Metta in mare la mia barca!

04 di Novembre, 2020 - Racconti di mare - Commento -

Quei fantastici anni '80

Metta in mare la mia barca!

Oggi voglio raccontare una piccola serie di episodi che normalmente accadevano alla darsena, che poco hanno a che fare con la subacquea ma caratterizzavano le nostre giornate estive facendole diventare più allegre di quello che già fossero.

Lavorare in una darsena per la piccola navigazione come ormeggiatore-sommozzatore, almeno per me era uno spasso. Incontravi sempre persone nuove ad ogni “stagione” (periodo da maggio a settembre ndr), dalla famigliola mite che passava le sue vacanze al mare nel piccolo appartamento acquistato a suon di cambiali o mutui dalle date di scadenza infinite, o dal tipo che passava la sua estate avanti ed indietro con la macchina da Roma a Nettuno, percorrendo tanti chilometri quanti se percorrerebbero per andare su Marte e tornare indietro.

Insomma i nostri soci clienti erano una variegata moltitudine di espressioni sociali degli anni 80. la maggiore attività ovviamente si aveva il mese di Agosto, quando le dovute ferie colpivano tutti i settori ed il litorale si riempiva triplicando le presenze nella ridente cittadina della provincia di Roma.

Per noi cominciava il periodo sicuramente più stancante ma quello più bello dal punto di vista culturale, poiché venivamo sottoposti alla visione e all'ascolto di “stranezze” da cui poteva nascere un libro.

Dai subacquei improvvisati che si presentavano con bombole del gas GPL vuote e volevano caricarle ad aria attraverso una loro modifica per assicurarsi una scorta d'aria fatta in casa, oppure dal proprietario di imbarcazione di metri 2 che pretendeva il varo anche se il mare in quel momento fosse in tempesta. Accampava il diritto che lui fosse in ferie e doveva assolutamente andar per mare, se pur consapevole del pericolo.

Il cliente ha sempre ragione e noi mettevamo in acqua il suo veliero maestoso: tempo di salire, prendere i remi in mano e trovarsi rovesciato e pieno d'acqua con il pranzo al sacco disperso per tutto il bagnasciuga, martoriato dai cavalloni che ingrati scocciavano a riva le sue aspirazioni avventuristiche.

Ho visto macchine inabissarsi nel porticciolo per la cocciutaggine domenicale del impiegato statale, che aveva letto libri tutto l'inverno su come si mette in mare una barca. Lo sventurato “esperto” posizionava la sua vettura con carrello annesso e barca sopra (il carrello), non volendo aspettare il suo turno dove il nostro trattore prelevasse il carrello portabarca ed accompagnasse il tutto verso l'acqua in modo sicuro, posizionava la sua vettura sullo scivolo di varo pieno di alghe viscide che accompagnavano la barca carrello e la barca in un unico tuffo.

Oppure gli esperti di pesca che vedevi solo per due volte, il primo agosto ed il 31, ovvero passavano un mese sulla loro barchetta ventiquattro ore su ventiquattro pescando come non ci fosse un domani.

Insomma era uno spasso ogni giorno, quelle ore a volte pesanti per il caldo ed il sole a picco, venivano allietate da ogni sorta di umanità che forse oggi è scomparsa e si è chiusa in un egoismo culturale marittimo, dove la barca la tieni ormeggiata in anonimi ripari, da dove si salpa e si torna senza un contatto sociale con chi gestisce il rimessaggio.

Claudio Sisto 

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