L'uomo e il delfino: un amore lungo due rotte parallele

18 di Marzo, 2021 - Mari e fiumi - Commento -

a cura di Valentina Cornacchione. Fotografie di Valentina Cornacchione, Claudio Sisto e Leandro Stanzani.

Curiosità, diversità tra specie e interazioni con l'uomo

Nonostante nell'immaginario comune il delfino per antonomasia sia il famoso Tursiope, non esiste IL delfino per eccellenza, ma esistono delfini più “a portata d'uomo” e delfini molto più schivi ma altrettanto affascinanti ed interessanti. Perché?

Inclinazioni comportamentali, habitat e dieta possono aiutarci a far chiarezza.

Portiamo a confronto due specie di delfino: il Tursiope e la Stenella striata. Per presentarli iniziamo a comprendere i loro nomi:

etimologicamente parlando Tursiope deriva dal latino Tursio, nome di un animale marino simile al delfino, e il suffisso greco -ops che significa “dalla faccia di”. Quindi sarebbe “dalla faccia di Tursio”; truncatus per indicare il suo rostro più tozzo rispetto a quello più slanciato del delfino comune e della Stenella striata.

Quest'ultima, la Stenella coeruleoalba, si chiama così per via del suo corpo stretto e affusolato, infatti in greco “stenós” significa stretto mentre “coeruleoalba” indica la sua colorazione principale: dal latino “caeruleus” (azzurro) e "albus" (bianco).


A sinistra: due Tursiopi. A destra: Stenella Striata. Fotografie di Leandro Stanzani 


Entrambi gli odontoceti appartengono alla stessa famiglia (delfinidi), ma hanno stili di vita diversi. 

Il Tursiope è il delfino più blasonato nelle pubblicità e nei delfinari per la sua spiccata propensione ad interagire con l'essere umano e per il suo habitat relativamente vicino alla terra ferma, infatti alcuni tipi di Tursiope prediligono vivere lungo la zona costiera cibandosi di pesci ed invertebrati. Qui la prima differenza con la Stenella: nonostante sia il cetaceo che più frequentemente viene a farsi spingere dall’onda di prua della barca e si diverta a seguirne la scia, è un animale molto timido e schivo se l'uomo decide di immergersi nei suoi paraggi.  Essa, pur vivendo in tutti i mari tropicali e temperati del mondo (Mediterraneo compreso), se vive vicino alle coste sceglie comunque luoghi con acque profonde. Si ciba principalmente di cefalopodi (calamari e polpi), crostacei e pesci ossei. Addirittura, in base al tipo di pesce ritrovato nello stomaco della Stenella, si è dedotto che può spingersi anche fino a centinaia di metri di profondità per alimentarsi.

I delfini si muovono in gruppo, che può essere classificato secondo diversi parametri: età, sesso o stato sociale. Il Tursiope vive in gruppi più “ristretti”, in media 5-10 individui, la cosiddetta “unità sociale fondamentale”. Il cuore del gruppo è rappresentato da femmine adulte con i rispettivi piccoli. Con il sopraggiungere della maturità sessuale i giovani creano dei gruppi misti. Infatti inizialmente le femmine andranno a ricongiungersi con il gruppo familiare d'origine, mentre i maschi andranno a formare un legame solido con un altro maschio coetaneo per poi unirsi al gruppo di femmine durante il periodo riproduttivo. Tra le molteplici interazioni sociali, una delle più importanti è l'abitudine a cacciare in gruppo. La Stenella vive in gruppi più numerosi composti da 25-1000 esemplari e raramente si associano con altri animali come balene e delfini di altre specie. 

Nonostante il legame atavico che si è instaurato nel tempo tra l'uomo e il delfino, paradossalmente il pericolo maggiore viene proprio dall'uomo. Viene visto ancora come alimento, come minaccia per la pesca o come animale per acquari nei quali spesso, nonostante durante gli spettacoli il pubblico può vedere, conoscere e anche affezionarsi a questo animale, quest'ultimo vive a volte una condizione di stress.

In foto: bambini che ammirano un delfino Tursiope nel delfinario. Fotografie di Valentina Cornacchione


Se avvistiamo un gruppo di delfini (di qualsiasi tipo esso sia) in mare aperto, ci sono delle accortezze da tenere a mente:

- se si è in barca, mantenersi a distanza e a velocità costante in attesa che eventualmente vengano a “cavalcare” l’onda di prua, in direzione parallela alla loro e mai perpendicolare. Non urlare o fare chiasso per attirare la loro attenzione. Se il delfino vorrà interagire sarà lui ad avvicinarsi. Come reazione al disturbo può allontanarsi, dare colpi di coda alla superficie o immergersi.

- nel caso in cui si è in immersione e un delfino si avvicina a tal punto da concederci un contatto fisico, è preferibile non toccarli o al massimo limitarsi a tendere il palmo aperto e appoggiarlo delicatamente sul rostro, senza accarezzarlo energicamente lungo il corpo (anche se comprendo che la tentazione di coccolarlo è tanta). Il motivo è semplice: la sua pelle è ricoperta da un particolare muco che fa da barriera tra il corpo e gli agenti esterni, oltre a favorirne lo scivolamento in acqua. Se si danneggiasse questo strato protettivo la pelle del delfino ne risentirebbe. Inoltre molti microbi che vivono normalmente sulle nostre mani per loro possono rappresentare un serio rischio per la vita. 

In ogni caso, visto che non si sa mai cosa sta succedendo sott'acqua, se i delfini stanno nel mezzo di una battuta di caccia, se ci sono delle mamme con i piccoli o se sono nella fase di accoppiamento, avventurarsi tra di loro è comunque pericoloso e di disturbo.

In foto: gruppo di Tursiopi in mare aperto, al largo dell'Isola di Ponza. Fotografie di Claudio Sisto


I delfini sono in grado di riconoscere i volti umani, di intuire e comprendere il nostro linguaggio e stato d'animo tramite gesti e toni di voce, possono legarsi all'essere umano affettuosamente. Proprio per questo, nonostante la loro prorompente energia e agilità, sono animali così delicati. Conoscerli, farsi ammaliare dal loro mondo, rispettarli e proteggerli è l'obiettivo da raggiungere e divulgare a più persone possibili. Solo così svilupperemo dell'amore sano verso la specie marina e il mare, un'amore disinteressato come quello di cui parlava Plutarco proprio riferendosi al delfino:

“Nel delfino soltanto si trova, in relazione all’uomo, quella cosa che vanno cercando tutti i migliori filosofi, ovvero l’amore disinteressato. Questo animale, infatti, non ha bisogno di ricevere nulla dagli umani e, dal canto suo, nei confronti di tutti gli uomini mostra la sua benevolenza e amicizia, e molte persone ha soccorso in passato.”

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