LINOSA (Le corvine dei milanesi)

30 di Marzo, 2021 - Racconti di mare - Commento -

a cura di Piero Orlando

LINOSA - Le corvine dei milanesi

Quando gli amici mi proposero di accompagnarli a Linosa per una spedizione di pesca di una ventina di giorni rifiutai: c’ero già stato due anni prima, con il mio abituale compagno di apnea, Lucio, in quel viaggio eravamo i soli “forestieri” di tutta l’isola. I fantastici ricordi di quella vacanza facevano parte di me, non solo per i successi di pesca, ma soprattutto per l’ambiente che avevamo trovato, per la meravigliosa disponibilità, l’ingenua spontaneità degli abitanti, per quell’indefinibile insieme di positive sensazioni in cui avevamo vissuto quei trenta giorni. Non volevo cancellare tutto questo: ero convinto che due anni dopo avrei trovato una Linosa diversa e sicuramente peggiore di quella che avevo nel cuore. Tuttavia, mi coinvolsero nel loro entusiasmo e finii per accettare.

Già dal primo sguardo, dal bordo del traghetto che stava rallentando prima di gettare l’ancora, tutto era diverso: invece della “barca di Caronte”, un nero barcone a remi che accompagnava passeggeri, bagagli e bovini dalla nave al molo, si stava avvicinando un gozzo a motore. Sul molo si intravedevano un triciclo Vespa e, addirittura una Campagnola. Alle boe erano collegati ben tre gommoni di varie dimensioni ed un altro era vicino al molo: se avessi potuto sarei andato via subito! Mi rasserenò l’accoglienza degli abitanti che mi erano stati vicini due anni prima: i baci, gli abbracci fanno sempre piacere quando sono sinceri e sentiti; ricambiavo con calore anche i saluti di chi mi aveva semplicemente riconosciuto. Purtroppo, il nostro barcaiolo Peppino se ne era andato. Don Carlo, il prete, mi consolava, conoscendo il rapporto che si era stabilito tra me, Lucio e quell’eccezionale personaggio. Mi presentò il nostro nuovo accompagnatore tuttofare: “Francesco non è pratico di fondali come Peppino, ma il mare lo conosce bene ed è una persona seria di cui vi potete fidare completamente, garantisco io per lui”. Più tardi scoprii che Francesco era molto di più che nostro accompagnatore, era il nostro padrone di casa, ma non parlava mai di affitto o di affari di nessun tipo: anche la cifra che era stata pattuita per il servizio di barcaiolo era stata discussa dalla moglie.

Gli amici avevano prenotato una casa a Linosa, cosa impensabile solo due anni prima, quando io e Lucio ci dovemmo accampare con una tendina vicino al cimitero; gli abitanti avevano rapidamente scoperto che, con un piccolo sacrificio, si potevano realizzare guadagni interessanti affittando le loro case di paese: i proprietari si trasferivano in quelle che loro chiamavano casa di campagna e che in realtà erano poco più che dei ripostigli e lasciavano a disposizione dei turisti la loro casa di paese. Spesso, come nel nostro caso la moglie del proprietario si prestava anche per la preparazione della cena. La moglie di Francesco, dopo la nostra partenza la mattina presto per il mare, rimetteva a posto tutto, rifaceva i letti e spesso lavava e stirava i nostri jeans e le magliette (quando tornai a Roma a vacanza finita, mia madre disse che non aveva mai visto il mio sacco così ordinato e con tutto perfettamente lavato e stirato). La nuova attività turistica aveva coinvolto gran parte dei trecento abitanti Linosani. Qualcuno cominciava a parlare di politica, molti chiedevano un aiuto del continente (non dello Stato, termine poco conosciuto) per rifornimento dell’acqua o per la costruzione di un dissalatore, ma la richiesta più comune era quella dell’elettricità. La nostra padrona di casa, signora Concetta, era attivissima, piena di iniziative e speranze per il futuro: già vedeva, se avesse avuto la corrente elettrica, un ristorante e magari anche qualche camera da affittare. Il marito, Francesco era al contrario una persona mite e tranquilla ed era evidente la sua contrarietà per le iniziative della moglie: pregava di sicuro perché nulla si realizzasse.

Ora, dopo molti anni, so che le aspettative della signora Concetta si sono avverate: a Linosa c’è energia elettrica, acqua, due trattorie. Nessuno pensa più di allevare vitelli e vivere dei proventi di una vendita di una o due bestie da imbarcare vive sulla vecchia barca di Caronte senza mai mangiare un pezzo di carne: era questa la principale fonte di reddito degli isolani. La pesca era praticata solo per le piccole quantità alimentari giornaliere o per qualche salatura, non essendoci mezzi di conservazione o commercio; l’agricoltura dava fichi e lenticchie prevalentemente per uso interno. E’ questa la logica della evoluzione, della crescita, dell’avere qualcosa di meglio, del “progresso”. Ho conosciuto, in quell’isola, gente che non aveva quasi nulla, ma era tranquilla, generosa e soprattutto felice: non saprò mai se con il “progresso” sono felici come allora. Lo spero di cuore, ma il dubbio mi assale spesso. Dovevo ammettere che già in questo mio secondo viaggio nell’isola era tutto meno faticoso: la mattina colazione pronta con caffè caldo, pane tostato e marmellata, poi al mare con il piccolo motocarro Piaggio ed i nostri pesanti sacchi da pesca per una battuta di pesca con gozzo sicuro e spazioso.

La differenza era anche che in mare si incontravano altre barche e gommoni, si doveva cambiare posto qualche volta perché il nostro obiettivo era stato già occupato; bisognava quindi fare in fretta per precedere la concorrenza. Fretta, fretta, parola mai presa in considerazione due anni prima quando, spiegavo ai miei amici, eravamo soli e potevamo avere una scelta totale sul dove e sul quando andare in una cala o nell’altra.

Avevamo conosciuto sul traghetto due ragazzi emiliani molto simpatici, con le rispettive fidanzate gradevolissime anche loro oltre che fisicamente molto notevoli. Giovanissimi ed entusiasti per la loro prima esperienza di vacanza autonoma, speravano di trovare il meglio per la loro passione che era la fotografia: avevo promesso che li avrei portati nei posti più interessanti dell’isola. Dalla stessa nostra motonave erano sbarcati sull’isola altri tre passeggeri di Milano con i quali avevamo avuto solo qualche scambio sulle attrezzature di pesca: le loro erano quanto di più caro e di più recente esistesse sul mercato; avevano persino un respiratore ad ossigeno.

Questo tipo di autorespiratore era utilizzato dai nostri sub nell’ultima guerra mondiale, era interessante perché, a differenza dei più noti autorespiratori ad aria compressa, non emetteva bolle di sfiato; era tuttavia molto limitato in quanto non poteva essere utilizzato in profondità superiori ai 10/15 metri. I milanesi erano palesemente gratificati dal valore degli oggetti che possedevano e ci informavano sul costo di ogni pezzo; non sapevano che tra di noi c’era Giancarlo che era il proprietario del più noto e fornito negozio per subacquei di Roma. Ovviamente nessuno di noi apprezzava le attrezzature degli amici milanesi, ma erano troppo entusiasti e convinti delle loro scelte per iniziare una discussione tecnica che sarebbe sicuramente finita in polemica: facevamo in nostri complimenti senza porre alcuna obiezione.

Le prime immersioni furono molto deludenti: l’abbondanza di pesce che io ricordavo non c’era più; spesso erano spaventati, solo in profondità c’era un certo movimento, bisognava darsi da fare per fare qualche bella cattura. In compenso la eccezionale limpidezza dell’acqua che gli amici, salvo Giancarlo forse, non avevano mai visto, la bellezza e variabilità dei fondali, i colori, compensarono abbondantemente la difficoltà della pesca. D’altra parte, non si poteva pescare molto pesce: c’era sempre la difficoltà della conservazione; il piccolo acquisto del frigo a gas della sig.ra Concetta non permetteva scorte. Quando andava bene, si regalava un sarago o una cernia al prete o si faceva una abbondante grigliata invitando qualche amico isolano e, spesso anche i nuovi amici bolognesi che si scusavano sempre per non poter contraccambiare, ma rallegravano le serate con la loro chitarra. Questa vacanza in fondo mi piaceva: spesso me ne andavo tra gli scogli bassi, quasi a riva per rincorrere qualche cefalo o meglio spigole; era un tipo di pesca poco impegnativa, ma molto divertente. Lasciavo volentieri lo sforzo di immersioni profonde ai miei amici che comunque ogni tanto facevano belle catture. Qualche volta, mantenendo la promessa, accompagnavo i quattro amici bolognesi nei posti che consideravo più spettacolari: particolarmente piacevole fu la gita in una zona piena di scoglietti emersi e di gallerie subacquee dove si formavano straordinari giochi di luci; io e Lucio, due anni prima avevamo battezzato quel posto “il piccolo paradiso”. 

I ragazzi non si stancavano di fotografare le loro modelle sopra e sotto la superficie dell’acqua: entrambe avevano dei corpi perfetti, ma una in particolare era dotata di una acquaticità rara e di una buona resistenza sott’acqua. Quando le chiesi se volesse fare con me una immersione più profonda per vedere una cernia, non ebbe alcuna esitazione. Io avevo notato la cernia sul fondo di una cigliata vicina, ma non mi ero avvicinato troppo per non spaventarla con l’idea di farla vedere ai miei amici. Andammo tutti e quattro, io scesi per primo con la ragazza più brava che mi accompagnò in verticale nel blu per un po' sino a quando le indicai la sagoma della cernia che si stagliava sul fondo, lontana, ma ben visibile, che guardava nella nostra direzione. La ragazza mi strinse il polso per farmi capire che l’aveva vista e poi, con un ok, ritornò in superficie. Con gli altri non fu altrettanto semplice perché si fermavano troppo in superficie e la cernia, che pure diligentemente stava sempre lì, era appena visibile. Comunque, l’esperienza nuova li aveva tutti entusiasmati, particolarmente felice era la ragazza che si era dimostrata più brava e che aveva visto meglio la cernia. Andai nuovamente a rivedere la cernia: sarebbe stata una bella preda, ma il fatto che tutti i quattro bolognesi mi avevano supplicato di non prenderla mi condizionò sicuramente e, in fondo, questa smania di cattura era molto diminuita in me. Quando scesi la cernia continuava a guardarmi senza scappare: retrocedeva piano verso l’imboccatura della sua tana senza perdermi di vista, ma non sapeva che così sarebbe stato facile colpirla. Provai ad allungare il braccio toccandola quasi con la punta dell’arpione: guizzava a destra e sinistra senza rendersi conto del pericolo; Continuai a stuzzicarla fino all’ultimo residuo di fiato ed infine risalii in superficie. Questo è il classico comportamento di cernie che non sono state mai a contatto con questo essere tutto nero, con una specie di bastone in mano e che non sanno che quel bastone può ucciderle anche da lontano. Mi immersi di nuovo: la cernia, una bella bestia sui dieci chili, era ancora nella sua posizione di attenta difesa e controllava i miei movimenti; questa volta le andai proprio sopra, agitando mani e fucile: finalmente la cernia si intanò nella sua casa; prima di risalire battei con forza il fucile sugli scogli, pensando di creare un ulteriore spavento alla cernia. In superficie lasciai passare una decina di minuti prima di immergermi: vidi la sagoma della cernia da lontano nella solita posizione, ma fu solo per un attimo, perché scomparve quasi subito nel suo riparo ben prima di essere a tiro; guardai con la torcia la spacca dove si era infilata: era una tana sicura, nessuno avrebbe potuto vederla nascosta lì dentro. Risalii soddisfatto, forse la cernia aveva imparato un comportamento più prudente che sarebbe servito per tenerla in vita per qualche anno di più; strano, ma mi sentivo più sereno e contento di me stesso.

Cernia bruna

https://www.colapisci.it/PescItalia/pisces/Perciformi/Serranidi/cernia.htm

C’era qualche novità tra i pesci: erano frequentissimi i pesci pappagallo che due anni prima erano rari: evidentemente le nuove specie arrivavano sempre più con frequenza dal canale di Suez. I cormorani che oggi sono dovunque in Italia, anche sulle acque dolci, cominciavano a comparire a Linosa: uccello quasi nero, dal bel volo planante era stupendo vederlo pescare. Soprattutto nella fase subacquea, sembrava un siluro che agilmente andava a cercarsi le prede anche a parecchi metri di immersione raramente sbagliando il colpo.

Pesce pappagallo mediterraneo (Scaro)

Cormorano

Nel primo viaggio a Linosa avevamo visto molti squali, ma non avevamo l’attrezzatura adatta a tentare una cattura. Così, questa volta, gli amici si erano preparati ad un eventuale incontro. I pochi che vedemmo, sempre da lontano, scappavano rapidamente e non ci diedero alcuna opportunità. Probabilmente anche loro erano spaventati dall’inconsueta ed eccessiva, presenza umana. Poi capitò che, in una zona poca profonda, il richiamo ripetuto e preoccupato di Nino ci portò accanto a lui: sotto di noi, in pochi metri d’acqua, si muoveva lentamente un pescecane di dimensioni per noi mai viste. Anche la struttura era diversa, era largo, quasi grasso, di certo completamente diverso da tutti gli squali conosciuti da noi in Mediterraneo; di sicuro anche lui veniva da qualche mare del sud. Continuò a gironzolare per molti minuti senza mostrare la minima attenzione a noi che lo seguivamo con il nostro sguardo ammirato e timoroso: nessuno di noi propose di prendere in barca i fucili che avevamo preparato per gli squali e così piano, piano l’enorme pescecane se ne andò verso il blu con i suoi lenti movimenti di coda.

Secondo Francesco, che aveva avute informazioni e pettegolezzi dalla moglie Concetta che sapeva più di chiunque altro tutto quello che succedeva nell’isola, i milanesi cenavano spesso con scatolette di tonno e Simmenthal: malgrado l’attrezzatura sofisticata non pescavano un granché. Noi avevamo notato che spesso il loro gommone ci seguiva a distanza e due volte li avevamo trovati a pescare dove eravamo stati il giorno prima: niente di male, ma anche il comportamento a terra era poco amichevole e distaccato. I componenti delle barche degli altri sub, vedendo che noi qualche buona preda la portavamo a riva, ci chiedevano suggerimenti, si informavano sulle tecniche di pesca, avevano capito che la nostra esperienza avrebbero potuto essere di aiuto per loro; tutti, più o meno esclusi i milanesi. 

Due anni prima, il mio compagno di pesca Lucio aveva scoperto una bellissima tana di corvine. Era piuttosto difficile ed era diventata un punto di orgoglio per noi riuscire a prenderne una: era la nostra piccola competizione personale! Avevo fatto conoscere quel posto agli amici di questo viaggio ed avevo trasmesso lo stesso spirito competitivo che animava me e Lucio due anni prima; così, a rotazione, prima di tornare a terra la sera, ci si fermava sulla tana delle corvine e uno di noi quattro si immergeva per tentare la cattura di uno di questi meravigliosi pesci.

La corvina è un pesce poco noto, ma fantastico: si muove nel suo elemento con una eleganza unica, flessuoso e leggero come nessun altro pesce, le sue scaglie di colore bronzo dorato lanciano riflessi luminosi iridescenti. Vive in gruppi non molti numerosi ed è veramente entusiasmante seguire i leggiadri movimenti di tutti i componenti della colonia che si sfiorano tra di loro e si spostano all’unisono. E’ anche un pesce eccellente da un punto di vista gastronomico. E’ persino prezioso, perché alcuni popoli sostenevano che gli otoliti del pesce (che si presentano come due pietruzze di marmo candido traslucido, tritate in polvere sottile), curavano con efficacia alcune malattie. Gli antichi romani, più concretamente, utilizzavano gli otoliti delle corvine per farne gioielli e monili di vario genere; qualche moderno sub, e tra questi vergognosamente ci sono anche io, fa costruire dall’orafo collane da regalare poi alla fidanzata o, più raramente, alla moglie. Le nostre corvine, tutte oltre il kilogrammo di peso, nuotavano lentamente, ben visibili, all’imboccatura della loro tana; non appena compariva il pericolo, nel loro flessuoso andamento entravano in una profonda caverna larga all’inizio, poi sempre più stretta, lontano dalla gittata del fucile. La difficoltà era notevole, perché il sub doveva seguirle, infilarsi quanto più possibile nella buca ed attendere, con la torcia sempre accesa che qualche corvina si avvicinasse venendo a tiro del fucile. Spesso il fiato veniva a mancare, bisognava risalire e rimaneva solo il piacere di aver visto le corvine: io stesso avevo fatto due tentativi a vuoto. Oggi toccava a Giancarlo: si immerse e comparve subito dopo in superficie: “Le corvine non ci sono!” “Possibile? ma sei sicuro? Riprova” dicevamo noi; Giancarlo si immerse altre volte senza darci alcuna informazione, poi, risalendo in barca, confermò che di corvine grosse non ce ne era nemmeno una, era rimasta qualche piccola, niente altro! 

In barca, tornando, eravamo avviliti e perplessi; ognuno cercava di dare la propria spiegazione: forse potevano aver cambiato tana per qualche motivo sconosciuto, o era arrivato un predatore, ma quale? Francesco ipotizzava una ridicola migrazione di corvine. Poi Nino fu colto da un terribile dubbio “Non sarà che è arrivato il milanese col suo respiratore a ossigeno e ha fatto una strage?” “Ma non è possibile una cosa del genere.” “No, sarebbe una roba folle”.

Quando arrivammo al porto i nostri dubbi si dissolsero: esattamente sul nostro punto di attracco, dove Francesco legava la gomena della sua barca c’ era una trista montagnola di una decina di corvine ormai aggredite dalle mosche; infilato tra una corvina e l’altra c’era un biglietto con una scritta appena leggibile sporcata dal muco e dal sangue delle corvine: “MILANO BATTE ROMA 12 A 0”. 

Arrigo Sabbatini

Fortunatamente, come avevamo già anticipato in occasione del racconto precedente, oggi Linosa ricade nell’Area Marina Protetta Isole Pelagie http://www.ampisolepelagie.it/ che comprende le due isole maggiori Lampedusa e Linosa e l’isolotto di Lampione, istituita con decreto ministeriale del 21 ottobre 2002.

PANACEA Isole Pelagie – Autore: Roberto Rinaldi

Il video documentario realizzato nell'ambito del progetto P.A.N.A.C.E.A. Promozione delle Aree Naturali Protette attraverso i Centri di Educazione Ambientale del PO Italia-Malta 2007-2013 è risultato vincitore del Premio "Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare" al Camogli International Marine Reserves Film Festival 2013.


Specie tropicali in ambiente marino, un’allerta per la salute umana

ISPRA rilancia la campagna di informazione.

Nella stagione estiva, con l’aumento esponenziale dei fruitori dell’ambiente marino, è di grande importanza conoscere e saper distinguere le specie marine invasive, in particolare quelle che possono presentare dei pericoli per la salute umana.

L’ISPRA, che da anni studia il fenomeno, rilancia la campagna di allerta sul pesce palla maculato Lagocephalus sceleratus e sul pesce scorpione Pterois mile, due nuovi ospiti tropicali tra i meno desiderati. Il pesce palla maculato, segnalato per la prima volta nelle coste italiane nel settembre 2013, all’interno dell’Area Marina Protetta delle Isole Pelagie, continua ad espandere la sua distribuzione geografica nel mar Mediterraneo.

Il pesce scorpione è una delle specie marine più invasive al mondo. Introdotto accidentalmente in Florida alla fine degli anni ’80, ha invaso tutto il Mar dei Caraibi e buona parte delle coste Atlantiche occidentali, con impatti sulla biodiversità marina costiera, dovuti prevalentemente alla sua formidabile capacità predatoria.

L’ISPRA invita i pescatori, i subacquei ed i gestori delle aree marine protette a segnalare eventuali avvistamenti o catture agli indirizzi alien@isprambiente.it oppure pescepalla@isprambiente.it.

https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2018/08/specie-tropicali-in-ambiente-marino-un2019allerta-per-la-salute-umana

https://www.isprambiente.gov.it/files2018/pubblicazioni/manuali-linee-guida/MLG_168_17_Classificazione_fauna_ittica.pdf

https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2017/04/il-primo-esemplare-di-pesce-scorpione-avvistato-in-acque-italiane


IMMERSIONI SUBACQUEE E DIVING CENTER A LINOSA

Linosa è sempre stata meta turistica per tutti gli appassionati di pesca subacquea e di immersioni subacquee per la straordinaria limpidezza delle sue acque cristalline e per la caleidoscopica varietà dei colori delle sue rocce, delle sue spiagge e dei suoi fondali. Negli ultimi decenni sono nati diversi diving anche a Linosa come il Linosa Blu Diving, fondato nel 1986 dal sommozzatore professionista Guido Caluisi, e il Terraferma Diving Linosa, che offrono ai turisti appassionati immersioni davvero spettacolari. 

Ma l’isola vulcanica di Linosa è altrettanto affascinante per il suo territorio fuori dall’acqua, tanto che gli stessi diving offrono anche escursioni a terra, percorsi guidati di trekking e persino accesso alla biblioteca pubblica per una full immersion nella storia, nella natura e nella cultura locale. 

Molto interessante e direi quasi indispensabile per pianificare una vacanza speciale sull’isola di Linosa è senza dubbio la recente “Guida alle immersioni a Lampedusa, Linosa, Lampione. Il turismo subacqueo nell'arcipelago delle Pelagie” di Giuseppe Mancini, pubblicata da Nutrimenti Mare nel 2015.

Il turismo subacqueo nell'arcipelago delle Pelagie: 28 illustrazioni, 19 siti d'immersione con 30 itinerari, 9 diving center. Notizie su strutture ricettive, ristoranti e attrazioni. La guida fa un'attenta e completa analisi dell'offerta subacquea delle isole Pelagie, prendendo in considerazione i siti d'immersione più suggestivi e rappresentativi. Per ogni sito si descrivono le caratteristiche ambientali, la fauna e la flora, ed è riportata un'illustrazione dettagliata con gli itinerari subacquei consigliati. Inoltre, tutte le notizie utili sui diving center a cui rivolgersi. E, ancora, le note sul territorio, le attrazioni, i ristoranti e le strutture ricettive, dagli hotel più esclusivi ai camping. Una pubblicazione dedicata e pensata per il turista subacqueo e per i suoi accompagnatori non sub, per la loro vacanza all'insegna delle migliori scelte possibili sulla base di ogni personale esigenza, nel mare più caldo e limpido d'Europa.

Condividi 

Così possiamo inviarvi la nostra newsletter.
Per dimostrare che non sei un robot.
Clicca sul link per leggere il nostro avviso legale.
* Campi obbligatori

Lascia il tuo commento
L'indirizzo email non sarà pubblicato.

3 + 1 =
Post più recenti
Categorie
Post precedente Post successivo