe un forte sussulto: qualcosa aveva abboccato! "Non recuperi?" chiesi io. "No, aspetto che abbocchino agli altri ami: ora che la lenza balla è più facile". E così fu: nello spazio di pochi minuti anche gli altri ami fecero il loro lavoro. Tre bellissime aguglie ed una occhiata costituivano il pescato totale. "Li volete voi? Sono buoni. Io, per casa ne prendo altri". Rifiutammo ringraziando. Antonino smontò la sua barchetta; la ripose con cura nella sua borsa di tela, insieme alla lenza avvolta ad un piccolo bastoncino. Legò i pesci, passando un filo di nylon tra le branchie formando un grappolo e, dopo averci salutato, scomparve dietro il mare di fichi d'india. Avrebbe portato la cena ai suoi genitori, come faceva forse quasi tutti i giorni, avrebbe portato il necessario per un pasto, non di più.

Sono passati tanti anni e non sono più stato a Linosa, tranne una volta subito qualche anno dopo. Alcuni amici mi dicono che nessuno pesca più con la "barchidda" e che sono pochi i Linosani che ricordano questo sistema di pesca. Ora è arrivata l'energia elettrica, i rifornimenti di acqua potabile sono costanti, ci sono ristoranti e c'è anche una pescheria. Si può comprare pesce tunisino o siciliano.

Si può conservarlo in frigorifero e consumarlo in abbondanza quando si vuole. Tutti sembrano più felici! Ma lo sono davvero?


Arrigo Sabbatini

Dopo mille peripezie tornano i Racconti di Zio Arri, approdato finalmente all’isola di Linosa, un piccolissimo spicchio di terra vulcanica in mezzo al mare, appartenente all’arcipelago delle isole Pelagie, a due passi dall’Africa, tra la Sicilia e la Tunisia. Oggi Linosa ricade finalmente nell’Area Marina Protetta Isole Pelagie http://www.ampisolepelagie.it/ che comprende le due isole maggiori Lampedusa e Linosa e l’isolotto di Lampione, istituita con decreto ministeriale del 21 ottobre 2002; ma di questa splendida AMP parleremo nei prossimi episodi dei Racconti di Zio Arri ambientati ancora sull’isola di Linosa e nel suo mare.

Linosa è sempre stata meta turistica per tutti gli appassionati di pesca subacquea e di immersioni subacquee per la straordinaria limpidezza delle sue acque cristalline e per la caleidoscopica varietà dei colori delle sue rocce, delle sue spiagge e dei suoi fondali. Negli ultimi decenni sono nati diversi diving anche a Linosa come il Linosa Blu Diving, fondato nel 1986 dal sommozzatore professionista Guido Caluisi, e il Terraferma Diving Linosa, che offrono ai turisti appassionati immersioni davvero spettacolari.

Ma l’isola vulcanica di Linosa è altrettanto affascinante per il suo territorio fuori dall’acqua, tanto che gli stessi diving offrono anche escursioni a terra, percorsi guidati di trekking e persino accesso alla biblioteca pubblica per una full immersion nella storia, nella natura e nella cultura locale.

Molto interessante e direi quasi indispensabile per pianificare una vacanza speciale sull’isola di Linosa è senza dubbio la recente “Guida alle immersioni a Lampedusa, Linosa, Lampione. Il turismo subacqueo nell'arcipelago delle Pelagie” di Giuseppe Mancini, pubblicata da Nutrimenti Mare nel 2015.

Il turismo subacqueo nell'arcipelago delle Pelagie: 28 illustrazioni, 19 siti d'immersione con 30 itinerari, 9 diving center. Notizie su strutture ricettive, ristoranti e attrazioni. La guida fa un'attenta e completa analisi dell'offerta subacquea delle isole Pelagie, prendendo in considerazione i siti d'immersione più suggestivi e rappresentativi. Per ogni sito si descrivono le caratteristiche ambientali, la fauna e la flora, ed è riportata un'illustrazione dettagliata con gli itinerari subacquei consigliati. Inoltre, tutte le notizie utili sui diving center a cui rivolgersi. E, ancora, le note sul territorio, le attrazioni, i ristoranti e le strutture ricettive, dagli hotel più esclusivi ai camping. Una pubblicazione dedicata e pensata per il turista subacqueo e per i suoi accompagnatori non sub, per la loro vacanza all'insegna delle migliori scelte possibili sulla base di ogni personale esigenza, nel mare più caldo e limpido d'Europa.

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