Mestre! Usate il buon senso, questo è il suo messaggio.

13 di Settembre, 2021 - Apnea - Commento -

foto da Calci Web

Massimiliano De Cristofaro 13/09/2021

La storia Audrey Mestre, compagna del grande Pipin (Francisco Ferreras) è raccontata nel libro “Nel blu profondo: una storia di amore e ossessione” (per chi volesse leggero: ISBN 88-04-53013-8). 

 Oggi racconto alcuni aspetti questa storia che possono, anzi, che devono far riflettere. 

La bellissima sirena francese nasce nel 1974, appassionata di biologia marina e apnea, specializzanda in “blood shift“, nel 1996 s’imbatte nel grande "Pipín" e diventa sua moglie nel 1999, per poi divenire un'atleta di livello mondiale nella disciplina sportiva che le porterà via la vita in un tragico incidente accaduto nel mare della Repubblica Domenicana nel 2002. 

Una donna che sfidò se stessa arrivando a toccare la profondità di - 80 metri in assetto variabile assoluto, poi di -115 in tandem, poi a -125 metri in assetto variabile ed ancora i -171 metri in assetto variabile assoluto che le furono fatali. 

Un problema, un difetto, una maledetta insufficienza dell’attrezzatura -nello specifico- al pallone di risalita, da -171 metri le impedisce un corretto ritorno in superficie. 

La sua presenza in acqua in apnea si prolunga per otto lunghissimi, infiniti, fatali minuti e mezzo …Audrey viene presa in superfice già priva di sensi e poco dopo sarà dichiarata morta in ospedale.

Terribile. 

Io ho assistito -quasi in diretta- alla sua prestazione di apnea “freediving no limit”, fu un evento che allora aspettavamo in molti. 

Ero attaccato ad una tv satellitare e il filmato veniva trasmesso in differita di qualche minuto.

Eccola, lei è li, sopra la sua testa nuvole cupe, un cielo plumbeo , lei era al pelo dell’acqua, sorridente e bellissima come sempre, ok, ci siamo, un respiro profondissimo, scompare, era scesa, scendeva, scendeva, Audrey scendeva, poi si vedeva solo una sagoma e poi solo il blu, tanto blu, io non avrei avuto lo stesso coraggio. 

Uno strappo e la pesante zavorra si inabissò per ben meno centosettantuno metri trascinando giù nel buio una grande donna, una grande atleta. 

È arrivata. 

È giu. 

Ce l’ha fatta, -171 metri! Ma cosa fa? Perché non risale? Abbiamo atteso molto la sua risalita.

Troppo. 

Qualcosa è andato storto. 

Troppo tempo. 

Troppo, troppo tempo, dov’è il sommozzatore di soccorso? Qualcosa non va. 

Poi delle grosse bolle, sono pratico delle bolle, sono troppe, qualcuno sta facendo manovre d’emergenza in profondità, ma cosa è successo, e Audrey? 

Dov’è Audrey? 

Dio mio no, l’ho vista di nuovo in superfice dopo più di otto minuti di apnea con quella muta gialla e nera, era priva di sensi, Audrey non c’era già più. 

Ricordo che rimasi scioccato! Incredulo! Com’era potuto succedere? Ma cosa è successo esattamente? Com’è possibile che Audrey, la moglie di Pipin, abbia avuto un incidente subacqueo?

Pipin Ferreras, l’uomo pesce degli oltre 42 record mondiali di immersione in apnea ha permesso che un incidente gli portasse via sua moglie! 

Non ci credo! Ebbene si, Audrey Mestre non ha colpe se non quella di essere una appassionata di apnea, di essere brava nell’apnea e di essere la moglie di Pipin! 

Qual è il mio messaggio di oggi? 

Semplice, la sicurezza. Possiamo chiederci perché in quel record mondiale così blasonato non c'erano i sommozzatori di sicurezza alle profondità di -25 e -30, a -70, a -100 e a -120 e -130 metri?

Sappiamo che, di fatto, c'erano soltanto il grande Pascal Bernabé a -171 con autorespiratore Trimix (recordman con il Trimix per una profondità massima di -330 metri nel 2005 a Propriano in Corsica), un sommozzatore con ARA a ben -80 / -90 metri (un certo Wiky con ARA …da pazzi) un sub locale a -60 e infine l'apneista Tata (amico Cubano di Pipin), Matt e Pipin in superficie? 

Perché Pipin è dovuto scendere di persona per recuperare Audrey? 

Gli ultimi metri di un apneista verso la superfice sono i più spaventosi, i più rischiosi, l’atleta è sfinito e il cervello in certe occasioni, così stressato può addirittura “spegnersi” senza reazione. 

Un blackout emozionale, un vero e proprio knockout per trattenere le ultime molecole di ossigeno rimaste a disposizione che fanno la differenza fra la vita e la morte. 

Ora Audrey è a -170 metri, è viva ma non ha forze, il pallone non schizza su, se qualcuno non la fa risalire e poi la tira su in tempo è morta …e così è andata! 

L’organizzazione dislocata per il record lo sapeva che c’era un problema a monte ma ha lasciato correre. 

E si, la sicurezza aveva un buco enorme già centrato, mancava un uomo, anzi, più d’uno, si sapeva.

Dov’è il sommozzatore di assistenza tra i -90 e i -170 metri? 

Abbiamo 80 metri scoperti, abbiamo 80 metri che pesano come un macigno su Audrey, una corsia della morte libera fra -80 metri e -170 metri, vuoti, senza alcuna garanzia di appoggio. 

Questo ruolo di profondista era di Cedric, il subacqueo ombra di Audrey purtroppo morto proprio durante un’immersione qualche mese prima. Carlos Serra, manager a cui era affidata l’organizzazione disse che era necessario un uomo nel lungo tratto scoperto però poi l’ego e il professionismo hanno avuto la meglio: “…in quel punto sono rari gli incidenti” si disse a gran voce e in coro. 

Mentre si discuteva fra i -170 e i -171 di Audrey e la follia agonistica di Pipin dei -200 l’idea di sostituire Cedric li innervosiva, sarebbe stato come infrangere qualcosa di liturgico, non si poteva invadere lo spazio di Cedric e poi, “…in quel punto sono rari gli incidenti!” Le -fin da subito- evidenti carenze organizzative hanno portato via una donna fantastica, un atleta straordinaria e un pezzo di cuore di ognuno di noi che era attento e pronto ad applaudire un nuovo record. 

Ma non c’era il fior fiore dei professionisti? 

Si, proprio per questo possono coesistere le carenze proprio perché c’è troppa sicurezza in testa, troppa saccenza, troppo ego. 

Pipin è sempre stato pieno di se, narcisita, spregiudicato, arrogante, invincibile, aggressivo a volte irresponsabile, mi domando, perché ha fatto tentare il record ad Audrey in condizioni meteorologiche avverse? 

Non era la sua pelle quella. 

Pipin, l’uomo della santeria, sembra avere sei morti sulle spalle a causa del suo ego maledetto… Meno di trenta minuti prima Audrey si dice stesse piangendo e riflettendo sulla possibilità di lasciare suo marito Pipin, poi compie per lui un’impresa che richiede la massima concentrazione possibile. 

Abbiamo già letto che i pensieri negativi sono un elemento di disturbo agonistico. 

Audrey scende al 57mo piano sott’acqua grazie ad una slitta zavorrata che scivola veloce lungo un cavo verticale verso la base fissata a -171 metri. 

Una volta arrivata avrebbe dovuto sganciare la sezione inferiore della slitta (zavorra) e si proietta come un missile verso la superficie riempiendo d’aria un pallone collegato alla parte superiore della slitta. 

Questa manovra viene eseguita -in questo caso a -171 metri- da una donna provata e grazie ad una bombola piena di aria compressa (simile a quelle usate per l’immersione con autorespiratore) che poi risulterà essere praticamente …vuota! (Forse?) Viviamo -in minima parte- l’esperienza di Audrey, leggendola. 

Un respiro profondo, chiudi gli occhi e …. Go! Slitta sganciata, si scende! La resistenza della pressione idrostatica impone al corpo una vera e propria verso l’abisso, questa vera e propria agonia è corredata dall’apnea. 

Non puoi respirare, ovviamente, finché non raggiungi i -171 e i +171 metri, ovvero, andata e ritorno senza respirare. 

Sul fondo a -171 metri la pressione ti schiaccia, sei a +18 atmosfere, ovvero a +18,3549 chilogrammi forza su ogni centimetro quadrato della tua pelle esposto all’acqua, quindi devi resistere alla terribile pressione dell’acqua, i due polmoni saranno compressi alle dimensioni di un’arancia e le orecchie sono pronte a implodere e poi scoppiare, tutto fa paura, non c’è nulla li sotto, buio e assenza di rumori. 

Il rumore del silenzio a -171 metri è assordante. 

foto da internet 

Poi dobbiamo calcolare il grado geotermico, la bassa temperatura dell’acqua che varia ogni 100 metri di profondità, l’aspetto psicologico, quello psicofisico e reggere “botta” prima che il corpo collassi” ma manca ancora una fase, i 57 piani verso l’alto del grattacelo! 

Terribile, non posso immaginare cosa si provi dato che la mia esperienza di apneista si ferma ad una soglia assoluta dei -33 metri laddove mi sono ripromesso di non tornare mai più senza bombole!

Lei era li a -171 metri pronta a risalire, vittoriosa. 

Ricapitoliamo con una cronistoria attenta ciò che è già di pubblico dominio… Audrey non era psicologicamente pronta quel giorno, ma fu fatta scendere (voglio ricordare che Audrey era una ragazza con due tentativi di suicidio alle spalle, profondamente infelice, fragile e, soprattutto, manipolabile.) 

Le condizioni climatiche non erano le più adatte per quel record. Il diametro del cavo utilizzato era più sottile del solito. 

La zavorra era sottodimensionata. 

La boccola di teflon deputata alla riduzione dell’attrito tra slitta e cavo guida era rimasta danneggiata in una prova. 

La combinazione cavo+zavorra+alettoni posti sulla slitta per evitare la sua cavitazione ha accentuato il movimento del cavo sul fondo a -171 metri. 

Il pallone di risalita non si sarebbe gonfiato a sufficienza. ll report dell’IAFD del 2003 apparì del tutto insoddisfacente perché in parole povere una combinazione di fattori aveva portato alla morte della giovane Audrey, morta a causa di (testuali): “Un evento tragico ma imprevedibile”. 

L’ ex presidente IAFD Ricardo Hernandez mosse accuse gravissime a carico di Carlos Serra (all’epoca presidente IAFD) e a Francisco Ferreras, accuse che gli costarono a sua volta una forte azione legale di ritorno, tuttavia, in una storia così controversa ho sempre creduto che mai il mondo avrebbe saputo la verità vera di quel maledetto incidente invece poi è uscito un altro libro intitolato “The Last Attempt “ scritto da Carlos Serra che non lascia alcuna immaginazione al lettore (ISBN: 1-4257-3839-7 / 1-4257-3840-0). 

Ho voluto ricordare la memoria di una bellissima donna, dell’ego di un compagno arrogante e irriverente, di uno staff che non ha preso le decisioni adeguate ad un record di tale importanza e rischio e nel contempo, voglio ricordare a tutti noi che la spavalderia si paga. 

Si paga con la coscienza e anche con la vita. Usate la testa. 

Non rischiate la vita inutilmente. 

Seguite il vostro istinto e mettetelo in discussione quando c’è la vita di mezzo, o peggio, la possibilità della morte, specialmente se siete responsabili della vita di qualcuno. 

Dopo tutto questo racconto, terribile e dolcissimo se vogliamo, vi lascio con una frase che disse Audrey durante un intervista. 

- Audrey cosa pensa di Pipin, il suo maestro e marito? - Pipin è un maestro eccezionale ti insegna tutto, ma veramente tutto senza segreti e non dimentica mai la sicurezza. Sott'acqua non ha mai avuto attimi di esitazione né provato paura 

Meditate gente … Per chi volesse vedere il video del tragico evento https://www.youtube.com/watch?v=zQgickLIFUk


foto da internet

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