Mi chiamo Sebastian Colnaghi, ho 21 anni e...

11 di Aprile, 2022 - Racconti di mare - Commento -

Sebastian Colnaghi

... Ho 21 anni e la fortuna di vivere a Siracusa, una delle più belle città marinare della Sicilia.

Il mare mi ha attratto sin da bambino, potrei dire che mi ha completamente avvolto scolpendo nel mio cuore emozioni e profumi unici.

Ho imparato a nuotare in estate nelle acque del golfo di Fontane Bianche dove trascorrevo le vacanze assieme ai miei genitori: seppure a pochi metri dalla riva ho iniziato ad immergermi con la maschera e ad esplorare i fondali e scoprire il mondo marino.



Nonostante fossi piccolo avvertivo un’attrazione molto forte, quello che oggi potrei definire il bisogno inconscio di scomparire dal mondo terrestre e immergendomi diventare un pesce.

Osservare i pesci e tutti gli altri abitanti marini mi proiettava, ieri come oggi, in un sogno, in un mondo diverso e fantastico che è quello nel quale entriamo quando ci immergiamo.

Ho scoperto l’apnea all’età di 15 anni. Ho iniziato a fare immersioni subacquee nel Centro Diving di Ognina, una località marinara che sorge nei pressi di Fontane Bianche.

Ho iniziato nella piena convinzione di volere cimentarmi in uno sport che mi permettesse di conoscere ancora più da vicino le bellezze nascoste nei fondali marini.

 Ho seguito un corso e preso il mio brevetto di primo grado di apnea. Poi sono andato avanti, ho preso il secondo grado e mi sono lanciato nel mondo dell’autorespiratore prendendomi il primo grado (OWD N.D.R).

In questo modo ho imparato le tecniche e ciò mi ha permesso di scendere in sicurezza ancora più in profondità per esplorare l’ecosistema marino.



Ricordo ancora con viva emozione la mia prima immersione con le bombole.

Siamo partiti una mattina di agosto all’alba con un gommone e arrivati nella zona via all’immersione.

Un’esperienza unica ed un momento che avevo fortemente desiderato.

E’ stato come se vivessi il mare sin dalle viscere.

I pesci incuriositi si avvicinavano ed io fermo per non spaventarli e metterli in fuga.

E’ stata l’occasione per vedere da vicino grotte, madrepore, aragoste, coralli che fino a quel momento avevo visto soltanto nei documentari.

Pieno di entusiasmo mi sono prefissato degli obiettivi, uno fra tutti: scendere a meno venti metri di profondità nell’Area della riserva marina del Plemmirio dove si trova una statua in bronzo che riproduce una sirena, realizzata dallo scultore contemporaneo italiano Pietro Marchese nel 2008 in memoria dell’apneista Rossana Maiorca, figlia del leggendario Enzo Maiorca, noto per essere stato il primo uomo a toccare in apnea la soglia dei 100 metri, scomparsa prematuramente nel 2005 colpita da un male incurabile.

Dopo il primo brevetto, avendo imparato tantissime tecniche, ero in grado di arrivare a toccarla in apnea.

Durante le immersioni non ho soltanto potuto ammirare le bellezze dei fondali ma mi sono imbattuto anche nei rifiuti e soprattutto nella plastica di cui il mare purtroppo ne è pieno.

Così negli ultimi anni ho deciso di organizzare nella mia città giornate ecologiche finalizzata alla bonifica delle spiagge.

La soddisfazione più grande sta nel fatto che quella plastica che è stata tolta dagli arenili da centinaia di volontari, in particolare giovani, che hanno aderito all’iniziativa, non è tornata più in mare e non ha così potuto arrecare ulteriore danno all’ecosistema marino.

Tornando alle immersioni, fra tante gioie non sono mancati anche i dolori.

A luglio del 2018 con il mio amico e compagno di immersioni Daniele Ianniello ho deciso di spingermi oltre: sentivo di essere pronto per battere il mio nuovo record personale.

Così, partendo dal punto del Geronimo, nell’Area marina protetta Plemmirio, dopo alcune immersioni di riscaldamento, ho scelto di immergermi in un punto dove non si vedeva neanche il fondo.

Sono arrivato a circa 23 metri ma non sono più riuscito a compensare e vedendo che mancavano pochi metri per toccare il fondo ho deciso di scendere ulteriormente: è stato un grave errore che nessuno dovrebbe mai fare!

Arrivato sul fondo il profondimetro segnava la profondità di 25,8. Ad un certo punto ho sentito un colpo nell’orecchio, l’acqua che mi entrava e in un battibaleno ero già stordito senza capire più nulla.



L’istinto mi ha fatto risalire in superficie muovevo velocemente le mie pinne ma non ero molto lucido.

Fortunatamente il mio amico Daniele capendo che c’era qualcosa che non andava è sceso a recuperarmi afferrandomi dalle cavità ascellari e tirandomi su.

Arrivati in superficie mi ha tolto la maschera e ci sono voluti alcuni minuti per riprendermi, mi usciva sangue dall’orecchio destro e da lì ho capito che il timpano si era bucato.

Daniele mi ha salvato la vita: non so se trovandomi da solo in quella situazione sarei riuscito a sopravvivere oppure sarei annegato.

Questa esperienza che non auguro a nessuno mi ha insegnato che in ogni immersione in apnea, bassa o profonda che sia, bisogna rispettare una delle regole fondamentali: avere sempre un compagno affidabile pronto ad aiutare in caso di difficoltà.

Adesso tutto è passato, i medici hanno accertato che, grazie alle cure, il mio timpano si è rimarginato, mi è rimasto un po' di timore che mi induce ad avere maggiore prudenza ed accortezza.

Ogni esplorazione, sia in mare che in terra, va fatta con accortezza.

Nessuna improvvisazione ma massimo rispetto della natura e delle proprie capacità personali


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